Crisi/ Librandi ad Affari: "Comprare Btp? Sadico. Patrimoniale? Ingiusta. Ora tocca agli italiani"
Gianfranco Librandi
Dottor Librandi, è una proposta piuttosto forte la sua: il 10% del reddito imponibile non è poco. Come mai?
"Sì è forte, ma credo che gli italiani nei momenti di emergenza sanno reagire in modo risolutivo e forte. Dobbiamo dimostrare ai tedeschi, ai francesi, a quanti ci guardano e soprattutto agli speculatori che abbiamo orgoglio e riusciamo ad agire noi laddove la politica non è stata in grado di trovare soluzioni. Per questo faccio questa proposta: paghiamoci gli interessi sui titoli di Stato, così visto che abbiamo un avanzo in attivo il nuovo governo tecnico riuscirà davvero a diminuire, piano piano ma in maniera decisiva, il debito pubblico".
Perché giudica non efficace la proposta di comprare i Bot fatta dall'imprenditore Melani?
"Il mio collega propone sicuramente una cosa positiva, perché ora i nostri Bot non sono ben accetti dalle banche francesi e tedesche, che anzi se ne vogliono liberare. Solo che comprarli in questo momento è un po' come speculare sulle problematiche dell'Italia. E un po' sadica come soluzione: li compriamo ora che ci sono interessi molto alti. Perché non abbiamo avuto fiducia prima? Adesso invece dobbiamo evitare che i Bot abbiano questi interessi così alti risolvendo il problema alla radice, diminuendo il debito, e facendo sparire la speculazione".
La sua iniziativa parte oggi su Affaritaliani.it. Lei ha già versato 30mila euro. Ha già ricevuto feedback?
"Ho già sentito diversi amici che mi hanno chiesto di spiegare in che cosa consiste la mia iniziativa. Alcuni di loro sono favorevoli, altri un po' meno. In tanti comunque hanno già detto che verseranno cifre importanti. Insomma, penso che un risultato si otterrà. Certo, mi chiedo se poi il Capo dello Stato accetterà questi soldi".
Lei si rivolge anche a quelle famiglie il cui 10% del reddito serve per vivere dicendo loro di partecipare con quanto possono, perché ogni contributo è bene accetto. Ma soprattutto si rivolge a politici e grandi imprenditori.
"Certamente: ognuno deve fare quello che può. Ma io mi rivolgo soprattutto al cosiddetto quarto capitalismo, quelle aziende che sono la struttura portante del Paese con un fatturato da 50 a 400 milioni di euro. Anche perché le aziende grandi più che prendere dallo Stato i soldi per la cassa integrazione non fanno. Marchionne, per esempio, dovrebbe versare il 20% degli utili Fiat, visto quanto ha preso dallo Stato finora. E così pure Montezemolo, Della Valle... So però che loro non lo faranno. E allora mi rivolgo ai padri di famiglia, agli imprenditori medi, agli artigiani, ai professionisti, a tutti quelli che ci tengono davvero al bene del Paese, e li esorto a intervenire per far vedere che c'è un'Italia che sa reagire quando c'è un problema serio".
Però Montezemolo, la Mercegaglia e la stessa Confindustria si sono già detti favorevoli a una patrimoniale. Che ne pensa?
"Io e la mia azienda facciamo parte di Confindustria ma non sono d'accordo. La patrimoniale è una tassa che non colpisce un reddito ma una proprietà. Dunque è una tassa sleale, infida, che porta via qualcosa di acquisito. Trovo più giusto partire dai redditi, chiedere agli italiani di intervenire spontaneamente, senza imporre niente. Anzi, spero proprio che il prossimo governo tecnico abbia la forza e la lungimiranza di non puntare tutto sulle tasse perché il Paese ha bisogno di crescere. Spero che Monti cerchi di ridurre i costi della politica ma soprattutto di far fruttare il nostro lavoro".
Come?
"Con tanti sistemi. Indirizzando i giovani verso i mercati emergenti e liberando le nostre aziende dai lacci burocratici, come il fatto che non si possono compensare le tasse con i crediti Iva. Vanno eliminati tutti quei vincoli inutili che non fanno crescere le aziende e quindi l'occupazione. In questo senso l'attuale governo non ha fatto nulla: abbiamo un ministro delle Riforme che non ha fatto una riforma e un ministro della Semplificazione che ha aggiunto ulteriori adempimenti alla sfilza già esistente. Basterebbe solo che invece di frenarle, lasciassero correre le aziende. Poi gli industriali italiani farebbero il resto e troverebbero la loro giusta collocazione per crescere, visto che sono i migliori e che hanno saputo resistere finora".
Lei poi si rivolge non solo ai politici, ma anche ai partiti. Che cosa dovrebbero fare?
"Guardando i bilanci, mi sono reso conto che i partiti hanno tantissimi soldi in cassa perché si sono fatti delle leggi ad hoc per ottenere finanziamenti. Hanno milioni di euro che secondo me sono degli italiani. In questo momento di emergenza, in cui la politica non è stata in grado di risolvere i problemi, i partiti diano l'esempio contribuendo sia con questi soldi, tutti o in parte, sia con contributi personali dei singoli esponenti".
Il conto corrente che lei ha aperto è gestito da un notaio e lei assicura che sarà anche controllato da un pool di esperti. Ci spiega meglio?
"Voglio nominare un comitato etico per avere garanzia che questi soldi vengano consegnati al Capo dello Stato e destinati al fine per il quale li abbiamo raccolti. Per questo chiederò a delle persone di indiscussa levatura, come il mio amico Joaquin Navarro Valls, di farne parte. Poi abbiamo deciso sia di proteggere l'anonimato di chi non vorrà comparire dopo la propria donazione sia di rendere pubblici i nomi e l'ammontare della donazione di quanti lo richiederanno".


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