Lodo Mondadori/ I legali Fininvest: "Incredulità per le motivazioni della sentenza"

Lunedì, 5 ottobre 2009 - 20:29:00

"Lo sconcerto espresso sabato da Fininvest e dai suoi difensori si e' oggi trasformato, lette le motivazioni, in autentica incredulita'. La sentenza, emessa a molti mesi di distanza dalla scadenza del termine legale (che e' di trenta giorni), si fonda infatti su argomentazioni totalmente erronee. Quando non semplicemente recepisce tesi di Cir". Lo afferma in una nota il legale di Finivest, Romano Vaccarella. "Nel dettaglio - spiega Vaccarella - Cir aveva firmato con Fininvest una transazione nel 1991, in forza della quale ebbe la Repubblica, l'Espresso ed un gran numero di quotidiani locali (per l'esattezza 18): quella transazione non e' stata mai impugnata, perche' Cir si e' sempre ben guardata dall'offrire la restituzione di quel che ottenne, ma il Tribunale afferma ora che non vi sarebbe alcun problema, perche' la transazione sarebbe valida ma non impedirebbe a Cir di ottenere risarcimenti; in questo modo il giudice civile dimentica che la transazione copre il dedotto e il deducibile, ossia tutto quanto accaduto in precedenza, altrimenti non avrebbe senso in generale stipularla (chi firmerebbe mai una transazione se l'altra parte potesse, dopo quindici anni, mantenere per se' quanto ottenuto transattivamente e chiedere anche altre somme, come ha fatto Cir ?)".

"Per superare il fatto che Cir non ha mai impugnato la decisione della Corte d'Appello di Roma del 1991 (esiste uno strumento apposito: la revocazione), la sentenza afferma che tale sentenza sarebbe stata "superata" dalla transazione di cui sopra - aggiunge il legale - ma non e' cosi' perche' Cir rinuncio' al ricorso per Cassazione e non fece valere davanti alla Cassazione stessa la transazione, provocando percio' il passaggio in giudicato della sentenza; Tutti sanno che non si puo' agire in giudizio dopo anni e anni, superando i termini di prescrizione: la questione era stata oggetto di pagine e pagine di difese Fininvest, ma il giudice civile ha ritenuto semplicemente di aderire alle argomentazioni di Cir senza dedicare neppure una riga alle ragioni della sua adesione: sembra incredibile ma e' cosi', a pagina 58 della sentenza - emessa in nome del Popolo italiano - la questione della prescrizione non e' risolta dal giudice civile, come sarebbe stato doveroso, esprimendo la sua motivazione ma affermando semplicemente che le argomentazioni giuridiche di Cir "vanno condivise" cosi' come la loro conclusione".

"Dopo aver superato nei modi appena visti quelle che apparivano questioni giuridiche delicatissime, da affrontare non certo con una mera e immotivata adesione ad una tesi di parte, la sentenza si caratterizza per un metodo di fondo inspiegabile, che consiste in una rivalutazione delle risultanze penali fatta senza avere a disposizione tutte tali risultanze - afferma ancora Vaccarella - la cosa e' paradossale, perche' il giudice Mesiano non ha mai acquisito tutto il fascicolo penale del processo Mondadori, e quindi ha "rivalutato" solo quello che aveva a disposizione, peraltro in modo totalmente erroneo; il giudice civile, in particolare, si e' dedicato ad una inutile rivisitazione di alcune anomalie viste dai giudici penali nella causa decisa nel 1991 dalla Corte d'Appello di Roma: inutile perche' il punto non era se vi fosse stata o meno corruzione, ma se la sentenza emessa fosse giusta o ingiusta: e poiche' essa era stata emessa non dal giudice corrotto ma da un Collegio i cui componenti avevano confermato di averne condiviso il contenuto essa era giusta e conforme a diritto".

"La sentenza - prosegue il legale di Fininvest - si spinge ad affermare l'ingiustizia della sentenza emessa dai tre giudici della Corte d'Appello di Roma nel 1991, dimenticando che essa venne all'epoca ritenuta corretta quasi da tutta la dottrina ed affermando, invece, che vi fu un condizionamento da parte di un singolo componente del Collegio: peccato che mai tale condizionamento sia stato dimostrato e che esso e' frutto di una congettura del giudice civile, che semplicemente oggi, dopo quasi vent'anni, lo... presume! La sentenza del giudice Mesiano, infatti, a fronte del fatto che i due giudici che presero parte alla Camera di Consiglio hanno confermato - in tutte le loro testimonianze - che avrebbero deciso comunque in quel modo, ribalta quanto le stesse sentenze penali hanno affermato, e stabilisce che la sentenza del 1991 fu ingiusta perche' probabilmente tali due giudici furono condizionati da quello corrotto; anche qui la sentenza civile mostra di non tener in alcuna considerazione quanto emerso, invece, proprio nella sede penale: dove mai e' stata accertata l'esistenza del presunto condizionamento, che non ha davvero senso se solo si tiene presente che gli altri due giudici erano non meno esperti di quello corrotto; - incredibilmente la sentenza riesuma un principio che, un tempo emerso in altra sede penale, e' stato abbandonato persino in quella sede: quello per cui Silvio Berlusconi, in quanto al vertice di Fininvest, non poteva non sapere".

"Si tratta di un criterio iniquo ora riproposto per affermare che Silvio Berlusconi sarebbe corresponsabile della vicenda corruttiva del lodo Mondadori, in quanto, appunto, "non poteva non sapere" che un bonifico proveniente da conti nella disponibilita' Fininvest sarebbero stati utilizzati per un accordo corruttivo - prosegue il comunicato - Poco convinto di tale responsabilita', il giudice civile aggancia la condanna di Fininvest anche ad un presunto rapporto di preposizione che sarebbe esistito tra detta societa' e l'avv. Previti: avvocato trasformato in una specie di institore, semplicemente perche' officiato del coordinamento di alcuni legali del Gruppo".

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