Dopo il G20/ Jiantao ha vinto ancor prima di arrivare, pareggio per Obama, l’Italia aspetta La Maddalena

Sabato, 4 aprile 2009 - 11:59:00

G20/ Il politologo Paniccia ad Affari: l'asse Usa-Cina ha portato a casa una piccola vittoria
Anche il G20 londinese è ormai acqua passata e mentre gli occhi degli investitori sono puntati sull’apertura di lunedì prossimo per capire se i mercati potranno proseguire il rally di marzo anche in uno dei mesi meno favorevoli ai listini secondo le statistiche di borsa la stampa mondiale stila le pagelle dei partecipanti alla riunione dei venti più potenti paesi della terra.

Il vincitore, ma già lo si sapeva ancora prima che arrivasse a Londra, pare essere per unanime ammissione il premier cinese Hu Jiantao, il cui incontro con Barack Obama prima dell’apertura ufficiale del vertice ha fatto parlare di un G2, impressione poi confermata dal fatto che il peso della Cina nel Fondo monetario internazionale e nella Banca mondiale è uscito rafforzato dal vertice grazie anche all’assegno da 40 miliardi di dollari che Pechino si è potuta permettere di staccare, rispetto ai 1.100 miliardi raccolti complessivamente per nuovi aiuti economici da far transitare appunto attraverso tali istituzioni.

Istituzioni, peraltro, che secondo molti dovranno anzitutto rassicurare i mercati di essere in grado di tornare a svolgere un ruolo di primo piano nella lotta alla recessione mondiale, visto che dopo anni di oblio hanno ormai di molto ridotto staff e operatività (il Fondo in particolare sta ancora finendo di licenziare personale).

Meno brillante l’esito per il presidente statunitense, che come ha fatto notare ad Affaritaliani.it il politologo ed esperto economico Arduino Paniccia e come viene sostanzialmente confermato dai commenti della stampa americana ha portato a casa un pareggio, peraltro sfruttando al massimo l’occasione anche grazie ad un ottimo discorso finale, che grazie alla sua riconosciuta abilità oratoria gli ha consentito di salvare la faccia rispetto al muro di sbarramento alzato da Francia e Germania di fronte alle proposte americane e britanniche di maggiori stimoli economici.

Cosa che certo non ha fatto piacere al padrone di casa, Gordon Brown, che puntava invece sull’annuncio di nuovi piani di rilancio globali ma che alla fine si è dovuto accontentare di poter mettere mano a qualche ulteriore misura in casa sua. Del resto anche Nicolas Sarkozy e Angela Merkel possono compiacersi di essere in buona misura riusciti nel loro intento, ma certo non hanno offerto un’immagine particolarmente  brillante.

Il presidente francese può se non altro vantare di aver ottenuto qualche maggiore regola per quanto riguarda gli hedge fund e le “cavallette” del private equity (che in Francia, paese fortemente protezionista e dirigista, non sono mai piaciute), mentre il cancelliere tedesco, che vede avvicinarsi le elezioni, non ha potuto assumere posizioni eccessivamente sbilanciate ed ha dunque finito con l’offrire  una prestazione anonima almeno in termini di visibilità sui media.

Da notare come anche per quanto riguarda il tema delle regole, in particolare per i paradisi fiscali, il vero vincitore è la Cina, che ha ottenuto l’ennesimo rinvio facendo de facto decadere l’idea di “regole subito uguali per tutti”, come del resto era ampiamente previsto essendosi in anticipo presentata agitando sostanziose cambiali in scadenza sotto forma di minacce di non rinnovare la sottoscrizione di T-bond e di voler dar vita a una valuta “veramente mondiale” alternativa al dollaro. Minacce di fronte a cui Obama e Geithner hanno dovuto abbozzare.

Dietro la lavagna è finito Taro Aso, il primo ministro giapponese, arrivato chiedendo più di tutti nuovi massicci interventi per stimolare l’economia e salvare le banche (in particolare le sue, che già nell’ultimo decennio del secolo scorso furono investite da un lunghissimo processo di ristrutturazione “alla giapponese”) e ripartito per Tokyo senza neppure una foto con la stretta di mano di Silvio Berlusconi.

Il quale premier italiano esce dal G20 come vi era entrato, dalla porta di servizio. L’Italia non aveva una posizione ufficiale se non quella di ribadire che “la crisi internazionale dell’economia preoccupa tutti, ma per reagire serve ottimismo e fiducia”. Un ritornello che gli italiani conoscevano già a memoria e che non pare aver impressionato molto gli altri diciannove capi di stato. A sua discolpa Berlusconi può dire che per l’Italia l’occasione per fare bella figura ci sarà al momento del G8 de La Maddalena, dove, ha promesso il premier, saranno completate quelle regolamentazioni le cui basi sono state gettate in questo G20.

Luca Spoldi

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