Generali/ Perissinotto: su Intesa Vita decideremo per aprile, dividendi in linea con concambio per Alleanza
Generali è “soddisfatta del rendimento del proprio portafoglio immobiliare” di cui fa parte il 100% di Generali Properties, mentre per quanto riguarda il futuro della joint venture paritetica con Intesa Sanpaolo (Intesa Vita, ndr) il gruppo triestino, che oggi ha illustrato la fusione per incorporazione di Alleanza e delle attività di Toro Assicurazione nella capogruppo, “la questione è aperta”, ma c’è tempo, “un tempo che coincide con l’approvazione del bilancio” (che avverrà ad aprile con l’assemblea degli azionisti).
Lo ha dichiarato stamane, in conference call, l’amministratore delegato del gruppo di Trieste, Giovanni Perissinotto. Per quanto riguarda i rapporti con Intesa Sanpaolo, principale concorrente del gruppo UniCredit che di fatto è l’azionista di riferimento (e per alcuni il “promesso sposo” ideale) di Mediobanca e dunque indirettamente del gruppo assicurativo, il momento di decidere se lasciar morire la partnership di morte naturale a fine anno o se rinnovarla giungerà dunque in tempi brevi.
La sensazione è che a Trieste al momento vi sia una certa delusione per i risultati ottenuti: interrogato dai giornalisti riguardo una battuta di Antoine Bernheim che pur ammettendo che “finora non hanno funzionato benissimo” auspicava il rinnovo dei patti, Perissinotto ha confermato come “per Generali le cose non sono andate molto bene”, visto che Trieste ha “perso 1.000 sportelli, per motivi di Antitrust, a cui si è aggiunto il declino dell'attività di bancassurance”.
“Non siamo contenti degli sviluppi, ha concluso Perissinotto, ma la decisione sarà presa dal titolare del rapporto di joint venture che è Alleanza”. Sul cui concambio d’incorporazione (fissato pari a 0,33 titoli Generali per ogni azione Alleanza), ha poi fatto sapere il manager, non impatterà il dividendo, che entrambe le società distribuiranno in modo tale da non alterare il rapporto e dunque all’incirca nello stesso rapporto .
Il che significa che non sarà possibile, come capitato lo scorso anno, distribuire mezzo euro di dividendo per ogni azione Alleanza e contemporaneamente 90 centesimi per ogni titolo Generali, dato che in questo caso il rapporto è di 0,55. Delle due l’una, o Alleanza staccherà un dividendo inferiore proporzionalmente a quello dello scorso anno o sarà Trieste ad aumentarlo, ferma restando l’intenzione di distribuire tutto l’utile al netto delle necessità legate al mantenimento di un “solido indice di solvibilità”.
Raffaele Agrusti, direttore finanziario del gruppo, ha tuttavia sottolineato che “il calcolo non va fatto al centesimo perché abbiamo un margine di flessibilità”, quella stessa flessibilità per preservare la quale il gruppo ha deciso di ricorrere ad un “classico” aumento di capitale per realizzare l’operazione, senza utilizzare le azioni proprie. Genarli, ha aggiunto Perissinotto, non ha del resto problemi a rifinanziare il proprio debito e può dunque “emettere carta”, tanto più che qualche contatto è già in corso con investitori interessati e che “qualche operazione si chiuderà presto” ha spiegato l’amministratore delegato.
Luca Spoldi



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