Sorpresa: anche i ricchi vestono Zara. Italia, democrazia fondata sul low cost

Sabato, 7 maggio 2011 - 13:00:00

le interviste integrali

GINEVRA ELKANN: "Io da Zara e al Balon di Torino. Anche l'arte può essere low cost"

LAPO ELKANN: "Easyjet, Swatch e H&M... amo l'easy cost"

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INTERVISTA/ Astone ad Affaritaliani.it: "Ecco come comprare casa a metà prezzo"

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"Italia low cost"
di Filippo Astone e Rossana Lacala
EditoreAliberti
504 pp.
19,00 euro

Una scelta obbligata di famiglie in crisi? Macché. Il low cost è ormai una tendenza sempre più diffusa e trendy, che muove un giro d'affari da far impallidire la Fiat. Un cambiamento culturale sta infatti investendo il nostro Paese (e non solo) ed è fatto di una neo-sobrietà che porta alla selezione, basata sulla capacità di scegliere, le cui parole d'ordine sono consumo consapevole e intelligenza.

Ce lo spiegano nel loro ultimo libro, Italia low cost, Filippo Astone e Rossana Lacala (Aliberti editore), secondo cui è ormai davvero finita l'era degli status symbol se anche veri ricchi, come Lapo e Ginevra Elkann, non li usano di certo.

I due rampolli di casa Agnelli, infatti, rivelano agli autori in due lunghe interviste come il low cost non è 'una cosa da poveri', ma un nuovo approccio ai cosumi anche dei ricchi, che mixano uno sgabello Ikea al mobile di lusso, un vestito di sartoria a oggetti comprati nei mercatini dopo lunghe ricerche.

Italia Low Cost
La copertina del libro

L'importante è però sapersi orientare. Sapere, cioè, dove trovare le cose giuste. E per questo il saggio di Astone e Lacala è anche una guida all'acquisto intelligente. Oltre all'analisi del fenomeno, troviamo infatti consigli e informazioni preziose per chi vuole approfittare del low cost senza farsi trarre in inganno da offerte altisonanti ma prive di contenuto. Con informazioni precise per ogni acquisto. Dall'auto ai viaggi, dalla spesa alla ristorazione, dagli avvocati ai viaggi, fino ad arrivare all'acquisto low cost della casa.

Perché davvero tutto può essere scelto e acquistato con intelligenza. E i numeri lo dimostrano: se il low cost fosse un’unica azienda sarebbe la seconda in Italia dopo l’Eni e prima di Fiat, Finmeccanica e Assicurazioni Generali. Con un tasso di crescita ben più alto di quello che queste multinazionali possono solo sperare. In Italia, infatti, l’economia del low cost vale 62 miliardi di euro, corrispondenti all’8% del Pil, con un tasso di crescita del 6% all’anno.

Filippo Astone
Filippo Astone

Di fronte a tali numeri, non è difficile sostenere che il Paese intero sta diventando low cost. Ma chi ci guadagna? Gli stranieri soprattutto. Il settore, avvertono gli autori, non deve essere lasciato al monopolio degli stranieri, che esprimono già i leader (Ikea, Ryanair e Easyjet, Ing, Dacia, Zara, H&M), ma deve diventare terreno di conquista o di crescita anche per le aziende italiane.

UN ESEMPIO: MEDICO E DENTISTA LOW COST

AMICODENTISTA ODONTOIATRIA DI QUALITÀ A PREZZI BASSI - Amicodentista è un network di sette studi odontoiatrici che operano in Lombardia, con un giro d’affari totale di circa quattro milioni di euro. I dentisti che ne fanno parte si sono consorziati per abbattere i costi, ponendosi come alternativa al turismo odontoiatrico degli italiani che vanno a farsi curare nell’Europa dell’Est per risparmiare spese di migliaia di euro, esponendosi a un’avventura con poche garanzie e priva di assistenza quando rientreranno a casa, in Italia. I risparmi di Amicodentista vengono ottenuti soprattutto attraverso cinque strategie. La prima consiste nell’acquistare i materiali direttamente dai produttori, in elevate quantità, ottenendo così un prezzo basso. La seconda è di avvalersi di un unico laboratorio odontotecnico europeo che – applicando metodi tecnologici avanzati e industrializzati – costruisce protesi di elevata qualità, a un prezzo molto conveniente. Per l’acquisto di impianti la riduzione costi ottenuta in questo modo arriva fino al 40 per cento del totale. La terza strategia consiste nell’applicare una razionalizzazione del metodo clinico, che permette di ridurre il numero degli appuntamenti. Così meno appuntamenti equivalgono a meno tempo e a un risparmio nei costi di gestione. I tempi di ogni seduta sono standardizzati per il 90 per cento delle prestazioni, e ciò consente un’ottimizzazione nell’utilizzo delle poltrone. Quarta strategia dichiarata, l’applicazione di procedure sicure ed esenti da rischi che riducono re-interventi e rifacimenti. Quinta, l’uso di metodologie finanziarie che eliminano, o riducono, l’investimento necessario per l’avviamento e il mantenimento dello studio. Anche il marketing ha un ruolo importante nell’aumentare il volume di clienti, facilitando la riduzione dei costi. Il network Amicodentista – che investe nella comunicazione il 5 per cento del proprio fatturato – utilizza diversi canali per indurre i pazienti a consulta- re il sito o a contattare il call center. Ma ci sono anche le pubblicità sui quotidiani locali, che ufficialmente sono finalizzate a raccogliere nuove adesioni di dentisti al network, ma in realtà servono soprattutto a rendere noto il nuovo servizio alla grande massa di clienti. Poiché la forza risiede sopratutto nei volumi, Amicodentista cerca di crescere il più possibile. Tuttavia, secondo quello che dichiarano i fondatori del network, l’ammissione di nuovi affiliati è molto attenta e segue un iter di valutazione che, nel complesso, richiede circa sei mesi di tempo.

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