G20/ Il solito dejà -vu. A meno che....
Di Aldo Turinetto*
Il G20 che si è aperto oggi, al quale tutti guardano, in mancanza d' altro, con aspettative e speranze di qualche "illuminazione" circa la gestione e il superamento della crisi in essere, si annuncia già come un flop. Un flop che andrà ad aggiungersi alla lunga serie dei flop precedenti.
Le ragioni di tanto pessimismo sono molto facili e semplici da capire e da spiegare. A quel tavolo che vedrà seduti non solo i Paesi e le economie più grandi del mondo ma anche quei Paesi e quelle economie che prima o poi altrettanto grandi saranno (se non più grandi ancora) manca e continua a mancare il più importante e determinante degli interlocutori. Quella figura cioè che autorevolmente e trasversalmente rappresenti i diritti e gli interessi dei cittadini del mondo. Nella loro veste, in particolare , di consumatori o utenti dei beni e servizi globalmente prodotti ed erogati.
Il " peccato originale"di tutti questi vertici, che viene a coincidere con le cause del loro insuccesso, è infatti quello di concentrare la loro attenzione soltanto verso le "ragioni" dell'offerta, trascurando quelle, altrettanto rilevanti, della domanda. Circostanza e particolare di non poco conto. A maggior ragione in quanto inconciliabile con le aspirazioni di chi fosse davvero interessato a ricavare, da quegli incontri e da quelle discussioni, un'idea più precisa di come se la passino le diverse economie di mercato, sul piano nazionale e su quello relativo alle loro prospettive di integrazione.



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