Intesa/ Si allungano i tempi della cessione di Fideuram. Titolo giù

Lunedì, 26 ottobre 2009 - 10:30:00
Disco verde a Profumo/ Sostanziale 'via libera' della
Fondazione Cariverona
all'aumento di capitale da 4 miliardi lanciato da UniCredit. L'ente scaligero ha infatti annunciato un "orientamento favorevole" all'operazione, "stante anche il positivo rapporto in essere", smentendo indiscrezioni di un'agenzia su un possibile 'dissenso' nei confronti dell'aumento di capitale. La Fondazione ha precisato, inoltre, che il progetto sara' esaminato dal consiglio venerdi' 30 ottobre.  Altri grandi soci di UniCredit, tra cui la Fondazione Crt, la Fondazione Banco di Sicilia e Carimonte, hanno gia' espresso, in varie occasioni, il loro orientamento favorevole all'aumento di capitale. L'assemblea di UniCredit che dovra' approvarlo e' convocata per il 13 novembre in prima e per il 14 novembre in seconda convocazione.
Inizio di settimana problematico per il titolo Intesa Sanpaolo, che a fine seduta perde oltre 3 punti percentuali oscillando sulla soglia dei 3 euro per azione sul riemergere di voci circa il destino di Banca Fideuram.
 
Confermato l’interesse di Exor che tuttavia sembra al momento non in grado di coagulare attorno a sé sufficienti capitali per avanzare un’offerta per l’asset gatherer controllato da Intesa Sanpaolo (la holding della famiglia Agnelli ha a disposizione poco più di 1,1 miliardi di euro, mentre le valutazioni di Fideuram oscillerebbero attorno ai 3 miliardi), si parla da qualche giorno della possibilità che Banca Leonardo (che ha Exor tra i soci con  una quota di poco inferiore al 10%), finora advisor dell’istituto guidato da Corrado Passera, possa rivestire il ruolo di futuro socio di minoranza con una quota attorno al 20%, magari in vista di una successiva fusione tra Fideuram e la banca guidata da Gerardo Bragiotti.
 
Per completare la cordata tricolore, o in alternativa ad essa continuano a circolare ipotesi di una discesa in campo di fondi di private equity o fondi sovrani senza che tuttavia nulla si sia ancora concretizzato. Anche per questo la stampa italiana sembra tornare a fare il tifo per l’ipotesi quotazione, originariamente indicata dalla stessa Intesa Sanpaolo come soluzione “naturale” fin dal delisting di Fideuram da Piazza Affari ma poi di fatto congelata dal collasso dei listini.
 
Proprio il prepotente recupero di questi mesi avrebbe invece riaperto una finestra “di lancio” per far decollare l’Ipo entro i primi mesi del prossimo anno. L’ipotesi presta peraltro il fianco a una serie di incognite tuttora da sciogliere. Anzitutto cosa tornerebbe in borsa: solo Banca Fideuram o anche Eurizon, ossia solo le attività legate al risparmio gestito o anche quelle del polo assicurativo?
 
Ammesso che si riesca a definire cosa vendere occorrerà poi vedere quanto si potrà collocare in un mercato dove gli annunci di aumenti di capitale e di cessioni stanno moltiplicandosi (è di oggi la notizia che ING procederà a raccogliere 7,5 miliardi di euro attraverso un aumento di capitale e al collocamento delle sue attività assicurative, destinate a essere cedute ad un’altra compagnia entro i prossimi 4 anni).
 
C’è poi un problema di valutazioni: è credibile che Passera e i suoi advisor riescano a convincere investitori istituzionali (oltre che retail) a pagare cifre pari o superiori a quelle che i principali contendenti finora non sono stati in grado o interessati a pagare? Molto dipenderà, ovviamente, dall’andamento dei mercati, peraltro secondo vari analisti già “manovrati” in questi mesi dalle banche così da contribuire a migliorare la stabilità patrimoniale e offrire occasioni di profitto per chi ha saputo puntare più incisivamente sulle attività di intermediazione mobiliare negli ultimi due trimestri.
 
In definitiva che Banca Fideuram torni sul listino o finisca nelle mani di una cordata di investitori pronti, magari, a ristrutturarla e poi rivenderla nell’arco di 2-3 anni a un ulteriore soggetto (si è parlato più volte degli spagnoli del Banco di Santander) dotato sia dei mezzi finanziari sia dell’avvallo politico per portare a termine un’acquisizione in blocco, dipenderà da quanto Corrado Passera vorrà e dovrà chiedere. Se andassero in porto altre dismissioni o nuove cartolarizzazioni, ad esempio, l’esigenza di far cassa potrebbe farsi meno forte consentendo di riprogrammare l’intera operazione su tempi più lunghi e con valutazioni meno “tirate”. 
 
Luca Spoldi
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