Montezemolo? Meglio un Bot. Ecco perché

Sabato, 29 gennaio 2011 - 09:00:00

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Luca Cordero di Montezemolo
Dopo aver distrutto Il Sole 24Ore con la sua lettera impietosa (basata su cifre e fatti precisi) e aver messo a nudo gli errori di Sergio Marchionne in Fiat (sempre con i dati alla mano) il commercialista Giovanni Esposito sceglie ancora Affaritaliani.it per fare le pulci a Luca Cordero di Montezemolo. Da vero disturbatore di assemblea (quei piccoli azionisti che avevano modo di dire la loro solo una volta all'anno, quando coglievano  l'occasione per massacrare i grandi e inavvicinabili manager),  Esposito ripercorre con precisione la storia dell'Ipo di Poltrona Frau Spa sottolineando le plusvalenze ottenute dal fondo Charme, i conflitti di interesse, la forchetta di prezzo  8 volte superiore alla media dei 13 comparables individuati. Per carità, tutto nella piena legalità. Ma con i soliti piccoli azionisti decisamente insoddisfatti...

LA LETTERA

Egregio presidente Luca Cordero di Montezemolo,
noto con un certo stupore che in Italia si sta diffondendo l’arte del “Tuttologo” che, in quanto tale, permette a presunti ingegni multiformi di dissetare nelle più svariate discipline. Ad ogni buon conto, in merito alle sue dichiarazioni sulla quotazione del Sole 24 Ore ( "Se non ci fossero state le risorse della quotazione oggi la situazione del Sole sarebbe molto difficile, per non dire peggio") e più in generale sull’apertura al mercato dei piccoli risparmiatori, mi permetto di richiamare alla sua memoria alcuni fatti e circostanze.

Il 23 ottobre del 2006 è stata ammessa alle quotazioni presso la borsa valori italiana “Poltrona Frau spa”, il prezzo dell’Ipo determinato in 2,10 euro, i soldi raccolti fra i risparmiatori 103,70 milioni di euro, per una capitalizzazione complessiva di 294,00 milioni di euro.

Il patrimonio netto tangibile negativo per 13,8 milioni di euro (a causa del valore elevato degli avviamenti e marchi) e l’indebitamento pari a circa 110 milioni di euro, ravvisavano che, più elevata fosse stata la raccolta di mezzi freschi, maggiori sarebbero risultati i benefici per Poltrona Frau spa, ma le cose non andarono così: delle 49,1 milioni di azioni ammesse alla quotazione, solo 8,9 milioni (il 18,1%) risulteranno di nuova emissione; in altre parole, dei 103,7 milioni di euro raccolti, solo 18,7 milioni finirono nella casse della società (in realtà ancora di meno se si considerano le commissioni incassate dagli advisors), la restante parte, pari a ben 85,0 milioni di euro, risulteranno incamerati dei vecchi azionisti.

Fra gli azionisti che hanno venduto, incassando una lauta plusvalenza, il fondo Charme, quello del gotha dell'imprenditoria italiana, fra cui Luca Cordero di Montezemolo.

Egregio Presidente l’operazione è stata più che lecita, a me preme ricordare che tale fondo aveva sede in Lussemburgo (all’epoca dei fatti annoverato fra i paradisi fiscali) che, se i rudimenti di diritto tributario comparato che conosco non mi inducono in errore, prevedeva proprio un regime preferenziale per le plusvalenze derivanti da operazioni finanziarie.

Il Fondo Charme, che aveva sempre chiuso i conti in perdita, ha realizzato il primo (e unico) esercizio in utile, comprando le azioni di Poltrona Frau a 0,76 euro e vendendole ai piccoli risparmiatori a 2,1 euro, altre notizie di lauti guadagni, grazie ai flussi di cassa generati, non mi sovvengono.

Tutta l’operazione “Frau” era ricca di conflitti d’interesse: Unicredit era il principale creditore finanziario del gruppo Frau e il global coordinator del collocamento, nel Cda figuravano quali indipendenti Marco Piccinini (manager del Gruppo Fiat di cui Montezemolo era Presidente) e Andrea Pininfarina (con esso intratteneva rapporti di fornitura), Fiat e Ferrari, del resto, erano e sono importanti clienti.

Se il diritto Penale prevedesse norme con la stessa ratio del Testo Unico della Finanza, basterebbe dichiararsi reo confessi per guadagnarsi l’assoluzione: invero è sufficiente che le criticità vengano esposte nel Prospetto informativo, perché alla Consob vada bene. Nelle 496 pagine del documento depositato per la quotazione di Poltrona Frau, in caratteri minuscoli, è segnalato tutto; anche che l’intervallo di prezzo del titolo, rapportato agli utili, era più caro di ben 8 volte la media dei 13 comparables individuati (fra cui Bulgari, Tod’s, Hermes, LVMH) e 4 volte il più sopravvalutato fra questi (Safilo)   

Il 13 settembre 2010, dopo quasi 4 anni dall’Ipo e con le quotazioni a 0,78 euro, Unicredit emette un report valutando il titolo 0,86 euro.

Dall’esercizio successivo alla quotazione ad oggi (45 mesi) il gruppo ha accumulato una perdita di 4,3 milioni di euro, l’azione ha perso il 53% del valore. Certo gli investimenti vanno anche valutati in termini di rendimenti: difatti i dividendi totali distribuiti in quatto anni sono stati pari a 0,04 centesimi, poco meno del 2%del capitale investito in sede di Ipo; non male visto che le stesse somme investite in titoli di stato pluriennali avrebbero reso in 4 anni intorno al 15%, ovviamente oltre alla restituzione dell’intero capitale.

Egregio Presidente, lo Stato Sovrano dell’Italia ha mille difetti, ma spesso fa rendere i soldi dei risparmiatori, meglio di tanti imprenditori privati. 

Giovanni Esposito

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