E il Leone di Trieste si divorò il leone di Marino

Mercoledì, 6 aprile 2011 - 13:30:00
 
Angioletto

E infine il vecchio e mai domo leone di Marino, nel Lazio, si è fatto mangiare dall'ancor più vecchio Leone di Trieste gettando la spugna e avviandosi ad uscire di scena.
 
Un bel gesto, in un Paese in cui non si dimette nessuno. Che merita l'onore delle armi.
Deve aver capito, il ragioniere 76 enne che era riuscito in una carriera sempre in crescita a sopravvivere a tutti e a tutto, dai molti errori manageriali alle disavventure giudiziare, che è finita la sua era. E che con lui, campione dell'economia di relazione sottoprodotto di quell'andreottismo più ruspante di cui era stato, insieme con Lamberto Dini, un fulgido rappresentante, si chiude una fase. Quella dei rapporti obliqui tra economia e politica, tra poteri finanziari e poteri governativi. Quello delle aziende amiche, delle cordate paramassoniche, dell'aumma aumma e del mitico: "A Fra' che te serve". 
 
Un maestro nella gestione del Potere, nella tessitura dei rapporti, nella ricerca delle convergenze possibili tra interessi e mondi diversi, il ragionier Geronzi.
 
Un mago nel gestire i guai finanziari del primo Berlusconi, risolti poi con la quotazione in borsa di Mediaset, ma anche quelli del Pci-Pds, indebitato e sull'orlo del crac.
 
Un gran maestro nell'inserirsi nel mondo dei media, curando il rapporto personale con qualche giornalista, ma operando sul piano strutturale con la gestione delle leve pubblicitarie, come fece negli anni '90 con la MMp, in parte di Telecom, in parte della sua Banca di Roma, che aveva tra i suoi giornali in concessione tutto l'arco costituzionale e interi gruppi editoriali.

(Scrive nella sua biografia in proposito Wikipedia: "Attraverso la sua attività di importante ed affermato banchiere, Geronzi possiede anche numerose partecipazioni in molti gruppi editoriali, che fanno o hanno fatto capo a diverse testate giornalistiche: Risparmio Oggi (diretto da Bruno Vespa), Il Messaggero di Francesco Gaetano Caltagirone, Class di Paolo Panerai, l'Unità, Il Manifesto per finire alla tv Telemontecarlo di Vittorio Cecchi Gori. In seguito è fra i primi finanziatori della Omnitel e fonda la Mmp, una concessionaria di pubblicità, che si occupa di gran parte della carta stampata, pur essendo perennemente in perdita: Topolino, Secolo d'Italia, L'Unione sarda, Qui Touring, Famiglia Cristiana, Osservatore Romano. La Mmp chiuderà nel 1997 con 450 miliardi di perdite, il 70 per cento delle quali sono a carico del partner pubblico. Sono notevoli anche i finanziamenti ai partiti: nel 1996 i Democratici di Sinistra ricevono da Banca di Roma 502 miliardi, secondo quanto riportato dalla Centrale Rischi Interbancaria della Banca d'Italia").
 
L'ambiente austero è un po' felpato delle Generali non era il più adatto alle sue manovre azzardate e al suo stile. I suoi alleati erano meno forti, a partire da Salvatore Ligresti. Ma soprattutto c'è un vento nuovo che spira nel mondo e nella società italiana che reclama trasparenza e competenza, e molto rigore nelle governance aziendali e nei bilanci.
 
Il commento più significativo alla sua uscita arriva dalla Borsa, dove il titolo della compagna assicurativa ha segnato subito un più 4,5 per cento. Una festa, insomma. Un brindisi.
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