Deaglio ad Affari: Le liberalizzazioni? Saranno uno stimolo alla crescita"

Giovedì, 19 gennaio 2012 - 13:55:00


 

Catricalà Monti

Vigilia del via libera alle liberalizzazioni da parte del governo Monti, pacchetto di misure che, secondo quanto annunciato dal premier, inaugura la fase due dell'esecutivo dedicata alla crescita.

Di quanto sarà l'impatto delle norme sull'aumento del Pil visto che il rapporto debito/Pil, con cui l'Italia si presenta sui mercati per finanziarsi, è il terzo più alto del mondo e il nostro Paese è reduce da tre pesanti manovre che rischiano di farlo piombare nel pericoloso circolo vizioso austerity-recessione in stile Grecia?

Se nella relazione tecnica che introduce il decreto, il governo cita studi della Banca d'Italia e della Confindustria secondo i quali le liberalizzazioni, una volta entrate a regime, possono impattare in maniera stabile sul Pil con un aumento dell'1,4% all'anno, nell'arco di 20 anni, gli economisti, al contrario, non si sbilanciano.

"Difficile quantificare l'aumento", dice ad Affaritaliani.it Mario Deaglio, docente di Economia Internazionale all'Università di Torino e marito del Ministro del Welfare Elsa Fornero. "Le liberalizzazioni sono un pacchetto di misure che fanno da stimolo alla crescita", spiega l'economista torinese. Servirà ad allontanare lo spettro austerity, meno consumi e, quindi, recessione che sta paralizzando la Grecia? "Non lo so, è quello in cui tutti speriamo. Di certo, è una bella scommessa che Monti ha fatto", aggiunge Deaglio che non vuole entrare nel merito dei provvedimento del governo.

Nel merito delle liberalizzazioni, invece, ci entra il Pdl che ha presentato un documento di 13 punti specifico sulle liberalizzazioni, più un altro più ampio sul rilancio dello sviluppo da sottoporre al governo. Il Pdl chiede a Monti di dare "immediatamente corso ad una vera attuazione delle liberalizzazioni" che abbiano come obiettivo quello di, spiega il documento, "aprire al mercatonuove opportunita' di investimento e di svolgimento dei servizi di pubblica utilità", purchè non sia "un intervento vendicativo o vessatorio" nei confronti di questa o quella categoria.

Inoltre, per il Pdl il decreto non deve rappresentare "un mero spostamento di quote di fatturato da una categoria all'altra". Infine, le liberalizzazioni devono "aggredire i nodi di carattere strutturale introducendo il principio della libera concorrenza": dal Pdl arriva un no netto a "facili scorciatoie". Nel documento del Pdl le varie misure vengono riportate in ordine di importanza e questo e' il metodo che il partito guidato da Alfano chiede a Monti di adottare: ovvero, "ci sia un ordine gerarchico", partendo dai settori dell'energia, trasporti, servizio pubblico locale, banche e assicurazioni e servizi postali. Per poi andare a intervenire sulle telecomunicazioni, distribuzione carburante, giustizia civile, privatizzazione Inail, diritto d'autore. Gli ultimi tre punti riguardano professioni, farmacie e taxi.

Nello specifico, le proposte del Pdl in materia di liberalizzazioni prevedono che "non vengano uccisi i mestieri e le professioni". Per queste categorie, occorre "ridurre le barriere all'accesso ma senza anarchia". Quanto alle farmacie, il Pdl dice no "alla vendita dei farmaci di fascia C nei supermercati", non e' "trovando gli antidepressivi tra i cavolfiori - ha spiegato Massimo Corsaro - che si crea sviluppo". In merito ai taxi, ogni intervento deve coinvolgere le associazioni di categoria e l'autorita' competente.

Paolo Romani ha illustrato le proposte nel settore energia: "Il problema italiano e' il costo dell'energia elettrica". Altro intervento, tra le varie proposte, e' sull'aumento delle postazioni self-service per il rifornimento del carburante. Il Pdl chiede anche di liberalizzare le poste ma senza cancellare i 14 mila uffici postali dislocati nei comuni italiani. In generale, ha sottolineato l'ex ministro dello Sviluppo, "chiediamo che venga conservato il modello Italia pur aprendolo alla concorrenza". Per i trasporti, il Pdl spinge il governo affinche' attui quanto contenuto nell'ultima manovra dell'esecutivo Berlusconi a firma Fitto. Renato Brunetta ha 'bacchettato' il governo Monti, che finora a suo dire "non ha ancora risolto i problemi per cui e' stato chiamato ad operare, tra cui anche il recupero di credibilita' sui mercati": serve "un rilancio vero della crescita".



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