Lamberto Cardia - Il discorso integrale

Lunedì, 13 luglio 2009 - 13:27:00

Lamberto Cardia
Lamberto Cardia
Signor Presidente della Repubblica, Signor Ministro, Autorità, Signore e Signori,

a nome della Consob esprimo innanzitutto il più sentito ringraziamento al Presidente della Repubblica che con la sua presenza onora e dà particolare prestigio a questo incontro, che annualmente si ripete in Milano.

La Commissione esprime il più vivo ringraziamento anche ai Signori rappresentanti del Parlamento, del Governo, alle Autorità civili, militari, religiose ed ai presenti tutti che con la loro partecipazione attestano vicinanza e attenzione alla vita del mercato, i cui problemi appaiono ben più difficili di quanto già non lo fossero nei precedenti incontri.

Un saluto e un ringraziamento particolare mi sia consentito di esprimere al Ministro dell’Economia, con il quale l’attiva e proficua collaborazione è divenuta ancor più intensa in questo periodo, per la ricerca di idonei sistemi di contrasto alla crisi globale che, come un ciclone, ha investito paesi, continenti, il mondo intero.


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Questa occasione di incontro – che si aggiunge al dialogo istituzionale con Parlamento e Governo e alla costante collaborazione con l’Autorità Giudiziaria, la Banca d’Italia e le altre Autorità consorelle, nonché con la Guardia di Finanza – consente alla Consob di rendere conto del proprio operato, esponendo l’attività svolta, le difficoltà incontrate, i risultati ottenuti e le linee-guida che intende seguire.

La Commissione rinnova il suo sentito ringraziamento alla città di Milano, che ospita gli uffici della Consob nel prestigioso Palazzo Carmagnola, e al suo Sindaco, che ha avviato le procedure per la concessione di ulteriori spazi da destinare all’ampliamento della sede.

Un vivo ringraziamento infine va alla Borsa Italiana per la sua consueta, signorile ospitalità.

LA CRISI FINANZIARIA E GLI ASSETTI ISTITUZIONALI DELLA VIGILANZA - Un anno fa di questi tempi due erano le espressioni ricorrenti: turbolenza finanziaria e incertezza delle prospettive. Nessuno parlava di “crisi economica”. Si coltivava la speranza che ai segnali negativi di effetti sistemici, già presenti nell’estate del 2008, potesse non corrispondere un’evoluzione così grave da sospingere i sistemi e le economie globali in una crisi senza precedenti. In entrambi i casi, ci si affidava ad una sorta di pregiudizio di stabilità del sistema bancario.

Nel 2008 la crisi finanziaria, partita negli Stati Uniti dal settore dei mutui a basso merito di credito (subprime), contagiava i più importanti operatori finanziari internazionali e tutti i mercati mondiali.

La decisione delle autorità americane di lasciar fallire Lehman Brothers, resa nota al mercato il 15 settembre e da molti considerata improvvida, imprimeva nuova intensità e velocità alla emersione della crisi, scuoteva la fiducia di operatori e investitori alimentando un clima di fortissima tensione, di incertezza e, in alcuni momenti, di panico sui mercati.

Si diffondevano velocemente preoccupazioni sulla solidità delle banche d’affari. Il non adeguato livello di trasparenza sulle situazioni patrimoniali rendeva ogni previsione incerta. Il brusco aumento del rischio di controparte determinava una drastica riduzione di liquidità sul mercato interbancario e un aumento dei tassi a breve termine, nonostante ingenti e tempestive iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali. Ulteriori crisi di istituzioni finanziarie, non solo bancarie, si manifestavano in Europa e negli Stati Uniti.

È in questa fase che ha preso corpo a livello mondiale la consapevolezza della natura sistemica della crisi, riflessa da cadute dei mercati azionari, in particolare dei titoli del settore finanziario, di entità straordinaria. La carenza di mezzi propri del sistema bancario e le difficoltà di ricorrere al mercato dei capitali per reperire risorse hanno progressivamente sottoposto a forti tensioni gli equilibri anche delle società non finanziarie. Si è così aggravata la spirale recessiva dell’economia internazionale.

Le prospettive restano oggi caratterizzate da profonda incertezza. I soggetti più deboli, sia nel mondo delle imprese che tra gli investitori, sono esposti a rischi maggiori.

Solo le imprese di più grandi dimensioni riescono a reperire sul mercato capitale proprio ed a collocare prestiti obbligazionari senza gravi difficoltà né a costi da considerare eccessivi.

Gran parte delle imprese medio-piccole, trama fondamentale del tessuto imprenditoriale italiano, trova difficoltà e potrebbe correre rischi di asfissia finanziaria. Si sta interrompendo un processo di ristrutturazione industriale del settore che negli anni scorsi aveva cominciato a produrre risultati incoraggianti in termini di produttività e competitività internazionale.

