G20/ Mini-accordo su valute e commercio
Il G20 di Seul si chiude con un fallimento sostanziale. I grandi del mondo hanno infatti siglato una mini- intesa sui cambi: c'è l'impegno di evitare le svalutazioni competitive, ma la Cina è riuscita a far cancellare dal comunicato finale riferimenti critici alle sottovalutazioni. Via libera invece alle cosiddette "regole Draghi" ovvero ai requisiti più duri per la finanza, compresi i nuovi standard su capitali e liquidità. "La ripresa globale continua ad avanzare ma i rischi di inversione permangono. Siamo decisi a fare di più", hanno poi sottolineato i leader nel comunicato lanciando "un piano di azione di Seul" per "assicurare un fermo impegno a cooperare", per "produrre un piano con impegni politici di ciascun Paese e raggiungere i tre obiettivi di una crescita forte, sostenibile, equilibrata". Il presidente Usa, Barak Obama, ha poi ribadisce che gli Usa sono il motore mondiale", mentre L'Unione Europea ha tentato di rassicurare il mercato sul caso Irlanda: "C'è una rete di salvataggio europea".
CAMBI - I leader del G20 hanno raggiunto un'intesa per "evitare svalutazioni competitive" dei cambi e hanno definito le "linee guida indicative" per far fronte agli squilibri commerciali correnti. In maniera piuttosto vaga hanno hanno convenuto sulla necessità di "muoversi verso un sistema dei cambi determinato in modo maggiore dal mercato" per riflettere "i sottostanti fondamenti economici". Ma ogni riferimento alla questione delle monete "sottovalutate" è stato espunto dal testo per la decisa opposizione della Cina.
REGOLE FINANZIARIE - I leader del G20 hanno sottoscritto un accordo su regole finanziarie piu' dure a livello globale, inclusi i nuovi requisiti sui capitali e sulla liquidita'. I leader a Seul appoggiano anche misure per regolare megio le "importanto istituzioni finanziarie a rischio ssistemico", cioe' gli istituti finanziari 'too big to fail'. "Questa nuova cornice regolamentare - si legge nel comuinicato finale - assicurera' un sistema finanziario piu' resistente frenando gli eccessi del passato del settore finanziario e servendo meglio le necessita' della nostra economia".
LAVORO - I leader del G20 concordano sulla necessita' di creare piu' lavoro per favorire la ripresa. "Riconosciamo - si legge nel comunicato - l'importanza di far fronte alle maggiori vulnerabilita' e siamo determinati a mettere i posti di lavoro come punto centrale della ripresa e fornire protezione sociale e lavoro piu' dignitoso, oltre che assicurare una crescita accelerata ai paesi a basso reddito". Nel comunicato finale i 20 leader s'impegnano a "produrre un piano con impegni politici di ciascun paese per raggiungere i tre obiettivi di una crescita forte, sostenibile ed equilibrata".
IRLANDA - I ministri delle Finanze di Italia, Germania, Francia, Spagna e Regno Unito hanno diffuso una dichiarazione congiunta per sostenere l'Irlanda alle prese con una grave crisi finanziaria. Questa mattina c'e' stato un incontro tra Merkel, Sarkozy, Cameron e Berlusconi e i ministri dell'Economia e delle Finanze dell'area Ue. Nel testo pubblicato a margine del vertice del G20 di Seoul, i ministri non citano non viene citato alcun Paese, ma si fa riferimento al fondo di stabilizzazione in caso di future crisi.
OBAMA - Nella conferenza stampa finale, Obama ha affermato dal canto suo che "la cosa più importante per gli Usa è crescere. Noi siamo il mercato globale più importante, un motore per tutti i Paesi". "Vedrete un accordo su base unanime - ha aggiunto. - C'è bisogno di una crescita bilanciata. Ed è importante creare un meccanismo per incoraggiarla". Obama ha poi detto: "La mia priorità numero uno è assicurare che ci siano tagli alle tasse" per la classe media. Il leader americano ha parlato anche della Corea del Nord e del suo programma nucleare: "Possono continuare in atti provocatori" e questo porterà ad un "isolamento", ma la "scelta preferibile sarebbe cercare di impegnarsi in un sentiero di denuclearizzazione. Allora - ha continuato - si vedrebbero gli Usa e la comunità internazionale dare assistenza al loro Paese".



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