Hu Jintao in visita negli USA

Martedì, 18 gennaio 2011 - 16:59:00

 

di Massimiliano Santalucia

Wen Jiabao e Hu Jintao

Dopo un anno connotato da incomprensioni e tensioni Usa e Cina hanno deciso di cambiare marcia e di cominciare il 2011 all'insegna della distensione. Domani arriva a Washington il presidente cinese Hu Jintao il quale s'incontrerà con il Presidente americano Barack Obama per discutere dei temi che hanno diviso i due paesi durante tutto il 2010.

Di cose di cui parlare i due leader ne hanno molte, a partire dall'economia che vede i due colossi in situazioni diametralmente opposte fino alle questioni geopolitiche riguardanti la situazione in Asia e in particolare la questione coreana. Per Washington é un impegno delicato, molto di rado nella storia recente gli Americani si erano trovati ad affrontare un vertice internazionale da una simile posizione di svantaggio. Mentre la crisi economica ha colpito duramente Washington, Pechino ne é rimasta praticamente immune e questo scenario ha inflitto un duro colpo al prestigio statunitense aumentando, di contrasto, quello cinese. Anche i dati riguardanti i rapporti economici diretti sono tutti a favore del paese di Hu Jintao. La Cina ha un attivo commerciale annuo di 250 miliardi di dollari nei confronti degli Usa, detiene il 21% del debito statunitense ed é in possesso delle più grandi riserve valutarie del mondo per un totale di 2850 miliardi di dollari.

Proprio il disavanzo americano giocherà un ruolo di primo piano nei colloqui con gli americani che cercheranno di colmarlo chiedendo ai cinesi di rivalutare la loro moneta. Tutti i tentativi passati in tal senso sono falliti miseramente poiché i cinesi non hanno alcun interesse ad apprezzare la loro valuta ben sapendo che ciò significherebbe la fine del boom dell'export con conseguenze negative sulla produzione interna e sulla stabilità sociale nel paese. Tuttavia stavolta gli americani pare intendano cambiare approccio: anziché puntare su un discorso di concorrenza sleale per la debolezza della valuta cinese Washington potrebbe far notare a Pechino che una crescita troppo robusta genera inflazione e questa può avere conseguenze sociali non meno negative di una contrazione delle esportazioni.

Altro tasto dolente é la questione nordcoreana. I Cinesi non hanno ancora dimostrato di poter tenere al guinzaglio il loro alleato che in un anno ha bombardato un'isola sudcoreana e ha affondato una nave militare di Seoul. Secondo le rivelazioni di Wikileaks in realtà Pechino non avrebbe ben chiaro cosa succede a Pyongyang e la sua influenza sul regime alleato sarebbe di scarsa consistenza. Tuttavia gli Americani nell'occasione hanno mostrato di voler stringere legami militari ancora più forti con Seoul e Tokyo, rafforzando un'alleanza militare finalizzata ancor più a contrastare l'influenza cinese in quello che Pechino reputa il suo "giardino di casa".

Ma l'elemento che più inquieta Washington é la reale tenuta politica di Hu Jintao e della sua linea riformista. Secondo la stampa americana in realtà ci sarebbero profonde divergenze fra il Premier cinese e i militari in quanto questi ultimi non condividerebbero la linea soft del leader nei riguardi degli Usa e vi sarebbero spesso delle divergenze. Da Mao in poi, passando per Deng Xiaoping e Jiang Zemin, i leader cinesi hanno sempre adottato una politica di apertura e di confronto pacifico con l'Occidente poichè ritenevano che la Cina non fosse pronta ad affrontare gli Americani alla pari. I recenti successi economici però hanno scatenato un'euforia nazionalistica, esaltazione accompagnata dalla convinzione che l'America sia in declino e ora si possa finalmente sfidarla alla pari. I militari sarebbero fra i più convinti fautori di questa linea e oggi cercherebbero di ostacolare qualunque concessione agli Usa, anche in campo economico. A riprova di questa divergenza fra Hu Jintao e Forze Armate, la stampa americana cita il caso del test di un nuovo caccia invisibile effettuato dai Cinesi proprio il giorno di una visita a Pechino del Segretario alla Difesa Gates, un test su cui secondo indiscrezioni Hu Jintao non era d'accordo.


Negli Usa comincia a farsi largo il sospetto che, a differenza dell'economia, a Pechino il potere politico sia meno solido e più frammentato di quanto si pensi. Un elemento che potrebbe ridimensionare il mito dell drago in ascesa ma che fornisce un ulteriore elemento d'instabilità nei rapporti fra Cina e Occidente. E con cui, dopo gli Americani, potrebbe doversi misurare anche il resto del mondo.

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