GM-Opel/ Le reazioni. Gli operai ora temono la cura dimagrante. Putin sorpreso. Da Magna-Srebank verifica sulla legalità della decisione

Mercoledì, 4 novembre 2009 - 16:00:00

La decisione "quasi" a sorpresa del Cda di General Motors di considerare carta straccia l'accordo per cedere il 55% di Opel al consorzio formato dall'austro-canadese Magna e dalla russa Sberbank (il secondo accordo a saltare dopo che l'ex socio di Fiat Auto ha ottenuto gli aiuti di stato e la protezione dai creditori garantita dalla bancarotta pilotata, il primo essendo stato quello relativo al marchio Saturn, di cui cesserà la produzione anziché essere ceduto al gruppo Penske Automotive) continua a suscitare reazione da parte di tutte le parti interessate direttamente o indirettamente.

Se una reazione favorevole all'annuncio filtra dall'Inghilterra, scettica fin dall'inizio della vicenda e dove Vauxhall, la controllata inglese, potrebbe trarre qualche beneficio dalla decisione del gigante di Detroit di optare per un rilancio anziché una cessione, tanto che il leader sindacale Tony Woodley, già dipendente della stessa Vauxhall, ha definito la notizia una "decisione fantastica", di tutt'altro tenore sono le voci che si levano dalla Germania e dalla Russia.

Nel primo caso il governo di Angela Merkel ha già definito "inaccettabile" la decisione e chiede ora la restituzione degli 1,5 miliardi di euro di aiuti che aveva fornito a Gm (il cui titolo ha intanto aperto a Wall Street la seduta con un rialzo superiore al 13%) per concludere l'accordo con Magna. Un accordo che era stato uno dei cavalli di battaglia della Merkel, schierata apertamente  a favore di una soluzione che, pur dando le minori garanzie industriali, pareva assicurare il minor costo in termini di licenziamenti e chiusura di stabilimenti, oltre a rinsaldare le relazioni con la Russia di Putin, che la Germania corteggia da tempo soprattutto in campo energetico.

Improntati all'amarezza e ad una certa preoccupazione anche i primi commenti dei 25 mila operai tedeschi del gruppo (la metà della manodopera di Opel in tutta Europa), anche perché General Motors, che ha annunciato la presentazione "a breve" del piano di ristrutturazione delle proprie attività in Europa, pare intenzionata a chiudere comunque lo stabilimento di Bochum. Immediata anche la reazione sindacale, con la proclamazione di uno stato d'agitazione che da domani farà incrociare le braccia ai lavoratori dei quattro stabilimenti tedeschi.

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