Nucleare, 'no alla schiavitù dell'uranio'. Su Affari esplode il dibattito. Forum

Lunedì, 21 marzo 2011 - 08:00:00

FORUM/ Allarme per la sicurezza delle centrali nucleari in Giappone dopo il sisma. Scoppia il dibattito. Tu sei favorevole o contrario al ritorno del nucleare in Italia?

IL COMMENTO/ Forte l'articolo 'no alla schiavitù dell'uranio' della Rinaldi. Alla domanda 14 dice che la roadmap 2050 prevede un azzeramento dell'uso del nucleare entro il 2050. Ma la roadmap 2050 è un team messo in piedi per l'emissione dei gas serra e non per l'eliminazione del nucleare, tant'è che prevede quasi di RADDOPPIARE l'utilizzo dell'energia nucleare per quella data. Basta vedersi il video nella homepage raggiungibile dal link fornita da lei stessa. Non se ne è accorto nessun lettore?
Roberto Preatoni

LA REPLICA - Gent.mo Dr Preatoni, nella mia nota mi riferisco allo scenario per l’energia elettrica previsto nell’E.U. per il 2050 in cui il Rinnovabile è aumentato fino all’80%, il nucleare è diminuito fino al 10% e il fossile diminuito fino al 10% (schema 23 del documento Roadmap 2050). Cordiali saluti,
Cristina Rinaldi

Così non si risolvono i problemi né del fabbisogno energetico né del cambiamento climatico: ecco perché in 14 quesiti

di Cristina Rinaldi, professore associato di Immunologia ed Immunopatologia dell'Università La Sapienza di Roma

1. Il Nucleare  potrà risolvere i problemi del fabbisogno energetico mondiale?
R: Dal momento che l'Uranio è una fonte limitata ed esauribile, come le fonti fossili (carbone, petrolio, gas), rivolgersi al nucleare per pensare di risolvere il fabbisogno energetico, secondo me,  vuol dire solo rimandare il problema e non risolverlo, addossandoci una gran mole di nuovi rischi e  ulteriori problemi.
Esistono stime che vedono le risorse di Uranio sufficienti solo per i prossimi 50-70 anni (1) e stime più recenti, come  Il  rapporto " Uranium 2009: Resources, Production and Demand" dell' OECD Nuclear Energy Agency (NEA) e dell' International Atomic Energy Agency (IAEA),  dove si stima che con le tecnologie e i consumi attuali le risorse saranno sufficienti per 100  anni (2).

2. Il Nucleare favorisce l'indipendenza energetica dell'Italia?
R: Ritengo che il ritorno al nucleare non ci permetterebbe di fare neppure un passo verso l'indipendenza energetica. Infatti, se è vero che l'Italia deve importare quasi tutto il petrolio, il metano e il carbone che consuma, è anche vero che dovrebbe importare tutto l'uranio necessario a far funzionare le centrali. E questo ci renderebbe schiavi del mercato dell'Uranio. Passeremmo così dalla padella alla brace!!

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3. Il Nucleare risolve il problema della dipendenza energetica dal petrolio?
R: Secondo me no, perché il Nucleare contribuisce alla produzione soltanto di Energia Elettrica, che rappresenta nel mondo solo il 17% dell'Energia totale e il Nucleare fornisce solo il 13,5% dell'energia elettrica, secondo dati forniti dal Key World Energy Statistic I.E.A 2010 (3)  Per il resto si continuerà comunque a usare in gran parte petrolio o altri combustibili fossili, almeno fino a quando saranno disponibili…!
Ne è un chiaro esempio la Francia che,  pur essendo il maggiore parco nucleare del mondo con ben 58 reattori  nucleari, utilizza comunque petrolio che fornisce il 47% dell'energia totale,  tale dipendenza dal petrolio è rimasta inalterata negli ultimi 50 anni. (4)

4. Il Nucleare serve a contrastare il riscaldamento globale?
R: Ritengo che, dato che il nucleare oggi è marginale come fonte primaria,  contribuendo solo alla copertura del 2,3% dei consumi totali di energia, e lo sarà ancora nei prossimi decenni (a meno di costruire più di 2000 centrali nell'arco dei prossimi 10 anni!!), non potrà certo risolvere i problemi urgenti sul cambiamento climatico dato che non potrà ridurre  il consumo di combustibili fossili (3, dati IEA 2010).

giappone nucleare

5. Il Nucleare usa una tecnologia moderna?
R: La maggior parte dei reattori in funzione usa tecnologie obsolete che risalgono agli anni 60 e i miglioramenti ottenuti negli ultimi progetti sono solo marginali: sono miglioramenti ingegneristici che non apportano innovazioni radicali alla fisica del reattore e non risolvono di fatto i problemi ancora aperti del nucleare (sicurezza, complessità dell'approvigionamento, localizzazione degli impianti, commistione con la proliferazione nucleare per scopi militari, smaltimento delle scorie…)  (5 pag 150)

