Fotovoltaico/ Traverso (Silfab) ad Affari: "Ecco perché in Italia non decolla"
Altro che crisi. Il fotovoltaico continua a crescere e a creare posti di lavoro. Ma purtroppo in Italia è ancora frenato dai mille vincoli burocratici e da iter autorizzativi troppo lunghi. Ecco perché è necessario che il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, firmi il nuovo conto energia. Ne è convinto uno dei pionieri italiani del fotovoltaico, Franco Traverso, numero uno e fondatore della Silfab, azienda padovana che ha appena ultimato 5 parchi solari in Italia e prepara un grande progetto per la realizzazione dell’intera filiera del fotovoltaico, dal polysilicon all’impianto finito, in Nord America. Affaritaliani.it l'ha intervistato per fare con lui il punto sulle rinnovabili. 
Franco Traverso
L'INTERVISTA
Partiamo dall'ultima, importante notizia. In Italia Silfab sta realizzando parchi solari di nuova generazione. I primi 5 impianti sono stati terminati in questi giorni. In che cosa consiste questo grande progetto?
"Silfab, società con 84 milioni di capitale, sta destinando parte del suo equity per la realizzazione e il finanziamento di parchi fotovoltaici situati prevalentemente nel Sud Italia. Con questa iniziativa debuttiamo nel settore dei 'solar farm', realizzati con una tecnologia che io stesso ho messo a punto anni fa e che permette un'altissima efficienza e durata nel tempo di tutto il sistema. Cinque li abbiamo già completati, gli altri quattro saranno terminati entro l'inizio del 2010. Il nostro obiettivo e di realizzare parchi per una capacità totale di oltre 60 MW entro l'anno prossimo".
Per chi realizzate questi parchi?
"Sono destinati sia alla vendita, a soggetti privati o istituzionali, sia al cofinanziamento. E questa è una novità: dal momento che noi crediamo molto nell'efficienza e nella redditività nei nostri parchi, siamo così sicuri che siano un ottimo investimento da essere noi stessi investitori. In questo modo diamo molta tranquillità a un investitore esterno che vede il nostro stesso coinvolgimento".
Non solo parchi, però: Silfab ha anche un progetto più ambizioso: la costruzione della filiera fotovoltaica integrata.
“Siamo una delle poche realtà al mondo che ha una competenza ultra decennale su tutta la filiera. Volgiamo metterla in campo partendo dalla produzione di polysilicon, la materia prima di base, che poi trasformeremo in lingotti, in wafer, in celle, in moduli o pannelli e infine in impianti sia connessi a rete sia stand alone. In tutto questo conta molto l’esperienza che ho maturato in trent’anni di attività nel settore".
Infatti lei è un vero pioniere del fotovoltaico. Come ha iniziato?
"Avevo 27 anni, nell'81, e ho iniziato a investire e a credere nel fotovoltaico. Un settore che all'epoca nessuno sapeva ancora che cosa fosse. Ho avuto delle difficoltà, ho dovuto combattere contro delle grandi multinazionali, ma un po' alla volta sono cresciuto. E adesso ne traggo i frutti. Per esempio, un impianto che ho realizzato nell'86 oggi dà ancora più dell'80% della sua potenza originaria. Un bel risultato, insomma. E lo stesso vale per i miei collaboratori: anche loro possono vantare un'esperienza ultra decennale".
A che punto è la costruzione della filiera fotovoltaica integrata?
"Attualmente la Silfab utilizza wafer, celle e moduli prodotti nella sua filiera interna: i nostri azionisti sono infatti produttori di questi componenti".
Come nasce Silfab?
"L'ho fondata nel 2007. Poi l'anno successivo ho portato a bordo due società: la PanAsia Solar Ltd, tra i fondatori delle più grosse realtà fotovoltaiche in Cina, e la taiwanese SAS che dall'81 produce lingotti e wafer ed è oggi uno dei maggiori produttori al mondo".
E ora puntate alla conquista del Nord America.
"Con la crisi abbiamo un po' accantonato l'idea di realizzare in Piemonte una parte del nostro progetto della filiera fotovoltaica integrata. E così ci siamo spostati in Nord America dove ci stiamo già muovendo. In Italia e in Europa, invece stiamo realizzando i parchi solari".
Secondo lei, qual è il futuro del fotovoltaico e delle energie rinnovabili?
"Erroneamente il fotovoltaico e le altre rinnovabili vengono chiamate energie alternative, mentre
bisognerebbe chiamarle integrative. Sono infatti fonti che per ora sono più costose di quelle normali, ma che possono rappresentare un valido contributo alla produzione di energia elettrica. Certo non si può dire che il mondo possa essere in un prossimo futuro alimentato solo dalle rinnovabili, ma nel lungo periodo queste energie e il fotovoltaico in particolare, potranno dare un contributo molto importante, pari a oltre il 10% del fabbisogno di un Paese".
Nonostante la crisi il fotovoltaico continua a crescere e secondo molti può giocare un importante
ruolo anche dal punto di vista occupazionale. E' vero?
"Verissimo. Anzi, proprio in questo momento sto trattando alcuni importanti accordi con Paesi esteri che hanno problemi di creazione di posti di lavoro e che vedono nella nostra proposta, e nel fotovoltaico in generale, una possibilità occupazionale. E ci stanno facendo ponti d'oro per avere la nostra filiera, o parte di questa, nel loro Paese. Purtroppo l'Italia dorme da questo punto di vista".
Ecco, appunto. Quali sono le difficoltà del fotovoltaico in Italia?
"Abbiamo grandissimi problemi a far capire alle amministrazioni locali, per non parlare di quella centrale, l'importanza dello sviluppo di queste energie, anche a livello occupazionale. Però è bastato che una Regione come la Puglia, di fronte alla legge nazionale sulla tariffa incentivante per gli impianti fotovoltaici, si dotasse di un processo autorizzativo più veloce, perché immediatamente nel territorio nascesse un settore nuovo con un indotto importante e tanti posti di lavoro".
Infatti è proprio la burocrazia uno dei grandi freni allo sviluppo del fotovoltaico.
"La finanza e l'industria vanno dove si può realizzare un impianto in tempi brevi. E se in una Regione ci vuole un anno per l'iter autorizzativo, è chiaro che noi preferiamo investire dove, come in Puglia, per la stessa cosa ci vogliono 30 giorni. Se Scajola firmerà, come ci auguriamo, il nuovo conto energia, allora si apriranno opportunità anche in altre Regioni e non solo in quelle dove c'è un breve iter autorizzativo. Per non parlare delle linee guida di alcune Regioni. La Sardegna, per esempio, ha bloccato tutti gli impianti, pur essendo una terra perfetta per gli impianti fotovoltaici".
Poi ci sono i vincoli a livello estetico e architettonico.
"Purtroppo in molti vogliono l'energia, ma non vogliono gli impianti nel loro territorio. E tante amministrazioni pongono forti vincoli. Però per fortuna ci sono sempre amministrazioni più 'illuminate'. Tra l'altro la nostra azienda sta facendo partire un nuovo modello per cui, oltre a creare sul territorio nuovi posti di lavoro, lascia anche parte dei profitti alla comunità locale".



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.

















