Manager/ Cupellaro ad Affari: io, Scaroni-boy, bravo come Profumo

Sabato, 2 ottobre 2010 - 09:00:00

roberto cupellaro
Roberto Cupellaro
Affaritaliani.it l'ha segnalato (per gioco ma non del tutto) come uno dei possibili successori di Alessandro Profumo e i media nazionali e locali gli hanno subito puntato addosso i riflettori. Ma sembra che a Roma il giovane Scaroni-boy che ha già rivoluzionato l'utility veneta abbia già attirato l'attenzione. Stiamo parlando di Roberto Cupellaro, direttore generale di Etra, la multiutility che gestisce il servizio idrico integrato, il servizio rifiuti , il gas e l’energia elettrica  nel territorio del Bassanese e della Provincia di Padova in 75 comuni e per 700mila cittadini, che senza false modestie non disdegna di ammettere di sentirsene in grado.

E il suo curriculum lo dimostra: ingegnere, master in Business Administration alla Bocconi di Milano, ha svolto numerosi incarichi manageriali in Italia e all'estero per il gruppo britannico Pilkington, dove ha lavorato al fianco di Paolo Scaroni, oltre ad essere stato direttore generale di una società internet con la quale ha ricevuto il premio come manager dell'anno 2001 per la new economy.

Ma la sua vera vocazione resta legata al mondo dell'energia. Che poi è strettamente connesso a quello della finanza, come spiega ad Affaritaliani.it lo stesso Cupellaro.

 

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L'INTERVISTA 

L'editoriale di Affaritaliani.it che un po' provocatoriamente la proponeva successore di Profumo in Unicredit, ha attirato l'attenzione di tutti, media e addetti ai lavori. Lei ci andrebbe a guidare Piazza Cordusio?
"A me piacerebbe tanto continuare a lavorare nel mondo dell'energia, degli investimenti e della finanza. Perché energia e finanza sono molto, molto legate. Però la professionalità per andare a gestire una grande banca credo di averla, anche se non ho mai lavorato direttamente in un istituto di credito. Le mie esperienze lavorative plurisettoriali mi hanno sempre posto davanti a nuove ed impegnative sfide alle quali ho sempre fronte con grande entusiasmo e professionalità raggiungendo sempre ottimi risultati. Ma comunque l'energia e la finanza sono proprio l'obiettivo che mi sono preposto".

Quindi lascerebbe il Veneto.
"Adoro vivere e lavorare in Veneto ma un manager deve essere sempre pronto e disponibile a trasferirsi dove interessanti opportunità lo conducono. Quindi sì".

Paolo Scaroni, che è appena diventato anche vicepresidente del Lse, è stato uno dei suoi maestri. Si riconosce nella figura dello Scaroni-boy, giovane manager di profilo internazionale...
"Assolutamente sì. A parte l'Mba fatto alla Bocconi, nella parte internazionale, per sei anni ho lavorato a livello europeo, in una multinazionale, la Pilkington, che all'epoca era quotata a Londra. Insomma, lo stampo del manager europeo ce l'ho, ho la mentalità europea. Pc portatile, aereo e… viaggiare. Per me è stato poi fondamentale Professione manager, il libro di formazione scritto nell'85 proprio da Scaroni e dal direttore di Affari, Angelo Maria Perrino, una bibbia per tanti top manager. E' il testo su cui mi sono formato e che ha cambiato la mia vita, la mia impostazione e la mia strategia".

E questo essere un manager internazionale un plus sempre più riconosciuto. Anche dai politici?
"Certo. Il dottor Scaroni è uno degli esempi: è un manager anglosassone, di profilo internazionale a cui tutti ci ispiriamo. Ma la politica deve fare un passo indietro e lasciare che i manager gestiscano le aziende. A loro tocca portare risultati e dividendi attraverso una gestione efficace ed efficiente. Alla politica spetta il ruolo di indirizzo, non deve immischiarsi in questioni per le quali ha assunto manager professionisti con le giuste competenze".

La politica sembrerebbe averlo capito. Me lo conferma?
"Mi auguro che lo abbiano capito. A fine anno c'è la scadenza dei vertici di tante aziende di Stato e... chissà... non mettiamo limiti alla Provvidenza".

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