Gabbie salariali/ Sindacati e Confindustria bocciano la tesi del governo

Lunedì, 10 agosto 2009 - 18:43:00
marcegaglia

Silvio Berlusconi ed Emma Marcegaglia
''Una misura da bocciare''. Sindacati e Confindustria rimandano al mittente l'ipotesi ventilata dal governo
(ultimo Silvio Berlusconi con l'intervista al Mattino), di un ritorno alle cosiddette ''gabbie Salariali''. La misura, introdotta in Italia con l'accordo interconfederale del 6 dicembre 1945 dalla Cgil unitaria e da Confindustria e abolita nel 1969, e' ormai una ''storia chiusa'' per imprenditori e rappresentanti dei lavoratori che ribadiscono il proprio ''no'' ad un ritorno al passato.

Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni ''se pensassimo davvero di stabilire i salari per legge sarebbe un ritorno all'Unione Sovietica, scavalcando le parti sociali proprio dopo aver definito il nuovo impianto contrattuale che da' forza alla contrattazione locale e aziendale''. Quindi - per Bonanni - quella delle gabbie ''non e' una proposta seria''. Dello stesso avviso anche il leader della Cgil, Guglielmo Epifani secondo cui ''il costo della vita al Sud e' piu' basso rispetto che al Nord, ma pensare che le diseguaglianze si risolvano tagliando le buste paga di chi vive nelle regioni meridionali e' pura demagogia''.

Secondo Epifani ''le differenze di stipendio, o gabbie salariali, ci sono gia': fra Nord e Sud, ma non solo. Aumentare i divari sarebbe un fatto 'inaccettabile' che renderebbe ancora piu' dura la capacita' di tenuta delle famiglie davanti alla crisi, di cui il sindacato non vede affatto la fine''. Schietto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti per il quale ''il ritorno alle gabbie salariali e' una stupidaggine''. Secondo il leader della Uil, infatti, tale ipotesi sara' presto accantonata perche' - dice - ''il dibattito su questo argomento appena passera' il mese di agosto verra' accantonato e a settembre non ne parleremo piu'''.

Anche la Confindustria di Emma Marcegaglia boccia l'ipotesi di un ritorno alle gabbie. Il direttore generale della confederazione, Giampaolo Galli non usa giri di parole per affermare che gli industriali sono ''contrari a una norma che impone un differenziale salariale tra diverse aree del Paese''. Per Galli, infatti, ''se parliamo di una legge o di una norma che definisca rigidamente differenziali per macroaree salariali, per Confindustria e' una storia chiusa. Bisogna invece lavorare su differenziali retributivi tra singole aziende in funzione di obiettivi di produttivita'''.
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