Generali/ Ok ai conti 2010. Anche di Bollorè. Cda a 17 membri, senza la Botin
Voto a favore a stragrande maggioranza dell'assemblea Generali sul bilancio 2010 e sulla riduzione dei componenti del cda. L'assemblea ha approvato il bilancio con il 99,6% dei voti a favore; lo 0,25% ha votato contro. Sì anche dal vice presidente Vincent Bollore', che controlla un piccolo pacchetto di titoli. L'assemblea ha poi approvato con il 95,79% dei voti la proposta di Mediobanca di ridurre a 17 il numero dei componenti del cda, senza sostituire la dimissionaria Ana Botin. Il board della compagnia nominato lo scorso anno era di 19 membri ed era già sceso a 18 con le dimissioni a marzo di Leonardo Del Vecchio, di cui pure si era decisa la non sostituzione.
Un voto di pace, isomma, dopo la bufera che ha coinvolto la compagnia e che ha portato alle dimissioni di Cesare Geronzi. A certificarlo anche il commento di Diego Della Valle, uno dei protagonisti dello scontro che lo ha visto opporsi all'ex-presidente. "L'assemblea è andata bene, alle Generali è tornata la concordia", ha commentato il patron di Tod'S. "Con Bollorè - ha aggiunto - va tutto bene, ma non da adesso, siamo amici da sempre, tra me e lui non c'è nulla di personale". "Trovo sia stato saggio quello che ha fatto e apprezzato da tutti, è anche un bel segnale - ha aggiunto riferendosi alla decisione di Bollorè di votare a favore del bilancio in assemblea - da oggi occupiamoci di riportare la concordia". E? tornata? "Direi di sì".
Quanto ai numeri, il gruppo ha chiuso il primo trimestre con un calo dell'8,3% della raccolta premi, a 19,1 miliardi di euro. Il risultato operativo e l'utile netto registrano comunque una crescita. Lo ha affermato l'amministratore delegato Giovanni Perissinotto, anticipando i dati durante l'assemblea. "Il calo dei premi - ha detto - e' interamente ascrivibile alla caduta dei premi unici nel ramo vita, che si erano concentrati nel 2010 in questo periodo. Ci aspettiamo che dai prossimi mesi la situazione diventi omogenea. I premi annui del ramo vita sono cresciuti del 3,1%. Nel ramo danni i premi sono pari a 6,8 miliardi, in crescita del 2,1%". Nel complesso, ha aggiunto, "l'andamento dei conti e' buono, i risultati operativi e bottom line sono in crescita". Per l'intero anno, ha concluso, riteniamo che i buoni risultati raggiunti nel primo trimestre, insieme alle operazioni di efficientamento in atto, ci consentono di guardare con ottimismo a un ulteriore miglior performance per i nostri risultati".
Perissinotto, ha anche sottolineato che "la politica di una remunerazione adeguata del capitale è un obiettivo primario della società" e per questo il dividendo è stato triplicato negli ultimi tre anni, passando da 0,15 a 0,45 euro, andando quindi a "premiare la fedeltà degli azionisti".
In risposta alle critiche dei soci, ma anche a recenti articoli di stampa sull'argomento, il ceo si è soffermato sulla performance in Borsa del titolo, che – ha detto - ha risentito dell'"andamento penalizzante dell'intero settore e particolarmente della Borsa italiana". Importante è "non fare confusione tra andamento di Borsa e andamento della società che è buono", tanto che "in un momento di grande difficoltà non ha chiesto soldi ai soci per superare la crisi e ha pure aumentato il dividendo".
Secondo il ceo, i paragoni – ritenuti sfavorevoli nei confronti di Generali - spesso fatti con i concorrenti si sono basati su indicatori "superficiali", mentre andrebbero tenuti in considerazione il combined ratio, il rapporto tra risultato operativo e riserve tecniche e il valore della nuova produzione, che vedono le Generali in linea, se non in posizioni migliori, rispetto ai big della concorrenza. Sulla redditività, ha poi inciso anche il peso della tassazione, con imposte consolidate per oltre 900 milioni di euro sul 2010, quasi il doppio rispetto al 2009.
Sulla partecipazione all'aumento di capitale da 5 miliardi di euro di Intesa Sanpaolo, di cui il Leone è socio con il 4,79%, Perissinotto ha ribadito che con il venire meno dell'accordo industriale di bancassurance tra i due gruppi, la quota è "un investimento finanziario e quindi gestito da manager solo in un ottica di creazione di valore". Sarà dunque su questa base che "si deciderà sulla partecipazione o meno all'aumento di capitale".
Il ceo ha difeso l'importanza degli investimenti nel settore immobiliare, per la redditività e il ruolo di protezione anti-inflazione e ha messo in evidenza l'importanza dell'asset management, dove il gruppo vuole crescere per "colmare il gap nel settore con i concorrenti". Il focus è sul Sud-Est Asiatico, dove il gruppo sta dando forte impulso alle posizioni assunte a Singapore e Hong Kong, attraverso Bsi, forte ora di uno staff di 250 persone nell'area e con una raccolta arrivata a 9 miliardi di dollari, superiore alle attese, tanto che gli obiettivi che erano di arrivare a 15 miliardi "potranno essere aumentati a 20 miliardi". Tra Banca Generali e Bsi l'attesa – ha detto il ceo - è di un aumento dei profitti del 25-30% l'anno.



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.

















