Casi e casini di borsa/Impregilo: Benetton verso l’uscita, la resa dei conti tra Gavio e Salini si avvicina
Impregilo in calo del 2,75% a fine giornata a Piazza Affari, complice il venir meno dell’appeal speculativo sul titolo dopo il diffondersi di ulteriori indiscrezioni secondo cui il gruppo Gavio starebbe per rilevare anche la quota detenuta dei Benetton (che tramite Atlantia sono soci al 31%) in Igli, holding che controlla il 29,9% di Impregilo, dopo aver già rilevato sotto Natale la quota fino a quel momento in mano al gruppo Ligresti tramite Fondiaria-Sai (quota rilevata dopo l’uscita di scena della Techint del gruppo Rocca e sul 50% della quale gli stessi Benetton hanno un diritto di prelazione che finora non è stato esercitato).
Se la notizia fosse confermata ufficialmente, come pare probabile, per il gruppo Salini-Todini, che nei mesi scorsi era salito a circa il 15% del capitale di Impregilo proponendo ai Gavio e ai Benetton una fusione tra i due costruttori, che avrebbe rafforzato ulteriormente la leadership in Italia creando sinergie sui mercati esteri, in cui i due gruppi sono finora presenti in modo in larga parte complementare. L’ipotesi, come noto, non sembra aver scaldato il cuore degli eredi di Marcellino Gavio, accelerandone anzi le mosse per divenire il socio di riferimento di Impregilo ed avere così un più saldo controllo del business delle grandi opere infrastrutturali nel Belpaese.
Un business che non sembra del resto interessare più neppure ai Benetton, impegnati in questi mesi in un’operazione di ridisegno del proprio gruppo che ha già visto l’annuncio di un’Opa su Benetton Group finalizzata al delisting del titolo (per il quale si parla di un successivo scorporo degli immobili strumentali) e che potrebbe riservare ulteriori sviluppi sia per Atlantia (che per quanto non toccata direttamente dal provvedimento che modifica il sistema di tariffazione per le attività in concessione rischia col tempo di veder aumentare gli impegni richiesti in termini di investimenti a fronte di una maggiore incertezza sull’incremento dei pedaggi) sia per Autogrill (colpita dalla liberalizzazione delle attività “non oil” ai benzinai).
Secondo alcuni, inoltre, il diminuito entusiasmo dei Benetton si spiegherebbe con la joint-venture siglata a fine gennaio tra Autostrade do Brasil, controllata di Atlantia, e Bertìn, conglomerata con attività che vanno dall’alimentare all’energia e che come il gruppo Benetton conferirà le proprie partecipazioni in concessionarie autostradali nel Brasile, per un totale di 1.538 chilometri di rete a pagamento (con l’opzione per integrare anche i 105 chilometri del Rodoanèl, il raccordo anulare di San Paolo), dando vita a una società che già quest’anno dovrebbe registrare ricavi per 354 milioni di euro, un Mol attorno ai 275 milioni e un indebitamento netto a fine anno sui 710 milioni.
E visto che il matrimonio tra Benetton e Gavio è sempre stato un matrimonio d’interesse più che un’alleanza strategica, venendo a diminuire l’appeal del business per Ponzano Veneto potrebbe essere naturale passare alla cassa e investire i proventi di questa operazione in altre direzioni (magari nello stesso riacquisto delle quote di Benetton Group). Mentre per Impregilo si profila un’integrazione sempre maggiore col gruppo Gavio (presente in borsa coi titoli Autostrada Torino-Milano e Sias, oggi entrambe in crescita a Piazza Affari). Salvo improbabili colpi di scena come il lancio di un’Opa ostile su Impregilo stessa da parte dei Salini.
Luca Spoldi


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