La fine del crampo italiano

Lunedì, 18 gennaio 2010 - 17:31:00

Di Giuseppe Morello

LO SPECIALE DI AFFARI
SUL RITORNO AL NUCLEARE
Ci sono voluti 20 anni per sciogliere il crampo italiano sul nucleare, per poterne  tornare a parlare con calma e razionalità, evitando le reazioni isteriche e un po’ pavloviane che ci siamo portati dietro in tutti questi anni, in virtù delle quali l’Italia è uscita dai programmi e dalla ricerca nucleari mentre nel resto del mondo c’è chi non si è fermato (Francia e Finlandia, per citare paesi non troppo lontani da noi).


Il nucleare non è la soluzione di tutti i nostri problemi energetico-ambientali, e sarebbe illusorio pensarlo, ma almeno finalmente siamo tornati a considerarlo non un tabù ma un canale di approvvigionamento al pari degli altri, ai quali deve sommarsi senza essere in concorrenza.


Come scrive il professor Alberto Clo nel suo Il rebus energetico: “Sarebbe errato ritenere o auspicare che l’era nucleare abbia esaurito le sue potenzialità tecnologico-produttive, nell’altrettanto illusoria ed erronea idea che il mondo sia in grado di farne a meno se vuol davvero affrontare le sfide energico-ambientali che ne minacciano il futuro. Il nucleare è insieme opportunità e rischio della società contemporanea. Rinunciarvi è ancora più erroneo che credervi acriticamente”.


Il nodo energetico è complesso e dobbiamo esaminarlo con lucidità. I pensieri irriflessi e meccanici ci impediscono per esempio  di capire che certi rischi connessi al nucleare sono inferiori a quelli (non eventuali, ma certi) che discendono dall’affidarsi ad altre fonti.


Come spiega sempre Clo, se per ipotesi nel 2006 su scala mondiale si fosse impiegato petrolio per produrre l’equivalente energia ottenuta dal nucleare, la domanda di petrolio sarebbe aumentata di 5 milioni di barili, cioè più del doppio la capacità produttiva disponibile con un effetto micidiale sui prezzi, che sarebbero schizzati alle stelle, ma anche sui gas serra che sarebbero aumentati dell’8% su scala mondiale. Ancora sicuri, gli ambientalisti, di voler chiudere tutte le centrali del mondo?


Con il nucleare la Francia soddisfa il 76% del suo fabbisogno, i paesi dell’Est il 50%, gli Usa il 20%. Altri paesi si apprestano ad entrare nella partita, tanto  che l’altro giorno Le Figaro rivelava che la Corea del Sud ha intenzione di vendere ben 80 reattori entro il 2030, per un valore di 400 miliardi di euro, e di detenere il 20 per cento della torta atomica mondiale.  I possibili acquirenti? Indonesia, Vietnam, Malesia, Thailandia  e i paesi del Medio Oriente.


La corsa all’energia atomica è ripresa non solo in Italia ma nel mondo perché quello dell’energia è il problema dei prossimi decenni e l’obiettivo di tutti è di dipendere il meno possibile dagli altri. Non è quindi poi così assurdo che l’Italia torni al nucleare. Teniamo gli occhi aperti ma non facciamoci paralizzare dai nostri fantasmi.

giuseppe.morello@affaritaliani.it


 

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