Libia/ Scaroni: "Da aprile l'Eni ha contatti stabili con gli insorti"
Nessun timore per l'Eni in Libia e contatti "speciali" con gli insorti; ma la vicenda libica "apre, solo per il gas, il tema della sicurezza degli approvvigionamenti per il nostro paese". L'amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni descrive in un'intervista al 'Corriere della Sera' come il colosso petrolifero italiano ha reagito alla caduta di Muammar Gheddafi, evento da definito "eccezionale", e spiega: "Siamo stati i primi a prendere contatti con i vertici degli 'insorti', cioe' con il Cnt, il Comitato nazionale di transizione: il 3 aprile abbiamo incontrato il gruppo a gran completo a Bengasi, e manteniamo contatti costanti, direi quotidiani con loro". 
Paolo Scaroni
E ha sottolineato: "Non abbiamo timori per l'Eni in Libia. Ma la situazione ci preoccupa per il futuro immediato: queste fasi di transizione sono sempre molto delicate e complesse". L'Eni, ha spiegato il numero uno della societa', "e' in Africa da sessant'anni e di svolte, pacifiche e non, ne ha viste e vissute tante" ma "e' il primo produttore in Libia e il Paese rappresenta circa il 15% della sua produzione".
Da aprile, ha raccontato Scaroni, i rapporti con il Cnt "sono stati costanti, intensi, pressoche' giornalieri. Stiamo cercando di aiutarli a superare l'emergenza della prima necessita'". L'Eni sta lavorando "in coordinamento con la Farnesina e le strutture che fanno capo al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta".
Paolo Scaroni non ha dubbi sul mantenimento del contratti petroliferi in Libia: "Si tratta di contratti internazionali - ha spiegato - ma al di la' delle garanzie legali non ci sarebbe alcuna logica nel non rispettarli: dopo ogni rivoluzione, il nuovo governo la prima cosa che vuol fare e' ricominciare a produrre. E inoltre attraverso il Greenstream, la pipeline che porta il gas in Italia e solo Italia, siamo legati in modo indissolubile al paese".
Come sara' il futuro dell'Eni in Libia?, si chiede Scaroni: "io rispondo senza esitare che sara' positivo". E su eventuali problemi di sicurezza di approvvigionamento in assenza di gas e petrolio libici, chiarisce: "Anzitutto il tema riguarda solo il gas. Non abbiamo problemi se per il prossimo inverno dovremo fare a meno del gas che proviene dalla Libia. Purche' non si 'interrompa' in alcun modo il flusso dalle altre fonti: Algeria e il 'fronte' russo-ucraini".
In Algeria la situazione "sembra stabile", ha continuato l'ad di Eni, "ma appare riservare piu' incognite la situazione in Tunisia, dove corrono 350 chilometri di tubo che si immerge nel Mediterraneo per approdare a Mazzara del Vallo: le attuali autorita' ci hanno garantito il presidio militare di tutta l'infrastruttura". Il fronte russo-ucraino, invece, "e' perennemente instabile". E conclude: "Abbiamo sperimentato interruzioni nel flusso del gas gia' nel passato".



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