Intesa Sanpaolo/ Utile a 510 milioni. Titolo in rialzo nonostante qualche presa di profitto
Intesa Sanpaolo ha un momento di incertezza, per lo scattare di prese di beneficio subito dopo l’annuncio dei risultati al 30 settembre, ma il titolo resta in terreno positivo a Piazza Affari chiudendo con un buon +1,01%, grazie a numeri che appaiono rassicuranti e migliori delle attese.
Il terzo trimestre si è infatti chiuso con un utile netto trimestrale di 510 milioni di euro, che nella versione “normalizzata” appare migliore dell’utile del trimestre precedente al “netto” della plusvalenza di 648 milioni derivante dalla cessione dei securities services (633 milioni contro 501 milioni) oltre che del consensus degli analisti, che si attendevano in media un risultato netto di 543 milioni di euro.
Sui nove mesi il risultato netto sale così a 2.200 milioni, il 2,7% in meno rispetto ai 2.262 milioni dei 9 mesi 2009 (ovvero a 1.844 milioni, -12,7%, rispetto a 2.113 milioni dei 9 mesi 2009 a livello di utile “normalizzato”), con la banca che in un comunicato ha ribadito aver voluto ancora perseguire “l’obiettivo prioritario della redditività sostenibile fondata sulle scelte strategiche riguardanti non solo i ricavi e i costi ma anche la liquidità, la solidità e il contenuto profilo di rischio”.
Tanto che i coefficienti patrimoniali vedevano al 30 settembre 2010 il Tier 1 ratio all’8,9% (dall’8,4% di fine 2009) e il Total capital ratio al 12,5% (11,8% a fine 2009), entrambi calcolati tenendo conto dei dividendi maturati nel periodo per l’esercizio 2010, assumendo come tali i tre quarti del miliardo di euro di dividendi pagati nel 2010 per l’esercizio 2009.
Le informazioni attualmente disponibili, spiega la nota di Intesa Sanpaolo, portano a una stima degli effetti sui coefficienti patrimoniali del gruppo derivanti da Basilea 3 a regime (ossia applicando i parametri indicati per il 2019 ai dati di bilancio del 30 settembre 2010, considerando le operazioni di cessione/acquisizione in corso di finalizzazione e non tenendo conto delle predette azioni di capital management ) nell’ordine di: 2,4 miliardi di euro di deduzioni totali dal “common equity”, nell’ipotesi di deduzione delle azioni di risparmio e della partecipazione detenuta in Banca d’Italia e considerando l’assorbimento delle imposte differite attive previsto prima dell’entrata a regime di Basilea 3 e di 10,6 miliardi di euro aggiuntivi di attività ponderate per il rischio, “peraltro interamente compensati dai benefici attesi dall’evoluzione dei modelli interni soggetta all’approvazione di Banca d’Italia”. Il conseguente impatto complessivo stimato sul Core Tier 1 ratio è nell’ordine di 68 centesimi di punto.
Luca Spoldi



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