Borsa/ Impregilo al bivio: accordo tra i soci di Igli oppure ognuno per la sua strada e titolo contendibile
Tra i titoli che hanno vivacizzato l’odierna seduta di borsa a Milano vi è Impregilo. A tener banco è il rinnovo del patto di sindacato, che secondo indiscrezioni di stampa dovrebbe essere varato entro la serata dai soci di Igli, la holding che controlla il 29,9% della società in passato appartenuta al gruppo Fiat e poi finita, tramite Gemina, nell’orbita della famiglia dell’ex amministratore delegato del gruppo, Cesare Romiti.
A conferma che il “piccolo mondo antico” di Torino e dintorni è ormai roba per i libri di storia, scomparsi ormai da un paio d’anni dalla scena i Romiti, anche i soci di Igli (Gavio, Benetton e Ligresti) dovrebbero siglare il rinnovo solo per un anno, con in più la facoltà per i soci di muoversi extra patto attraverso strumenti finanziari (equity swap) per acquisire ciascuno per proprio conto (Gavio sarebbe a favore di un incremento della partecipazione, i Ligresti nicchierebbero, i Benetton avrebbero assunto un atteggiamento neutrale) quote dirette in Impregilo fino a un ulteriore 3%-4% del capitale.
Quasi un “c’eravamo tanto amati”, insomma, il tutto sempre che la Consob non trovi nulla da obiettare. Che qualcosa non andasse per il verso giusto al di là della calma apparente era apparso chiaro, del resto, dal continuo slittamento del rinnovato, inizialmente fissato per il 14 marzo scorso e poi slittato prima al 30 aprile e quindi ad oggi a causa di un impasse tra i soci legato, in particolare, alla necessità di ripianare i debiti di Impregilo stessa, che a fine marzo presentava un indebitamento netto pari a 63,5 milioni di euro a fronte di una posizione finanziaria netta positiva di 42,6 milioni al 31 dicembre 2008 (e ai 128,9 milioni di un anno prima).
Per superare i contrasti tra gli azionisti si dovrebbe optare, appunto, per un solo anno di proroga, il tempo necessario a superare il nadir dell’attuale crisi economica e scontare i primi benefici del lavoro fatto in questi ultimi mesi (che ha portato ad acquisire commesse per 3,13 miliardi di euro nel primo trimestre dell’anno, con un portafoglio ordini pari a fine marzo scorso a 19 miliardi di euro). Se però all’ultimo qualcosa dovesse andare storto, radio borsa era pronta in queste ore a scommettere sullo scioglimento della stessa Igli, con l’attribuzione pro-quota tra i soci delle azioni di Impregilo in portafoglio.
Sarebbe il “liberi tutti” in grado di favorire ulteriori manovre sul titolo, forse anche il lancio di un’Opa (per la quale pare comunque probabile si attenda la conclusione della travagliata vicenda dell’inceneritore di Acerra, in Campania) e per questo a Piazza Affari il titolo è già salito in un mese del 12,6%, passando da 2,22 a 2,42 euro (cui vanno sommati gli 8 centesimi per azione di dividendo staccati a metà del mese scorso).
Anche perché se pure non dovesse rivelarsi particolarmente “calda” la pista di un interesse italiano, a far sognare Piazza Affari resta, sullo sfondo, il “piano B”. Non è infatti un mistero, e la visita a Roma del colonnello Gheddafi è in tal senso una conferma, dell’interesse della Libia ad investire ulteriormente in aziende italiane dopo i primi “assaggi” in Juventus, Eni e UniCredit.
Il fondo sovrano Lybian Investment Authority starebbe infatti considerando investimenti in Enel, Telecom Italia e nella stessa Impregilo, oltre che nuove joint venture con aziende italiane per progetti in Libia, in particolare nel settore delle energie rinnovabili e delle infrastrutture. In un modo o nell’altro, insomma, Impregilo è destinata a rimanere nei radar degli investitori ancora per qualche tempo.
Luca Spoldi



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