Ipo/ Occhio al collocamento di Enel Green Power, servirà a capire se c'è spazio per altri debutti nel 2010

Sabato, 9 ottobre 2010 - 10:00:00

Le incertezze del quadro macroeconomico si sono attenuate solo in parte, i mercati restano volatili, ma con la fine dell'anno che si avvicina torna ad allungarsi la lista delle aziende italiane che sono intenzionate a sbarcare sul listino di borsa, non necessariamente quello di Milano.

Enel Green Power, il polo che ha raggruppato le attività nelle energie rinnovabili di Enel ed Endesa e per la quale si parla di una valutazione di circa 12 miliardi di euro (a fronte di 3 miliardi di debito), si avvia a sbarcare a Piazza Affari e Madrid con un collocamento che dovrebbe consentire al gruppo guidato da Fulvio Conti di raccogliere attorno ai 3 miliardi di euro collocando in prevalenza i titoli presso investitori istituzionali (al retail dovrebbe essere dedicata una quota minima del  15% dell'offerta, ma l'ammontare esatto non è ancora stato deciso). Come in precedenti circostanze anche in questo caso si starebbe pensando di allettare gli investitori offrendo una bonus share ogni 20 titoli sottoscritti e detenuti per almeno 12 mesi.

Chi punta decisamente su uno sbarco all'estero è invece Prada, che secondo le ultime indiscrezioni potrebbe debuttare sulla piazza di Hong Kong accompagnata da Intesa Sanpaolo, UniCredit e Goldman Sachs come global coordinator entro il primo semestre del 2011 (e non agli inizi del 2012 come finora ipotizzato) dopo aver visto sfumare almeno 4 volte un debutto "casalingo" negli ultimi 10 anni (l'ultima volta nel 2008, poco prima che scoppiasse la crisi economico-finanziaria seguita al crack di Lehman Brothers). Una scelta che non deve meravigliare: "Prada è un brand globale e che registra una parte cospicua delle sue vendite in Asia" commenta con Affaritaliani un gestore, aggiungendo "perché mai dovrebbe quotarsi in una borsa periferica di un paese in stagnazione?".

Chi invece non se la sente di affrontare i mercati esteri e preferisce prendere tempo è Manutencoop Facility Management, pronta a sbarcare a Piazza Affari già a inizio 2008 e da allora in stand-bye, per la scarsa gioia dei soci finanziari, prevalentemente società di private equity, presenti nel capitale con una quota del 28,1%. Claudio Levorato, presidente della società, ha ribadito ancora in questi giorni che il debutto sul listino per ora è "accantonato, non cancellato", senza dare indicazioni più precise sulla tempistica: "solo i maghi sono in grado di prevedere quando si possono aprire delle finestre per un'operazione come la nostra" ha concluso.

Ai blocchi di partenza, in teoria per uno sbarco entro fine anno che però potrebbe ulteriormente slittare di qualche mese, restano anche Giochi Preziosi, Moby, la compagnia di shipping di Vincenzo Onorato, l'armatore di Luna Rossa, partecipata da Clessidra e che ha già affidato a UniCredit il mandato da Global Coordinator, e Kos (gruppo Cir), che come Moby sembrava poter arrivare sul listino a cavallo dell'estate e invece ha rinviato il debutto a tempi migliori.

Rinviata sine die anche l'Ipo di Banca Fideuram, che fino alla scorsa primavera sembrava potesse ritornar a Piazza Affari entro giugno ma che dopo la cessione di un ulteriore pacchetto di sportelli bancari al Credit Agricole e visto che i nuovi requisiti patrimoniali previsti da Basilea III sono risultati meno elevati di quanto stimato (e per di più entreranno in vigore gradualmente, non prima del 2013) non ha necessità immediate di fare cassa e può attendere che i mercati consentano di proporre l'operazione ai multipli che da sempre Corrado Passera, consigliere delegato della controllante Intesa Sanpaolo, ha indicato come "congrui" (una valutazione di almeno 3 miliardi, in vista della cessione della quota di controllo, così da garantire un incasso al gruppo non inferiore agli 1,5-2 miliardi).

Ancora più futuribile uno sbarco della Ferrari sul listino, che Sergio Marchionne ha confermato di recente non essere al momento "sul radar" del Lingotto, un giudizio che gli analisti di Morgan Stanley e Equita Sim condividono sostanzialmente spiegando che Torino potrebbe in questo modo fare facilmente cassa ma non avendo necessità immediate in tal senso probabilmente aspetterà almeno fino al primo semestre del prossimo anno (quando semmai Marchionne dovrà pensare se riportare Chrysler sul listino di Wall Street). Non è poi escluso che, come Prada, anche la Ferrari, marchio di lusso noto in tutto il mondo, possa preferire una quotazione su qualche piazza estera.

Ma se per gli investitori interessati a partecipare alla sottoscrizione di una operazione sulla borsa italiana basta rivolgersi al borsino della propria banca (che sia online o quella sottocasa fa poca differenza salvo a volte le commissioni applicate), chi volesse provare a sottoscrivere i titoli di Prada o altre matricole italiane sbarcate su listini esteri come può fare? Dipende dalle piazze finanziarie prescelte dall'azienda e dai suoi collocatori.

Se si tratta di un listino europeo, o di New York, non vi sono quasi mai problemi, almeno con operatori specializzati nel trading online come Fineco, Directa Sim o Webank, oltre che con le maggiori banche italiane. Più difficile nel caso di uno sbarco sui listini asiatici, sia che si tratti di Tokyo come di Hong Kong. Qui spesso al risparmiatore individuale non è possibile operare, salvo indirettamente: occorre in questi casi puntare su qualche fondo che possa sottoscrivere l'operazione, o rassegnarsi ad attendere che il titolo, una volta quotato, venga inserito nel paniere di qualche ETF.

Luca Spoldi

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