G20/ Restano le spaccature alla vigilia del vertice
Ognuno deve fare la propria parte. E' l'invito lanciato dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, agli altri leader del G20, in una lettera inviata alla vigilia del vertice che prendera' il via domani a Seul. "Una forte economia Usa e' il piu' importante contributo che gli Stati Uniti possano dare alla ripresa globale", ha sottolineato Obama.
"Nessun paese - ha spiegato il presidente americano - puo' raggiungere l'obiettivo comune di una ripresa forte, sostenibile ed equilibrata da solo". Obama ha chiesto quindi alle sue controparti di "fare la loro parte" per ridurre gli squilibri commerciali a livello globale.
Le posizioni appaiono comunque molto distanti, almeno da quanto e' emerso dai lavori preparatori, durati 14 ore, per trovare un'intesa sulla bozza di comunicato finale. Secondo il portavoce della presidenza coreana, Kim Yoon-Kyung, "ciascun paese resta fermo sulle sue posizioni iniziali".
Secondo quanto si apprende da fonti ufficiali alla fine del vertice verra' rilasciato un comunicato ma il documento non conterra' target numerici precisi.
Cina e Germania, che continuano ad attaccare apertamente la decisione della Fed di immettere nuova liquidita' nell'economia Usa, si oppongono alla proposta americana di stabilire un tetto sui surplus correnti. Riguardo ai tassi di cambio, poi, secondo le fonti il comunicato fara' riferimento alla necessita' di avere "movimenti flessibili dei tassi di cambio", senza menzionare in modo specifico alcuna moneta.
Intanto fonti del Financial Stability Board assicurano che non c'e' alcuna lista di banche troppo grandi per fallire. La precisazione arriva dopo che il Financial Times ha fatto trapelare la notizia che il G20 starebbe per pubblicare una lista delle banche 'too big to fail' e dunque a rischio sistemico. Le stesse fonti precisano il Fsb non sta lavorando a una lista ma alla definizione dei criteri per identificare tutte le banche a rischio sistemico, le quali dovranno tutte essere sogette a requisiti di capitale piu' severi, che consentano loro di assorbire le eventuali perdite e di evitare rischi sistemici.
Il quotidiano finanziario britannico in un articolo pubblicato oggi scrive che alle banche che possono creare rischi sistemici si pensa di porre una stretta sui requisiti di capitale del 2-3% superiore a quella prevista dal Basilea 3, mentre alle altre, piu' focalizzate sui mercati interni, come le banche cinesi e giapponesi, non si pensa di chiedere sforzi ulteriori.
La lista delle banche 'too big to fail' non e' ancora stata conclusa ma, secondo quanto rivela il FT, includerebbe 2 banche italiane (Unicredit e Intesa), una tedesca (Deutsche Bank), 2 spagnole (Santandere e Bbva), una olandese (Ing), 2 svizzere (Ubs Credit Suisse), una serie di banche Usa (BoFa-Merrill, Citi, Goldman Sachs, JPMorgan, Morgan Stanley) e alcune banche britanniche (Rbs, Hsbc, Barclays, Standard Chartered).



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