Monti e il posto fisso, un bel tacer non fu...
Di Sergio Luciano
Caro Direttore,
dire "il posto fisso, che monotonia, cambiare è bello", come ha fatto ieri il presidente Monti e come tutti oggi stanno commentando in varie tonalità di apprezzamento, equivale a dire, come fece Maria Antonietta di Francia secondo la leggenda: "Non c'è pane, mangiate brioche". Bene fa Monti - in genere - a sfoggiare con gusto la sua mancanza di opportunismo politico. Bene fa ad avvisare i giovani su quanto sia cambiato il mercato del lavoro, rispetto a quello dei loro padri. Ma chi lo autorizza a trarne conclusioni morali sommarie e a dir poco arbitrarie? Cambiare sarà bello per chi apprezza.Per chi non apprezza, no.
Il posto fisso è un mito? Forse, ma certamente è un valore. Lo è stato per decenni e per milioni di italiani, che hanno dato tanto per conseguirlo e lo hanno onorato in altrettanti milioni di vite lavorative dedite alla causa. Il posto fisso dei poliziotti è monotono? Forse, ma meno male che è fisso. E quello degli infermieri? E degli operai di fonderia? Ci sono mestieri che di bello hanno, semmai, appunto solo la stabilità...
Insomma, è bello indiscutibilmente soltanto poter scegliere: si chiama libertà. Poi cosa sia più o meno bello, e soprattutto per un giovane, Monti se lo tenga per se'. E non imiti Maria Antonietta, evocando la preferibilità di opzioni che in realtà facoltative non sono ma sono di fatto obbligate.
Con questi toni, che tradisce spesso, Monti rivela quella cifra aristocratica che lo segna, veramente da "poteri forti", adatta ai board della Goldman Sachs o della Fiat che ha praticato e non al leader eletto di una repubblica democratica. E infatti Monti non è stato eletto...a parte l'effetto comico del sentire un uomo dal tono di voce, dai modi gestuali e dal sembiante monotonissimi biasimare la monotonia. Un po' come se Belen criticasse il lato B.


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