Fiat/ Caro Romani... per Termini Imerese un destino da cattedrale nel deserto

Sabato, 19 febbraio 2011 - 13:07:00

 

Paolo Romani
Paolo Romani
Dopo aver distrutto Il Sole 24Ore con la sua lettera impietosa (basata su cifre e fatti precisi), aver messo a nudo gli errori di Sergio Marchionne in Fiat (sempre con i dati alla mano), in luce i conflitti d'interesse e gli aspetti poco chiari nell'Ipo di Poltrona Frau  e fatto le pulci alla storia imprenditoriale di Silvio Berlusconi, il commercialista Giovanni Esposito sceglie ancora Affaritaliani.it per vederci un po' più chiaro nel progetto di riconversione dello stabilimento Fiat di Termini Imesese dopo che dal 1° gennaio 2012 il Lingotto staccherà la spina. Da vero disturbatore di assemblea (quei piccoli azionisti che avevano modo di dire la loro solo una volta all'anno, quando coglievano  l'occasione per massacrare i grandi e inavvicinabili manager), Esposito chiede al ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani se davvero sarà garantito il futuro, oltre che dei 1600 operai lì impiegati, anche della nuova mission della fabbrica o se possa riconfigurarsi nuovamente un altro caso di "classico investimento nel Mezzogiorno, quelli cioè voluti dalla classe politica  per tentare di salvare la faccia", con la collettività che, come contribuente, si accolla poi il costo, visto il fallimento del progetto.


LA LETTERA

Egregio ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani

con l'accordo siglato, il costo dell'ipotesi di salvataggio dei 1600 lavoratori di quella che sarà la ex Fiat di Termini Imprese, ammonterà ad almeno 0,6 miliardi di euro a titolo di agevolazioni per investimenti ed interventi infrastrutturali del Ministero dello Sviluppo Economico (100 milioni) e della Regione Sicilia (350 milioni), credito d'imposta per nuovi investimenti, incentivi contributivi per le assunzioni di nuovi lavoratori, interventi formativi e di riqualificazione professionale, disponibilità delle aree necessarie agli investimenti ed ammortizzatori sociali per assicurare la tutela dei lavorati nel periodo di inattività.

Già in linea di principio ed in termini equitativi, non mi sentirei sereno di finanziare 350-400 mila euro di fondi pubblici, per ognuno di questi 1.600 lavoratori (che meritano la piena solidarietà umana), quando per i 2 milioni di cittadini italiani, che un lavoro non l'hanno mai avuto, non si fa nulla. Apprendendo, poi, da tutte le agenzie di stampa, che i 7 investitori prescelti, non hanno depositato un puntuale piano industriale, mi sovviene qualche dubbio sconcertante. In altre parole appare bizzarro che si decida di realizzare le infrastrutture, la cui carenza era stata puntualmente denunciata dal Lingotto ancora nel 2002, quando questi ha deciso di abbandonare il sito.

Tornando ai fantomatici investitori, qual è la sostanza di queste idee imprenditoriali?
 Suv a marchio De Tommaso:  Gian Mario Rosignolo punta a produrre 30-35 mila auto di lusso. L'obbiettivo è ambizioso visto che il brand non è forte e dovrebbe competere con tecnologia ed esperienza di concorrenti del calibro di Audi e Bmw.

Cape Rev e l'auto elettrica: il promotore è un tale Simone Cimmino che di mestiere fa il gestore di fondi di private equity. Negli Usa i risultati commerciali delle elettriche Nissan Leaf e Chevrolet Volt sono state un flop; in tutto il mondo, i più grandi produttori incontrano serie difficoltà a vendere una seppur minima quota di auto elettriche. Quante possibilità di successo ci sono, per un operatore marginale, di produrre, con profitto, un veicolo di serie? La storia probabilmente finirà che, dopo aver investito quattrini pubblici per produrre auto elettriche, ce ne vorranno molti altri per venderle, preferibilmente agli stessi enti pubblici.

Le serre di Ciccolella. L'azienda, facendo il suo mestiere (produzione di rose), negli ultimi 5 anni ha totalizzato una perdita di 89 milioni di euro, speriamo che gli vada meglio con la generazione di energia elettrica da fonte fotovoltaica, energia, la cui produzione è già fortemente finanziata da tutti gli utenti con extra costi in bolletta.
Egregio Ministro, quanto costeranno, alla fiscalità generale, i Kw/h di Termini?

Delle iniziative Biogen (impianti di stoccaggio e lavorazione delle biomasse), New Coop (piattaforme logistiche e di svuotamento e riempimento di container e silos), Lima Corporate (progettazione e produzione di protesi ortopediche) e Med Studios (studi cinetelevisivi realizzati da Massimiliano Fuksas per Einstein Multimedia) non si conoscono ne dettagli ne grandi linee.

Scartando l'ipotesi che, nella fretta di trovare a tutti i costi un'alternativa, non si sia andati troppo per il sottile, non si comprende per quale motivo, invece di privilegiare progetti ex novo e salti nel buio, non siano state presentate e valutate idee che avessero alle spalle una storia di successo.

Egregio ministro,  allora o l'una o l'altra: o la Fiat ha mentito quando ha affermato che Termini Imprese fosse un sito antieconomico, oppure, questi investitori, ci si insedieranno solo perché paga Pantalone.
E dopo? Sono state gettate le basi per implementare iniziative che, a differenza della Fiat, superata la fase di start-up, siano in grado di camminare sulle proprie gambe?

Questa ha tutti gli ingredienti dei classici investimenti nel Mezzogiorno, quelli voluti dalla classe politica  per tentare di salvare la faccia, peccato che la collettività ci ha sempre perso il sedere.

Giovanni Esposito

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