Manovra, c'era una volta
il meno tasse per tutti
di Tito Boeri*
Prima del voto in aula, alla manovra sono stati aggiunti l’inasprimento dell'Iva e il contributo di solidarietà per i redditi superiori a 300 mila euro. Questo fa gravare ancora di più sul lato delle entrate l’aggiustamento: la pressione fiscale è destinata a salire di due punti di Pil, al 44,5 per cento; il peso delle entrate sul Prodotto interno lordo si avvicina pericolosamente al 50 per cento (48,7). Quasi metà della manovra rimane indeterminata dato che resta la clausola di salvaguardia sulla delega fiscale e assistenziale.
I saldi sono migliorati dopo l’introduzione dei nuovi provvedimenti di fronte al deterioramento dello spread. Conta soprattutto l’inasprimento Iva, che vale a regime più di 4 miliardi. Il contributo di solidarietà sui redditi superiori a 300 mila euro è deducibile (non sarebbe stato più semplice alzare l’aliquota marginale?) e quindi vale solo 140 milioni a regime. Il contributo delle tasse sale al 73 per cento (dal 61 per cento) nel 2012. Se teniamo conto che gli enti locali si rifaranno dei tagli ai trasferimenti aumentando le addizionali Irpef, come loro consentito già nel 2012 dalla manovra, la quota delle entrate arriva all’86 per cento del totale.
Spariscono del tutto i tagli ai costi della politica a livello provinciale e comunale che erano comunque talmente esigui da non venire quantificati dalla relazione tecnica. Ridotti ulteriormente i pochissimi tagli ai compensi dei parlamentari. Insomma, i tagli di spesa si sono ormai ridotti al lumicino. Si noti che nei documenti presentati alle autorità europee, il Governo si era impegnato a un aggiustamento “prevalentemente sul lato della spesa” e che il ministro Tremonti nell’anticipare la manovra alla Camera aveva parlato di “obiettivi che si devono raggiungere attraverso riduzioni della spesa”.
Non stupisce allora l’incremento della pressione fiscale. Arriverà al 44,5 per cento, due punti in più che in assenza della manovra. La quota delle entrate (tributarie e non) sul prodotto interno lordo è destinata ad arrivare al 48,7 per cento. Insomma un euro ogni due generati in Italia andrà all’erario. Tasse finlandesi con servizi italiani.
Può consolare il fatto che almeno in piccola parte la manovra cerchi di allargare la base imponibile, facendo pagare le tasse anche a chi non le pagava sin qui. Ma meglio stare coi piedi per terra. Stupisce che la Ragioneria dello Stato quantifichi in più di un miliardo gli effetti di misure dall’esito aleatorio e da molti ritenute inefficaci come l’obbligo di fornire le coordinate bancarie in dichiarazione dei redditi (perché non fornire anche i saldi di conti corrente?), la prigione per chi evade più di 3 milioni (quanti sono i contenziosi di quella entità, quanti i grandi evasori che rischiano di andare in prigione? Perché l’Agenzia delle entrate non ce lo dice?). Le stime fanno riferimento al solo effetto di dissuasione che è molto difficile da valutare. Più prudente sarebbe stato non contare su queste entrate. Tra l’altro, in Commissione alcune di queste misure sono state depotenziate, a partire dalla comunicazione obbligatoria delle coordinate bancarie che doveva servire per quegli accertamenti selettivi che nella relazione tecnica venivano valutati fino a 665 milioni.
Quasi metà della manovra (20 miliardi) continua a venire affidata alla norma capestro sul taglio delle agevolazioni fiscali: se la delega per la riforma fiscale non venisse esercitata entro il settembre 2012 si procederà a un taglio automatico del 5 per cento di agevolazioni e deduzioni Irpef e Iva, a scapito soprattutto delle persone con redditi più bassi. Il taglio salirebbe al 20 per cento nel 2014. Sono più tasse e sono regressive e colpiscono soprattutto le famiglie a basso reddito. È una norma che lo stesso governo dichiara di non voler mettere in pratica e di tenere solo come extrema ratio nel caso non si arrivasse all’approvazione di una imprecisata riforma fiscale e assistenziale. Insomma, a più di due mesi dall’apertura di una crisi di credibilità drammatica per il nostro Paese, a quasi quattro settimane dalla decisione della Bce di intervenire a sostegno dei nostri titoli di Stato a fronte dell’impegno del nostro governo ad anticipare l’aggiustamento e a tre settimane dal Consiglio dei ministri che ha impegnato il nostro paese al pareggio di bilancio entro il 2013, il nostro governo non è ancora riuscito a chiarire come raggiungerà questo risultato.
*da Lavoce.info



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