Il commento/ France Telecom, caso raro di Opa-pentito
di Giuseppe Morello
Se fate acquisti in un suk arabo sapete che per tirare sul prezzo dovete disprezzare la merce che vorreste comprare. Per questo dovete dire che in realtà quella teiera o quella pashmina non vi piacciono molto, e che anzi ne avete già una e questa sarebbe giusto uno sfizio. Sentendo il vostro desiderio affievolirsi, il venditore ribasserà il prezzo. Funziona così.
Sorprende però ritrovare i meccanismi della contrattazione del suk anche nei mercati finanziari. È quello che ha fatto France Telecom, caso raro di Opa-pentito. I francesi hanno prima fatto un’offerta di oltre 40 miliardi di dollari (l’equivalente di una corposa finanziaria italiana) per la società di tlc scandinava TeliaSonera, grazie alla quale sarebbero diventati il quarto gruppo mondiale nelle telecomunicazioni. Poi, di fronte al rifiuto del board scandinavo che ha giudicato l’offerta troppo bassa, si sono ritirati commentando con aria vaga che l’acquisizione “non era indispensabile per le nostre strategie”. Da non credere. Gente che sposta miliardi e può disegnare gli assetti mondiali di un settore cruciale come le comunicazioni che ragiona come il personaggio della celebre vignetta di Altan, quello che ha delle idee che non condivide.
Stavano per sborsare 40 miliardi di dollari e diventare un colosso mondiale e poi dicono (magari con il tipico sbruffo di sufficienza francese) che in fin dei conti l’acquisizione non è che gli importasse poi molto, anzi non gli serviva proprio.
Ai vertici di France Telecom giriamo un suggerimento di Pino Caruso: “Per non farmi condizionare da ciò che penso, sono arrivato al punto che non mi parlo più”.
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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