Giappone/ Effetti profondi e duraturi sul settore automobilistico mondiale. Opportunità per Ford e Hunday
Il terremoto che ha colpito il Giappone avrà un impatto “profondo” sul settore automobilistico mondiale, secondo l’opinione di Vivek Vaidya, Vice President per il settore Automotive & Transportation di Frost & Sullivan Asia Pacific che sottolinea come si sia trattato di un disastro “di livelli non sperimentati in precedenza” e che nonostante il leggero miglioramento del flusso di notizie in arrivo dall’impianto nucleare di Fukushima-1 il problema è “tutt’altro che risolto”. 
Toyota Prius
Il sisma ha infatti danneggiato il settore automobilistico giapponese più di altri, con interruzioni di produzione che nel breve periodo potrebbero portare Toyota a tagliare la produzione da 40 a 45 mila auto, Honda tra le 30 e le 35 mila vetture, Nissan di circa 25 mila unità. Ma l’impatto del cataclisma non si rifletterà soltanto sui bilanci dei produttori di auto e ricambi del Sol Levante: l’impatto del terremoto sull’intera catena di rifornimento, ad esempio, non è ancora del tutto chiaro e non si può sperare che il settore recuperi il consueto livello di attività prima che tutti i danni siano riparati lungo l’intera filiera produttiva.
Lo stop del Giappone a sua volta potrebbe portare a interruzioni dei flussi produttivi di alcuni impianti in Europa o negli Usa, ad esempio per una carenza di forniture di componenti quali le batterie al momento prodotte quasi esclusivamente da gruppi giapponesi. Mentre potrebbe, per contro, avvantaggiare rivali diretti come i produttori coreani (sia di auto sia di componenti).
Ovviamente come in ogni evento di questo tipo ci saranno vincitori e vinti anche a livello di singoli marchi: se Renault rischia di pagare caro il suo legame con Nissan, Ford o Hunday potrebbero guadagnare quote di mercato per l’esaurirsi di scorte di modelli concorrenti ai propri come la Prius, l’Insight o la Fiat. Il produttore di Detroit, secondo Vaidya, potrebbe in particolare veder crescere la domanda per i propri modelli ibridi, che dipendono solo in minima parte da componentistica giapponese, così come potrebbe capitare al gruppo coreano, mentre General Motors rischia di vedere un guadagno più modesto, perché in parte colpita dal cataclisma che ha portato l’impianto di Shreveport a interrompere la produzione per mancanza di forniture.
Più a lungo termine sul settore impatterà l’evolversi del mercato dell’auto in Giappone, su cui almeno due sono i fattori che avranno un impatto determinante: da un lato occorrerà vedere se lo yen resterà forte come in queste settimane, o se tornerà a perdere quota contro dollaro ed euro ridando fiato agli esportatori (compresi i produttori automobilistici), dall’altro si dovrà valutare l’effetto benefico dello sforzo di ricostruzione e la possibile sterzata verso una “green economy” che favorisca le energie alternative rispetto al nucleare da parte del governo di Tokyo.
Sferzata che potrebbe portare molti produttori a investire in nuove soluzioni di trasporto (come il “car sharing” o il “car pooling”) piuttosto che semplicemente nel far crescere la domanda di veicoli elettrici e di auto ibride. E che dunque potrebbe produrre un ulteriore impatto strutturale per il settore automobilistico mondiale, specie se non si tratterà solo di un caso isolato ma di un trend a cui guarderanno con rinnovato interesse i principali governi mondiali.
Luca Spoldi



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