G20, non esistono più le pressioni di una volta
Il G20 si chiude senza risultati significativi come era facile prevedere. I grandi della terra ormai usano la stessa retorica del G7, per cui quando nel comunicato finale si legge di impegni a cooperare e rifiuto delle svalutazioni competitive significa che sui temi caldi (guerra valutaria e squilibri commerciali) non ci sono state soluzioni e neanche avvicinamenti. A un anno e mezzo dal drammatico G20 di Londra, si puo' osservare che ormai si e' esaurito quello spirito cooperativo tra le principali economie del pianeta per scongiurare un collasso globale dell'economia e della finanza. La ripresa e' ancora incerta, i mercati finanziari navigano ancora in acque agitate ma e' diffusa la consapevolezza che il punto piu' basso e difficile della crisi e' stato superato.
La cooperazione internazionale ha funzionato quando si e' trattato di mettere mani al portafogli per evitare effetti devastanti e nel mettere sotto accusa il sistema di regole e di governance dei mercati. La cooperazione si e' ridotta al momento di scrivere le nuove regole e soprattutto ha lasciato spazio a una dura contrapposizione nel momento in cui sono in gioco le strategie di sviluppo e le modalita' di uscita dalla crisi. Tuttavia sarebbe miope considerare un fallimento il vertice di Seoul. E' certamente positivo che i grandi della terra, soprattutto Stati Uniti e Cina, continuino a preferire il confronto, anche aspro, in ambito multilaterale piuttosto che tornare a politiche stile anni '30 improntate a un cieco isolazionismo.
In questa fase emergono le differenze strutturali tra i vari paesi e le diverse strategie. La Casa Bianca ammonisce sui rischi dei crescenti squilibri commerciali mentre dall'altra parte la Cina, sostenuta da Brasile e Germania, ritiene che i pericoli per l'economia globale non vengono dagli elevati surplus commerciali, ma dalle politiche fortemente espansive e in deficit degli Stati Uniti. La decisione della Fed di pompare altri 600 miliardi di dollari nel sistema economico e' stata vista come fumo negli occhi dal resto del mondo. Promuovere e organizzare il coordinamento a livello globale oggi e' abbastanza complesso dal momento che tutti pensano che la crisi sia ormai terminata. La mancanza di cooperazione potrebbe riflettersi negativamente anche sul nuovo sistema di regole per la governance dei mercati finanziari.
Ma tutti i leader sono anche consapevoli che nessun paese puo' immaginare di prescindere da un mondo globalizzato. Se Wall Street ha la febbre, Shanghai ha il raffreddore e Londra la tosse. Il direttore generale del Fmi, Dominique Strauss Kahn ha fotografato con lucidita' la situazione. ''Siamo di nuovo sull'orlo del precipizio ma dobbiamo essere ottimisti. Non era pensabile trovare soluzioni definitive al primo tentativo, ma nei prossimi due G20 sono sicuro che verranno trovate misure adeguate per favore una crescita sostenibile a tutte le latitudini''.



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