Lavoro/ Donne: tessere relazioni ed acquisire nuove competenze sono le chiavi per far carriera, sempre
![]() Ella Edmonson Bell |
Prova a tracciare una rotta Ella Edmonson Bell, docente di amministrazione alla Tuck School of Business della Darmouth University (Usa), che insieme alla giornalista Linda Villarosa ha da poco dato alle stampe per HarperCollins un manuale, “Career Gps”, sottotitolato “strategie per la navigazione delle donne nel nuovo scenario aziendale”.
Quali sono allora i punti critici da tenere a mente? Affaritaliani.it l’ha chiesto all’autrice che anche nel libro (la cui lettura potrebbe risultare vantaggiosa anche per qualche uomo o marito, non solo per donne, singl, madri o mogli che siano) spiega: “Punto primo, non pensiate che lavorare duro sia sufficiente a farvi notare. Dovete socializzare con i responsabili delle decisioni della vostra azienda”.
Il che non significa necessariamente accettare inviti a cena o mostrarsi eccessivamente accondiscendenti (soprattutto negli Usa il modello “bella gnocca” non sembra più funzionare per far carriera, ndr), ma che all’interno della propria azienda chi decide ai vari livelli sia conscio del lavoro da voi prodotto. Anche perché, spiega Bell, “nonostante le donne facciano parte del processo produttivo in modo integrale almeno dagli anni Settanta, siamo ancora circondate da stereotipi, per quanto molti dei quali intenzionali”, come quello che vuole le donne più emotive o, se sono di colore, eccessivamente “arrabbiate”. Stabilire buone relazioni sociali è insomma ormai un “must” per chiunque in qualunque ambiente di lavoro e non solo se siete la responsabile delle pubbliche relazioni di qualche marchio.
Se poi fate parte o volete entrare a far parte di un’azienda multinazionale (cosa sempre più frequente in un periodo in cui la globalizzazione economica sta portando alla chiusura le aziende solamente locali), cercate di acquisire competenze adatte, anche approfittando nel caso di qualche periodo di forzata assenza dal lavoro causa dimissioni o licenziamento. “Sapete parlare Francese? State studiando il Mandarino? Se la risposta è no fareste bene a iniziare subito: se aspirate a far carriera in una società con presenza multinazionale, un periodo di lavoro all’estero vi avvantaggerà”. Sempre, aggiungiamo noi, che la società ve lo proponga, cosa non così comune in Italia, ma qui le donne italiane pagano, al pari degli uomini, tutta l’arretratezza del capitalismo familiare italiano, spesso localistico e non in grado di andare oltre le piccole dimensioni.
![]() La copertina del libro |
Ma davvero negli Stati Uniti una donna (o un uomo) riesce a bilanciare perfettamente la carriera e altre priorità come la famiglia seguendo attentamente questi e altri consigli di cui sono pieni molti manuali almeno dagli anni Ottanta? La Bell ammette: “La carriera è molto invasiva, bilanciare lavoro e famiglia non è mai un 50-50, anche se è un modo molto razionale, lineare e affascinante, ma terribilmente maschile, di pensare alla cosa”. Bilanciare carriera e vita famigliare “implica che tutto sia equo. Ma non esiste sempre il 50-50, è la vostra vita. Così dovete guardare nel complesso come stanno le cose e fare in modo che entrambe le componenti della vostra vita funzionino, in modo che voi e le persone che amate si sentano felici, soddisfatte e vitali”.
Nel libro vi sono peraltro alcuni esempi di dirigenti sposate, o con figli, oltre che single che si sono accorte che il lavoro stava facendole andare fuori forma fisica: in tutti i casi (reali, non teorici) riportati, queste donne sono state in grado di riportare la situazione sotto controllo. E’ stato facile? Certamente no, ma almeno per loro ne è valsa la pena. Così se in questo periodo avete più tempo libero di quanto non vorreste, anzitutto pianificate il vostro ritorno all’attività, poi cercate di acquisire ulteriori competenze che possano essere notate dai selezionatori aziendali nel momento in cui le aziende torneranno ad assumere. E nel frattempo magari leggete questo libro, che essendo in inglese per una lettrice (o un lettore) italiana ha un vantaggio doppio, obbligando anche a un ripasso di una lingua con la quale ormai si parla sempre più spesso a lavoro, indipendentemente dalla funzione e dal livello ricoperto.
Luca Spoldi



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