Casi e casini di borsa/ Generali, dove non riuscì il management, potè Geronzi: titolo in ripresa

Giovedì, 7 aprile 2011 - 17:11:00

Generali, si volta pagina: conclusa dopo meno di un anno il regno di Cesare Geronzi, al quale sarebbe andata una liquidazione di quasi 20 milioni di euro (simbolo del “moral hazard” all’amatriciana che in Italia porta a premiare con somme imbarazzanti anche figure più sensibili alle istanze del “palazzo” che agli interessi dei propri azionisti), per il management è ora di tornare a far crescere un gruppo che negli ultimi anni è apparso fin troppo ingessato.

Per Standard & Poor’s il terremoto ai vertici di Generali e le recenti turbolenze sulla governance non sono un motivo tale da dover cambiare il rating del leone, in quanto non impediranno all’amministratore delegato Giovanni Perissinotto e alla sua squadra di implementare le linee strategiche del gruppo e pertanto non avranno impatto sulla stabilità finanziaria della compagnia. Ma il mercato sembra voler andare oltre e si aspetta (o sogna?) una compagnia in grado di tornare a crescere col passo dei migliori.

Critiche e speranze non nuove: già Davide Serra, gestore del fondo Algebris, aveva provato un affondo tra il 2007 e il 2008, criticando a un tempo uno stile di gestione eccessivamente prudente e l’investimento minimo del top management nei titoli della compagnia. Tanto che alla vigilia dell’assemblea  del 2008 il gestore dichiarò al Sole 24 Ore: “Antoine Bernheim ha 70 mila azioni, Sergio Balbinot 12.200, Giovanni Perissinotto 22 mila e Raffaele Agrusti meno di 2 mila. Mi sembra un approccio timido nei confronti della società, considerando che messe assieme queste azioni valgono 3,2 milioni di euro”.

Molto diversa la situazione all’estero: “Se guardiamo a una compagnia dello stesso settore, la francese Axa, il presidente Claude Bébear ha investito 65 milioni di euro, il Ceo Henri de Castries 34 milioni e gli altri 5 top manager hanno ognuno quanto la somma di tutto il top management di Generali” concludeva il gestore. La crisi finanziaria seguita al crack di Lehman Brothers nel settembre di quello stesso anno è sembrata aver sepolto la questione, ma con mercati che, come notano analisti come Alessandro Fugnoli di Kairos Partners, hanno ormai definitivamente archiviato i timori di una nuova crisi e dato per acquisita una nuova fase di crescita mondiale, è la borsa stessa a chiedere a gran voce di risolvere una volta per tutte la questione.

Per convincersene basta confrontare l’andamento (rettificato per gli eventuali dividendi o operazioni sul capitale effettuate nel frattempo) di Generali, Axa e Allianz al 12 settembre 2008 (ultima seduta prima della richiesta di “chapter 11”, ossia di fallimento, di Lehman Brothers) ad oggi. Generali valeva all’epoca l’equivalente di 21,70 euro, toccò un minimo di 9,57 euro il 9 marzo 2009 ed oggi quota a 16,22 euro, vale a dire il 25,25% sotto i livelli pre-crisi e  il 69,50% sopra i minimi.

La sua concorrente francese, Axa, valeva l’equivalente di 21,40 euro, toccò un minimo di 5,50 euro ed oggi vale 15,74 euro: rispettivamente una minusvalenza del 39,95% da inizio periodo ma anche un rimbalzo del 186,2% dai minimi.

Infine la tedesca Allianz valeva l’equivalente di 100,01 euro attuali, toccò un minimo a 44 euro e oggi oscilla a 103,10 euro. In questo caso il titolo ha addirittura superato i livelli pre-crisi (segna un 3% di guadagno rispetto ad allora), grazie a un poderoso rimbalzo dai minimi del 134%, peraltro inferiore a quello messo a segno dalla concorrente francese. In tutti i casi se con mercati “orso” le argomentazioni di Serra potevano essere accantonate in nome di una “sana e prudente gestione” che evitasse di correre rischi di sorta in un momento particolarmente delicato per l’economia mondiale e per i mercati finanziari, oggi che  il pericolo pare alle spalle è evidente che i mercati sono tornati a fare il tifo per quei manager che sanno creare maggior valore per i loro azionisti.

Un problema questo che sembra non aver ancora trovato una soluzione del tutto convincente a Trieste, anche se la reazione di questi ultimi due giorni di borsa alla notizia dell’addio del Cesare di Roma sembra indicare che il mercato ora torni a sperare in una rinnovata voglia di crescere e fare affari del gruppo. Diversamente è facile prevedere che coloro che oggi brindano ad una vittoria potrebbero tornare sul banco degli imputati quanto prima.

Luca Spoldi

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