Generali/ Profumo esce, ma tanto i giochi per Trieste sono già fatti. Il 2,2% dell'ex pacchetto UniCredit comprato da Effeti (Fondazione Crt e Ferak)
Considerando che Mediobanca ha circa il 15%, che Caltagirone, imprenditore che non ha mai nascosto le sue simpatie per l'ex Capitalia, ha in tasca il 2% e Mps, la banca senese di cui sempre il costruttore romano è vicepresidente con un pacchetto azionario significativo, ha l'1,5%, lo schieramento pro Geronzi può contare su un 18,5%. Soglia azionaria che, a conti fatti, rappresenta un'ottima ipoteca per influenzare gli esiti dell'assemblea.
Gli altri azionisti rilevanti del Leone sono: la Banca d'Italia con il 4,5%, il fondo Blackrock con il 2,9%, il gruppo De Agostini con il 2,7% e il gruppo Luxottica che possiede un pacchetto di poco inferiore al 2%. Un blocco del 12,1% che, se vi si aggiungono il 2,8% prima in mano a UniCredit e un altro 4% circa rastrellato strategicamente sul mercato in vista dell'appuntamento clou di primavera, potrebbe costituire uno schieramento altrettanto forte, nel caso in cui questo secondo gruppo decidesse di opporsi congiuntamente in assemblea alla mozione Mediobanca. Un'eventualità che avrebbe assunto un significato strategico se, invece, i rappresentanti della famiglia Boroli e Drago (De Agostini) e Del Vecchio (Luxottica) non avessero scelto, come sembra, l'apparentamento con Mediobanca.
Alcuni analisti fanno notare che, proprio perché i giochi sembrano ormai fatti con gli altri soci che hanno deciso di lasciare campo libero aalla merchant bank milanese e a Geronzi di fare le sue mosse (anche i francesi di Piazzetta Cuccia pare abbiano sotterrato l'ascia di guerra su un eventuale rinnovo a Bernheim), UniCredit ha deciso di vendere ora. Un timing che le ha consentito di sfruttare tutti gli effetti speculativi (ormai terminati) che l'assemblea di primavera ha avuto sulle quotazioni del titolo in Borsa (+7%), riuscendo a intascare circa 50 milioni in più.
Resta però da capire dove andrà a pesare quel 2,2% ora in mano all'alessandrino Palenzona e ai veneti di Ferak. Una quota che fa entrare nella partita come vero protagonista quel vicepresidente di Unicredit, nonché uomo forte della Crt, che per ora è dato come successore designato di Geronzi in Piazzetta Cuccia.
L'ipotesi più accreditata è che proprio in vista della sua prossima presidenza in Mediobanca, Palenzona abbia voluto rafforzare il peso della merchant bank milanese a Trieste, dal momento che un eventuale arrivo del banchiere di Marino significherebbe spostare il pacchetto in mano a Caltagirone e Mps dall'area di controllo milanese a quella del nuovo presidente.
L'altra ipotesi, invece, tira in ballo le Fondazioni. Il manager di Novi Ligure avrebbe infatti pianificato l'acquisto del pacchetto di Unicredit nell'ottica di una strategia di più lungo periodo. Strategia messa a punto con l'amico Paolo Biasi, numero uno di CariVerona, che ha sempre guardato alla presidenza del Leone con un certo interesse. Insomma, con il 2,2% venduto da Profumo, Palenzona avrebbe posto un primo presidio delle Fondazioni nella roccaforte triestina. Per arrivare dove, sarà forse più chiaro nelle prossime settimane.
Andrea Deugeni



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