Crisi/ Guerriero (Manageritalia): anche i dirigenti hanno un sindacato

Martedì, 20 luglio 2010 - 08:36:00

di Rosamaria Sarno

guerriero
Lorenzo Guerriero
Diminuisce, molto timidamente, il numero dei dirigenti che vengono licenziati dalle aziende private: nei primi sei mesi di quest’anno sono stati infatti 4.800, a fronte dei 10mila del 2008 e dei 12mila del 2009. Certo, è ancora presto per parlare di ripresa, ma si rileva anche un ulteriore piccolo spiraglio: finalmente alcune Pmi, purtroppo ancora poche, hanno capito che per stare sul mercato e competere necessitano di una moderna gestione manageriale e iniziano quindi a introdurre dirigenti, spesso sopra i 45 anni, dunque esperti e capaci di garantire competenze, know-how ed esperienza necessari per fare il salto di qualità.
Ma quanti over anta riescono a ricollocarsi, di che tipo di sostegno possono avvalersi i dirigenti italiani alle prese con il problema del licenziamento o coloro che sono “a rischio”? I manager del terziario possono contare su Manageritalia, l’associazione dirigenti, quadri e professional del settore, che opera in termini di vero e proprio sindacato per i propri iscritti. Come spiega ad Affaritaliani.it il presidente,  Lorenzo Guerriero, che ci illustra tutto il sistema di servizi offerto su vari fronti, dalla rappresentanza alla consulenza, alla formazione.
 
Presidente Guerriero, quindi anche i dirigenti hanno un sindacato?
FIOM-CGIL, NUOVA SEGRETERIA NAZIONALE/ Il Comitato centrale della Fiom,
riunitosi ieri e oggi a Roma, ha eletto la nuova segreteria
nazionale dei metalmeccanici Cgil. Su 175 aventi diritto, hanno votato 135 membri del Comitato centrale. I favorevoli alla proposta di Segreteria avanzata dal Segretario generale, Maurizio Landini, sono stati 101, 27 i contrari e 7 gli astenuti. Lo comunica una nota del sindacato.  La Segreteria nazionale risulta ora cosi' composta: Maurizio Landini, Segretario generale, Giorgio Airaudo, Sergio
Bellavita e Laura Spezia. Airaudo e Bellavita sono i nuovi entrati, in sostituzione di Giorgio Cremaschi e Gianni
Rinaldini, arrivati a scadenza di mandato. Con la decisione di
Fausto Durante di non entrare in Segreteria nazionale il numero dei componenti scende da cinque a quattro.  Il Comitato centrale della Fiom ha inoltre eletto il presidente dell'organismo dirigente. Con 11 voti contrati e 13
astenuti, sara' Giorgio Cremaschi a ricoprire questo incarico.

"Certo e aggiungerei eccome. Manageritalia, la Federazione dirigenti, quadri e professional del terziario, nasce a Roma nel 1945 con il nome Andac (Associazione nazionale dirigenti aziende commercio). Da lì in poi in oltre sessant’anni di rappresentanza sindacale dei dirigenti del terziario di cose ne abbiamo fatte parecchie. Abbiamo introdotto nel contratto dirigenti nel 1948 l’assistenza sanitaria integrativa (Fasdac), nel 1957 la previdenza integrativa (Mario Negri), nel 1979 una copertura previdenziale e assicurativa collettiva (Antonio Pastore) e nel 1992 la formazione continua (Centro Formazione Management del Terziario). Insomma, un sindacato moderno che cerca di prevenire le necessità che il mercato e il mondo del lavoro impongono e a questo abbiamo aggiunto nel tempo servizi per la professione e la persona. In altre parole abbiamo creato e gestiamo istituti, tutele e servizi per i dirigenti che formano un moderno sistema di welfare e workfare privato. Poi nel 2003 abbiamo aperto anche a quadri e professional e oggi associamo oltre 35.000 manager: tutti i 23.000 dirigenti del terziario, 7.000 dirigenti pensionati, oltre 2.000 quadri e 3.000 professional. Oggi, quale sindacato o se si vuole associazione professionale, offriamo ai manager rappresentanza istituzionale e contrattuale, valorizzazione e tutela verso la politica, le istituzioni e la società, servizi per la professione e la famiglia, network professionale e culturale. Promuoviamo e valorizziamo il ruolo e il contributo del management allo sviluppo economico e sociale".

