Ipo/ Yoox scalda i motori, la creatura di Federico Marchetti è cresciuta ed è pronta a debuttare sullo Star
![]() Federico Marchetti |
Tra questi figurano, oltre ai manager capitanati dal fondatore Federico Marchetti (25% del capitale in tutto), tre fondi di private equity: Kiwi (legato a Elserino Piol, già protagonista alcuni anni or sono dello sbarco in borsa di Vitaminic, ora Buongiorno, e di Tiscali), 360 Capital Partners e Balderton, soci complessivamente al 75%. I nomi di Yoox e di Marchetti sono ben noti a chi segue il settore moda in borsa.
Il quarantenne fondatore e amministratore delegato dell’azienda, nata il 14 marzo 2000, dopo una laurea in Bocconi ha iniziato la sua carriera in Lehman Brothers come esperto di beni di lusso e banker in fusioni e acquisizioni prima di passare in Bain, Cuneo & Associati in qualità di consulente strategico e di divenire consigliere personale di alcuni grandi nomi della moda italiana e statunitense, per poi abbandonare tutto nel 1999 (dopo un master di due anni a New York) per “cercare la felicità professionale col coraggio della disperazione”, come confessava in un’intervista del 2001.
Di lui e della sua creatura, all’epoca la versione online di un outlet di moda oggi retailer a 360 gradi con decine di accordi con i più famosi brand della moda italiana e mondiale, si accorse quell’Elserino Piol cui si deve lo sbarco in borsa di Tiscali e Vitaminic (poi acquisita da Buongiorno). Complice lo “sboom” della new economy prima e l’attentato alle Torri Gemelli subito dopo, Marchetti mancò l’appuntamento col mercato a inizio secolo, ma ora pare pronto a sbarcare in borsa per raccogliere capitali in vista di “un’ulteriore crescita della società senza perdere l’indipendenza”.
Partita con un giro d’affari attorno ai due miliardi di lire, 6 mila ordini e 11 mila capi venduti nella sua primissima stagione (l’autunno 2000), Yoox è cresciuta in questi nove anni ad un ritmo del 30%-40% l’anno, affiancando al sito principale anche Thecorner.com, spazio virtuale che presenta una selezione di marchi di design internazionale “cutting edge” dove non è inconsueto trovare capi in edizione limitata delle firme più all’avanguardia nel modo della moda mondiale.
Ennesimo esempio di “multinazionale tascabile” all’italiana del ventunesimo secolo, l’azienda ravennate ha saputo battere lo scetticismo che, specie in Italia, ha a lungo contraddistinto il settore del commercio elettronico ed ora si prepara, assistita da Goldman Sachs, Mediobanca, Eidos Partners e dallo studio legale D’Urso Munari Gatti, a sbarcare in borsa con una percentuale “rilevante” di flottante che consentirà anche una prima via d’uscita per i fondi che finora ne hanno sostenuto l’espansione.
Un’espansione che, ricordano ad Affaritaliani.it fonti dell’azienda, ha portato Yoox Spa, a fatturare nel 2008 101,5 milioni di euro (+48% sul 2007), con un margine operativo lordo di 9,17 milioni (+101%) ed un utile netto consolidato di 3,74 milioni (era stato di 351 mila euro l’anno precedente). Il tutto a fronte di una posizione finanziaria netta negativa per 14,133 milioni (dai -7,8 milioni del 2007), con debiti finanziari per 23 milioni, pressochè tutti (22,4 milioni) verso istituti bancari.
Numeri ulteriormente migliorati nella semestrale approvata a inizio settimana dall’assemblea dei soci con ricavi netti pari a 68,3 milioni nel periodo (+46,6% su base annua), un Ebitda di 4,2 milioni (+149,8%) ed un totale di 356 mila ordini (+48%), nonostante il gruppo risenta di fenomeni di stagionalità che portano ad un picco di vendite nella seconda metà dell’anno e ad un rallentamento nel primo semestre.
Molta acqua, insomma, è passata da quando Marchetti iniziava proporre ai negozianti di ritirare l’invenduto a prezzi di saldo e l’azienda che oggi si quota è molto differente dalla promettente start-up che mancò l’appuntamento nel 2001. “I dati positivi del primo semestre del 2009 confermano la validità e unicità del nostro business model” ha commentato il manager, che guarda con fiducia al futuro sapendo di costituire una eccezione particolarmente positiva anche in un periodo certamente non florido per il settore della moda come quello attuale.
Luca Spoldi



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