Jobbing/ Prefazione: "Dal lavoro dipendente al lavoro intraprendente" di Walter Passerini

Martedì, 3 febbraio 2009 - 15:35:00

IL lavoro continua a essere un oscuro oggetto del desiderio e a popolare i nostri sogni, nonostante una certa letteratura recente che, inneggiando alla pigrizia, è più propensa a occuparsi dei 100 lavori peggiori o a definire il lavoro una schifezza, piuttosto che a ricercare le strade dell’accompagnamento e della comprensione.

La fatica di capire che cosa sia oggi il mondo del lavoro e come uscirne, oltre che entrarne, se la sono accollata i due autori e ideatori di uno slogan (Generazione Mille Euro), di un fortunato libro, nonché prima sito e ora anche movimento, diventati ormai un’icona dei nostri tempi. E ci sono riusciti, perché senza farsi intrappolare nelle giaculatorie e nel lamento, hanno provato a costruire in modo pragmatico dei possibili percorsi di carriera. In più direzioni.

Ultimamente il lavoro è profondamente cambiato, perciò conviene prendere dalle librerie di casa molti dei libri che in questi anni hanno fatto promesse ai jobseekers e quasi tutti i manuali, compresi quelli sulle nuove professioni, e mandarli al macero. Non solo per fare spazio a idee (e pubblicazioni) nuove, ma perché il contesto attuale li rende praticamente inutili. Nella mia trentennale (mamma mia, che impressione, il tempo vola) esperienza di giornalista e di appassionato di formazione e lavoro, ho visto diverse epoche del lavoro.

Quella che stiamo vivendo ha un baricentro forte, caratterizzato non solo dalla frammentazione e dal polimorfismo (il lavoro è come Proteo, che cambiava forme per adattarsi ai tempi), ma da un asse prospettico di nuovo tipo, a cui non si è ancora adattato il sistema dei valori e delle culture. Questa trasformazione è un vero e proprio nuovo paradigma, che c’è nella realtà ma non ancora nelle coscienze e nelle percezioni.

È una nuova epoca del lavoro che prima o poi emergerà anche nella consapevolezza. In sostanza stiamo passando dal lavoro dipendente al lavoro intraprendente. Questo non significa che il lavoro dipendente sia morto, ma certamente è in declino. E ciò non vuol dire che tutto è flessibile e precario, ma in gran parte sì, e lo sarà sempre anche in futuro.

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