G20/ Il solito dejà -vu. A meno che....

Giovedì, 2 aprile 2009 - 08:06:00

Fin dal primo di questi nobili ed austeri consessi, fin da quando cioè erano sette e non venti i Paesi invitati a confrontarsi sui destini del mondo,  il modo di guardare ai mercati e alle economie è stato a dir poco riduttivo . Oltrechè estraneo a qualunque presupposto metodologico consigliato da tutti i modelli di analisi economica e sociale degni di tale nome. C'è ovviamente una spiegazione alla base di questo persistente rifiuto ad occuparsi anche delle istanze tipicamente riconducibili all'economia della domanda.

Una spiegazione che ci riporta ai tempi che si vivevano all 'epoca del primo di tutti i G7, tenutosi a Rambouillet nel 1976. Tempi nei quali l'Europa (e l'Italia per prima) si chiedevano se lo sviluppo economico andasse meglio assistito da politiche industriali concentrate sulla promozione dei fattori produttivi ( l'offerta ) piuttosto che dei settori (la domanda). Interrogativo risolto , pochi anni dopo ( e a favore esplicito della supremazia  della prima sulla seconda ) sia da Ronald Reagan (e dalla Supply - Side Economics del suo advisor Arthur Laffer ) che da Margaret Thatcher , convinta che preoccuparsi dell 'economia vista dal lato della domanda equivalesse a dedicarsi alle privatizzazioni e alle liberalizzazioni .

Ed è proprio a seguito dell 'elaborazione e realizzazione del pensiero thatcheriano che definitivamente  si è compiuto il destino ingrato della domanda . Da quella stagione in poi non soltanto esclusa dalla considerazione e attenzione di tutti gli altri vertici a venire , ma sottoposta anche , senza difesa alcuna , ad ogni genere di " angheria". Sia da parte dei monopòli costituiti  (non importa se statali o privati ) . Che da parte dei tanti , sedicenti o presunti , oligopoli concorrenziali . Proposti da processi di liberalizzazione affidati a se stessi . E ancor meno allontanati ( se non di tanto in tanto e con grande ritardo dall 'Antitrust ) da quella " tentazione collusiva "che appartiene al loro DNA .

Anche se non ho le prove per sostenerlo, tutte le volte che mi è stato recentemente chiesto quali fossero, a mio giudizio, le ragioni più profonde all'origine della crisi in essere,  non ho mai avuto dubbi nel rispondere, a colpo sicuro, che questa stessa crisi è il risultato complessivo di una lunga e non più sopportabile serie di vere e proprie " violenze e truffe legalizzate". Sistematicamente e scientificamente concepite ed esercitate,  "sulla pelle " dei loro utenti, dalle imprese di servizi di gran parte dei Paesi del mondo.

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