Risiko bancario/ Citigroup chiude il private in Italia
Via 500 dipendenti. Contatti con il Sch
Cala, per la seconda volta nel nostro Paese, la scure di Citigroup sui suoi asset non core: dopo la cessione della divisione retail al Credem, la terza banca statunitense (per attività), al centro di una grande opera di ristrutturazione per uscire in maniera definitiva dalla crisi dei mutui subprime, si appresta a cedere o, eventualmente, a chiudere (se non troverà alcun compratore) le sue attività di private banking. Mandando a casa la metà dei suoi dipendenti: da 1000, i lavoratori iscritti a libro paga arriverebbero a 500. 
Lo rivela il Financial Times, secondo cui per le attività di credito al consumo (secondo il quotidiano della City gran parte dei tagli riguarderanno i 65 sportelli operanti in questo settore), si è fatto avanti il Santander Central Hispano, big player spagnolo leader nel nostro Paese nel credito al consumo (con Finconsumo). Al termine della ristrutturazione delle attività italiane Citi manterrà soltanto l'investment banking e i servizi di global transaction.
In Italia Citigroup gestisce circa due miliardi di euro di asset, considerati troppo pochi per essere competitivi e per consentire a Wikram Pandit, il banchiere indiano che, dall'inizio del 2008, è alla guida di Citi, di rilanciare una delle banche più colpite dalla crisi finanziaria che sta per cedere una quota del 34% del suo capitale al governo Usa (in cambio dei prestiti concessi dalla Casa Bianca nell'ambito del piano Tarp). E che sta cercando di vendere, dallo scorso gennaio, business non-core del valore di 650 miliardi di dollari. Raggruppati dai vertici in una divisione separata, chiamata Citi Holdings.



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