Ma un dirigente è sempre licenziabile e quindi qual è il ruolo del sindacato?
"Certo il dirigente, sta nella natura stessa del suo ruolo, è sempre licenziabile. Il nostro compito è quello di costruire e mantenere aggiornato e al passo con i tempi un contratto che lo tuteli adeguatamente. Quindi, il Contratto prevede in caso di licenziamento un preavviso che va dai 6 mesi di retribuzione per un’anzianità sino a 4 anni ai 12 mesi per un’anzianità oltre i 12 anni. Poi nel caso in cui il licenziamento non sia motivato da giusta causa sono previste anche alcune mensilità aggiuntive. Insomma la favola dei dirigenti che escono con liquidazioni milionarie è e resta tale e nel caso riferibile a limitatissimi top manager e molto più spesso imprenditori. I dirigenti che hanno una retribuzione media annua di poco superiore ai 100mila euro lordi all’anno (4.000 euro netti al mese) sono sempre licenziabili e quando gli va bene prendono dalle 6 alle 12/18 mensilità come buonuscita. Anzi oggi, in questo frangente di crisi, spesso devono fare causa all’azienda anche solo per prendere i sei mesi.
Ecco che oltre alla tutela per avere un’uscita dignitosa dobbiamo poi favorire con supporti, servizi e altre iniziative la rioccupabilità".

A questo proposito voi cosa fate sul fronte dei licenziamenti?
"Per un dirigente, ma direi per tutti i lavoratori, la vera tutela del lavoro la si può garantire solo aiutandolo a mantenersi professionalmente adeguato nel tempo e vendibile sul mercato. Quindi formazione e poi servizi e supporti per accompagnare il suo sviluppo professionale. Noi facciamo questo con il nostro Centro di formazione (CFMT), proponendo consulenza di carriera, coaching e l’innovativo servizio di valutazione, certificazione e sviluppo professionale chiamato Youmanager. Abbiamo, sempre per il dirigente licenziato, una “Polizza Ponte” che copre i contributi ai fondi contrattuali per un anno, la possibilità di continuare a frequentare sempre per un anno la formazione del CFMT e comunque l’opportunità di continuare anche operando come libero professionista a versare e fruire delle prestazioni dei fondi contrattuali. Poi abbiamo recentemente destinato, insieme alle nostre controparti (Confcommercio ecc.) otto milioni di euro per il biennio 2010-2011 per aiutare le aziende in crisi e i manager licenziati".

In questo ultimo caso di cosa si tratta?
"Destinatari dell’iniziativa sono i manager disoccupati e le aziende in crisi che invece di privarsi dei loro manager per tagliare i costi possono utilizzare il supporto del Cfmt per ritrovare, anche grazie a un percorso consulenziale/formativo ad hoc che coinvolga i manager, la strada della ripresa. Per i manager già usciti dalle aziende e disoccupati a partire dal 1° settembre 2008 (quasi 4.000 sino ad oggi) si propone invece un percorso di riconsiderazione e ricostruzione del proprio futuro professionale, anche alla luce della situazione attuale. In entrambi i casi il Cfmt, oltre a finanziare il percorso formativo consulenziale, supporta l’azienda anche sostenendo il costo del lavoro del manager che segue il percorso con un contributo di 250 euro per un massimo di 10 giorni e i dirigenti licenziati con un contributo di integrazione al reddito sempre di 250 euro per un massimo di 10 giorni. Potenzialmente l’iniziativa può supportare 2.000 dirigenti, ancora in azienda o già usciti, con un contributo medio di 4.000 euro che agendo sui grandi numeri può garantire un rapporto costo/qualità molto elevato. Sino ad oggi hanno richiesto il supporto formativo/consulenziale una decina di aziende e oltre 300 dirigenti.
Poi stiamo lavorando da anni con le istituzioni e la politica per dare ai manager, dirigenti e quadri, la possibilità di ricollocarsi favorendo con sgravi e aiuti le imprese che vogliono dotarsi per la prima volta o aumentare la presenza manageriale. In questo senso ci sono in campo, sia nel nostro contratto sia grazie a finanziamenti pubblici, tutta una serie di incentivi che dovrebbero favorire l’aumento della cultura, competenza e presenza manageriale nelle nostre aziende e dall’altro dare una possibilità concreta a tanti validi professionisti che una volta usciti dalle aziende non trovano sbocchi".

Ma il vostro è un impegno corporativo?
"Direi proprio di no. In primo luogo perché da anni ci battiamo per obiettivi che sono e vanno a vantaggio di tutti: la parità delle donne che lavorano, il riconoscimento del merito e l’aumento della produttività incentivando la retribuzione variabile e legata ai risultati raggiunti, l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e soprattutto la crescita della capacità della nostra economia e società di competere aumentando il fattore manageriale.
Come purtroppo solo ora stanno cominciando a capire alcune imprese, le istituzioni ecc., il gap di cultura e presenza manageriale è uno dei principali fattori che nell’economia privata come in quella pubblica ha rallentato la nostra capacità di crescere e competere negli ultimi 15 anni. Le Pmi vanno benissimo e sono il nostro patrimonio, ma o troviamo un modo per metterle in rete e dare loro, con tutte le forme che si vogliono e non solo necessariamente assumendo un bravo dirigente, una vera e propria gestione manageriale o non andiamo da nessuna parte. Mi pare chiaro che questa sia una battaglia a favore di tutto il Paese che poi è anche la migliore tutela che possiamo dare ai manager. Far capire al Paese che il fattore manageriale è indispensabile per competere e crescere!"

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