6. Il Nucleare è pulito?
R: Le centrali atomiche, tenendo conto di tutto il loro ciclo di vita e delle esigenze di operatività (dall'estrazione, lavorazione, arricchimento e trasporto dell'Uranio, dalla costruzione allo smantellamento della centrale stessa) producono sempre e comunque gas climalteranti (CO2) confrontabili con quelle che accompagnano il ciclo del gas naturale. Senza contare lo stoccaggio finale delle scorie, per il quale mancano esempi (6),
Durante le varie fasi del ciclo di produzione del combustibile (estrazione, lavorazione e arricchimento dell'Uranio) vengono emessi nella biosfera frazioni di elementi radioattivi. Anche una centrale in condizioni d'uso normali rilascia microdosi di radiazioni che si accumulano nell'ambiente. In particolare il Tritio è rilasciato dalle centrali sia accidentalmente che  in condizioni normali di funzionamento. Non esistono tecnologie economicamente convenienti per filtrare il trizio dalle centrali e così il "U.S. Nuclear Regulatory Commission" non richiede tali filtrazioni.  (7,8)
Anche in Francia si rivelano diversi casi di contaminazione da Tritio (9). Inoltre contaminazione da elementi radioattivi si ritrova anche nei luoghi dove si estrae l'Uranio  (10, 11)



LE IMMAGINI

7. Il Nucleare quanto ci costa? E' vero che è economico?
R: Il ciclo di vita delle centrali atomiche ha costi diretti e indiretti molto elevati, e perciò destinati a essere scaricati sulla collettività. Negli ultimi anni, il prezzo dell'uranio è cresciuto di sei volte, passando da 20 $ per libbra del 2000 ai 120 $ del 2007 e si prevede salirà ancora seguendo le regole di mercato. Gran parte del costo dell'elettricità da nucleare è legato alla progettazione e realizzazione delle centrali. Aggiungendo anche i costi di smaltimento delle scorie e di smantellamento degli impianti, le cifre diventano più alte delle altre fonti energetiche. Il Kwh da nucleare risulta apparentemente poco costoso qualora lo stato si facesse carico di sicurezza, ricerca e inconvenienti di gestione e soprattutto delle scorie e smantellamento delle centrali. Sono proprio questi costi e il ridimesionamento dei bilanci dei governi in crisi finanziaria, ad aver scoraggiato gli investimenti privati negli ultimi decenni.
Nel caso dell'Italia il nucleare non consentirebbe di ridurre la bolletta energetica. Infatti, per un totale di 10-15mila Mw di potenza installata sugli otto impianti previsti, occorrerebbe costruire da zero tutta la filiera: la stima degli investimenti ad oggi oscilla tra  40 e i 60 miliardi di euro (scorie escluse) con i primi ritorni economici solo dopo 15 o 20 anni e questo causerà sicuramente bollette  più elevate per gli utenti.(12)

Una ricerca comparativa sui costi dell'elettricità prodotta con nuove centrali nucleari e con nuove centrali a gas e a carbone ha dimostrato che il costo medio dell'energia elettrica prodotta dalle nuove centrali nucleari  risulta pari a 72,8 Euro/MWh mentre  il costo medio di produzione dell'elettricità delle nuove centrali a gas è di 61 Euro/MWh, il 16% in meno di quello delle nuove centrali nucleari. Il costo medio di produzione dell'elettricità delle nuove centrali a carbone è di 57,5 Euro/MWh, il 21% in meno di quello delle nuove centrali nucleari. (13, 14).        
Valutazioni fatte in USA  sul costo di produzione del nucleare,  calcolando anche lo smantellamento e lo smaltimento delle scorie, riportano un costo del nucleare (0,07 euro per kWh) superiore a quello dell' olio combustibile (0,05), del gas (0,04) e dell'eolico (0,03) (15). Ulteriori dati confermano per il nucleare un costo di 8-11 cents di dollaro per kWh. (16).

Molti dubbi sui costi del nucleare sono anche espressi nel Parere della Regione Sicilia, presentato alla riunione del 13 gennaio 2011, sullo schema della delibera CIPE sulla tipologia di impianti nucleari, in cui si esprime  "forte perplessità  in ordine all'effettiva economicità dell'elettricità da fonte nucleare, considerando ovviamente il costo dell'intero ciclo" e si considera "l'innalzamento dei costi industriali del kWh da nuovi impianti nucleari, confermati da diversi studi anche istituzionali. Ad esempio, secondo le ultime valutazioni del DOE (nov 2010)  sui costi  delle centrali che saranno in funzione nel 2020, il nucleare risulta ormai sensibilmente meno competitivo dell'elettricità da gas, carbone ed eolico" e inoltre si fa riferimento anche alle" preoccupanti criticità tecniche , economiche e quindi commerciali attraversate dalle tipologie di impianti  a cui la delibera fa riferimento (EPR e AP1000)". (17,18,19)

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