Galassia Ligresti/ FonSai, Mediobanca chiama Polegato. Mr Geox pronto a entrare nel salotto

Per i Ligresti sembra avvicinarsi il redde rationem, ma che Fondiaria-Sai possa decidere autonomamente il nome degli eventuali nuovi soci destinati a partecipare al prossimo aumento da 750 milioni di euro ed affiancare o, molto più probabilmente, sostituire i Ligresti nel ruolo di azionista di controllo del gruppo assicurativo non ci crede nessuno.
E questo non solo perché Mediobanca, principale creditore del gruppo con un'esposizione (prestito subordinato) pari a oltre un miliardo di euro non può permettere eventuali passi falsi nella ristrutturazione finanziaria (margine di solvibilità in forte tensione) del secondo gruppo assicurativo italiano, quanto perché in pancia a Fondiaria-Sai vi sono quote in Rcs, Pirelli, Generali, UniCredit oltre che nella stessa Mediobanca, i salotti buoni della finanza italiana.Salotti il cui status quo i principali attori economici del nostro Paese vogliono mantenere intatto magari facendo entrare forze fresche ogni qual volta qualche membro dei vari patti di sindacato è costretto a uscire. Ecco che nel caso della crisi dei Ligresti, è circolato il rumors che la transizione in FonSai pilotata dai delfini di Vincenzo Maranghi in Piazzetta Cuccia (Alberto Nagel e Renato Pagliaro) abbia come protagonista, oltre a Claudio Sposito del fondo Clessidra, il patron di Geox Mario Moretti Polegato. Nome di punta del made in Italy che riceverebbe così la definitiva consacrazione al ruolo di primo attore, entrando nel gotha del capitalismo tricolore.
I piani di Nagel e Pagliaro, però, potrebbero scontrarsi con i numeri di FonSai che oggi ha aggiornato in Borsa un nuovo minimo, lasciando sul terreno quasi l'8% (pesante anche Premafin che non riuscirà a far la sua parte nella maxi-ricapitalizzazione della controllata: -11,61% a 0,11 euro). Con un titolo che ormai quota 65 centesimi di euro per azione, con un calo dell'82% rispetto ai valori di inizio anno, la compagnia assicurativa guidata da Emanuele Erbetta è di fatto già un titolo tossico per chiunque abbia già provato a investirvi, a cominciare da UniCredit, che dei 180 milioni di euro, investiti a inizio anno in cambio del 7% scarso della compagnia, ha già visto evaporarne circa 150 (una cifra che ormai consentirebbe di rilevare sul mercato quasi la metà del capitale della compagnia).
Anche se Erbetta e Peluso hanno annunciato per primavera un nuovo piano industriale che poitrebbe risollevare le sorti delle azioni, entrare nella stanza dei bottoni potrebbe rivelarsi un sacrificio troppo oneroso anche per il più liquido dei nuovi notabili della finanza italiana.


mediobanca
Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.






































