Matricole/ Yoox debutta sul listino italiano e interrompe un’attesa durata 20 mesi. Ecco cosa dovete sapere
Ci son voluti 20 mesi, ma alla fine il mercato delle Ipo italiane torna a registrare un debutto, quello della piccola Yoox, gruppo specializzato nella vendita di capi d’abbigliamento online nato nel marzo del 2000 da un’idea di Federico Marchetti (ex analista e banker con una carriera di consulente strategico per vari marchi della moda italiana e statunitense), che ha fissato a 4,3 euro il prezzo delle azioni ordinarie nell’ambito dell’Offerta pubblica e dell’Offerta istituzionale rivolta a investitori istituzionali in Italia e all’estero e che si prepara a sbarcare sul listino italiano dal prossimo 3 dicembre.
Un prezzo che pare confermare il discreto interesse registrato nel corso del road show, visto che la forchetta indicativa era stata fissata a 3,6-4,5 euro per azione. L’operazione ha visto il collocamento di 24,33 milioni di azioni, di cui solo 6,24 milioni derivanti da aumento di capitale, mentre gli altri 18,09 milioni sono stati ceduti dagli attuali azionisti (oltre a Marchetti, col 25%, nel capitale di Yoox figuravano finora i fondi Kiwi, di Elserino Piol, 360 Capital Partners e Balderton).
Se venisse come probabile esercitata anche la greenshoe (altri 3,65 milioni di azioni circa messe in vendita dai soci) sul mercato potrebbero sbarcare poco meno di 28 milioni di azioni, per una capitalizzazione attorno ai 120 milioni di euro con un flottante che a quel punto risulterebbe pari al 55,5% del capitale (ovvero al 48,3% se la greenshoe non fosse in alcun modo esercitata).
La società sarebbe dunque contendibile, tanto più che per i fondi d’investimento il periodo di lock-up (in cui non si possono alienare i titoli) dura solo sei mesi, contro i 12-24 mesi di quello del management. Yoox è dunque un possibile “bocconcino appetitoso” per qualche concorrente di maggiori dimensioni? Se guardiamo al mercato delle vendite al dettaglio online per il settore abbigliamento come descritto nel prospetto informativo di Yoox, sono almeno tre i paesi interessanti: Stati Uniti (18,2 miliardi di euro di fatturato nel 2008, 23,7 quelli previsti per il 2010), la Gran Bretagna (5,7 miliardi nel 2008, 6,7 previsti nel 2010) e la Germania (3,9 e 4,7 miliardi rispettivamente).
Mercati, si noti, che viaggeranno da qui al 2012, se le stime (di Forrester Research) indicate nel prospetto risulteranno corrette, ad un tasso di crescita media rispettivamente del 10,4%, dell’8,8% e dell’8,9%. L’Italia, dove le vendite online di capi d’abbigliamento non hanno superato i 200 milioni di euro lo scorso anno (ma si prevede possano raddoppiare entro il 2010 per poi arrivare al mezzo miliardo nel 2012), dovrebbe invece crescere mediamente del 20,2% all’anno.
Approfittare di un momento di incertezza del settore moda/abbigliamento italiano e scommettere sulla sempre maggiore diffusione e abitudine all’utilizzo del web anche per gli acquisti potrebbe dunque essere una scommessa sensata, specialmente per un’azienda statunitense, britannica o tedesca. Dei competitor che Yoox cita nel prospetto Asos opera principalmente in Gran Bretagna, Dress-for-less in Germania, Net-à-Porter in Gran Bretagna e negli Usa, Bluefly, Overstock.com, eBags, Gsi Commerce (e Amazon.com) negli Usa.
Asos è quotata sul listino di Londra con una capitalizzazione attorno ai 332,7 milioni di sterline (circa 300 milioni di euro) Blufly e Overstock.com sono quotate sul Nasdaq con una capitalizzazione rispettivamente di circa 33,6 milioni e di quasi 334 milioni di dollari, eBags vede invece tra i suoi partners la società di venture capital Benchmark Capital e la banca d’affari Goldman Sachs, Dress-for-less dal 2007 vede come socio di riferimento la società di private equity Palamon Capital Partners (in Italia noto per essere stato azionista di Teamsystem prima di cederne il controllo a Bain Capital e per aver tentato inutilmente di entrare nel capitale de I Viaggi del Ventaglio nel 2006).
Come si vede il quadro del settore è variegato e possibili “cacciatori” non mancano, come peraltro non è da escludere l’eventualità opposta, ossia che sia proprio Yoox a rilevare qualche concorrente, anche se durante il road show il management è apparso molto prudente su questo punto e pur non escludendo novità ha precisato che questo genere di operazioni non assorbirà troppe risorse.
Tra le incertezze a cui resta esposto il business di Yoox (che presenta un indebitamento netto verso il sistema creditizio di soli 16,35 milioni di euro e una buona solidità patrimoniale, con una leva, ossia un rapporto indebitamento finanziario netto/patrimonio netto, pari a 0,85) vi sono l’andamento del cambio euro/dollaro (i ricavi realizzati in Nord America sfioravano il 15% del totale a fine giugno, contro il 49,8% dell’Europa e il 27,6% dell’Italia), il possibile rincaro dei costi di trasporto (saliti all’11,3% dei ricavi netti già a fine 2007) e più in generale la a complessità legata al dimensionamento del magazzino per il multi marca (a fine giugno scorso le rimanenze di magazzino erano in crescita del 12,4% rispetto all’anno precedente, a 43,5 milioni di euro).
Il business sviluppato da Marchetti, insomma, non ha molto a che vedere con i “miracoli” annunciati da certa “new economy” della fine del secolo scorso e poi puntualmente smentiti alla prova dei fatti, ma appare piuttosto solido e interessante, per quanto non privo di rischi sia sotto il profilo industriale sia finanziario. Scommettere su di esso vuol dire scommettere sulla ripresa economica e sull’appeal del “made in Italy”, oltre che sulle capacità del gruppo dirigente di far ulteriormente crescere l’azienda.
Luca Spoldi



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