La borsa italiana ha subito più di altri mercati gli effetti della crisi, anche per il più elevato peso dei titoli del settore bancario nel nostro listino. Nel 2008 la flessione degli indici azionari italiani è stata pari a quasi il 50%, superiore a quella delle altre principali piazze finanziarie internazionali1. Nel primo semestre del 2009 gli indici del mercato italiano si sono riportati su livelli prossimi a quelli di fine 2008, recuperando negli ultimi quattro mesi gran parte dell’ulteriore significativa caduta registrata in gennaio e febbraio.

L’andamento del mercato ha accentuato gli elementi di debolezza strutturale del mercato azionario italiano, sia in termini di dimensioni assolute che di numero di società quotate. Il rapporto tra capitalizzazione e prodotto interno lordo è tornato sui livelli della metà degli anni ’90; le nuove quotazioni sono state 9 negli ultimi 18 mesi, a fronte di 23 cancellazioni dal listino. Sono ancora in fase embrionale i due sistemi multilaterali di negoziazione istituiti da Borsa Italiana per favorire la quotazione di piccole e medie imprese.

Il processo di integrazione di Borsa Italiana con il London Stock Exchange si confronta con una competizione più accentuata da parte di piattaforme alternative di negoziazione e di sistemi interni degli intermediari, che spesso beneficiano di asimmetrie regolamentari.

La risposta strategica alle sfide competitive dovrebbe salvaguardare il ruolo e le prospettive di sviluppo della piazza finanziaria italiana, di cui la Consob, anche in questa sede, ha più volte segnalato rischi di impoverimento. La progressiva riduzione del peso degli intermediari italiani nell’azionariato del gruppo indebolisce notevolmente la possibilità che vengano valorizzate al meglio le competenze e le infrastrutture del mercato italiano.

* * *

Il quadro regolamentare nei principali mercati finanziari si è rivelato non preparato a prevenire e fronteggiare le tensioni indotte dalla crisi e a gestire il fallimento di imprese finanziarie di dimensione transnazionale. La concorrenza tra ordinamenti ha privilegiato le piazze finanziarie caratterizzate da pratiche di vigilanza dal “tocco leggero” e da politiche di regolamentazione basate su principi non sempre accompagnati da disposizioni attuative precise ed omogenee.

Oggi anche in questi sistemi sta emergendo una nuova consapevolezza della centralità del principio di tutela dei risparmiatori. Vanno in questa direzione il piano annunciato recentemente dal Presidente degli Stati Uniti, che prefigura importanti riforme istituzionali in materia di protezione degli investitori e di rafforzamento della trasparenza dei mercati, e le raccomandazioni del Rapporto Turner nel Regno Unito.

La crisi ha così messo in discussione l’intera architettura della vigilanza, il ruolo degli organismi internazionali e gli standard regolamentari. Le nuove regole globali di cui si discute dovrebbero infatti applicarsi a tutti gli operatori attivi sui mercati finanziari, consentendo di superare i problemi creati dallo sviluppo di “sistemi bancari-ombra” e da una crescita incontrollata delle transazioni fuori mercato.

Si è anche riconosciuta l’esigenza di coinvolgere maggiormente i paesi emergenti. L’International Organization of Securities Commissions (IOSCO) ha cooptato nel proprio Comitato Tecnico le Autorità di Brasile, India e Cina. La Consob, insieme alle Autorità di Francia, Spagna e Portogallo, ha dato vita ad un partenariato mediterraneo volto a favorire la condivisione degli standard europei di regolamentazione e vigilanza con alcuni Paesi del Nord-Africa (Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto).

Le raccomandazioni adottate dal G20 la scorsa primavera hanno indicato alcune linee-guida per gli organismi internazionali che elaborano standard regolamentari. Anche la trasformazione del Financial Stability Forum in Financial Stability Board concorrerà ad assicurare sul piano tecnico un migliore coordinamento a livello globale.

I Paesi del G8, sotto la presidenza italiana, hanno concordato una strategia comune affinché gli sforzi di coordinamento rispondano ad uno “standard legale globale” (global legal standard). Si vuole creare un quadro di riferimento unitario e condiviso in materie di rilevanza sistemica come il governo societario, l’integrità dei mercati, la regolamentazione e la vigilanza finanziaria.

L’area dei principi contabili internazionali rappresenta un importante test della capacità di iniziative di riforma globali. La crisi ha infatti posto con forza l’esigenza di ripensare le condizioni di applicazione del principio contabile del “valore equo” (fair value) nella valutazione degli strumenti finanziari...CONTINUA (.PDF)

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