Fotovoltaico/ Il mercato italiano vale 1 miliardo. Ma la crisi rischia di bloccare tutto
In Italia, infatti, l’incentivo in Conto energia erogato dal Gse per ogni kilowattora prodotto va da un minimo di 36 centesimi di euro, nel caso di un impianto fotovoltaico non integrato (cioè indipendente dall’edificio) di una struttura industriale, a un massimo di 49 centesimi per un impianto residenziale tutt’uno con l’edificio stesso.
Per quanto riguarda la ricerca (in particolare sulle tecnologie delle celle fotovoltaiche di nuova generazione) attualmente i progetti di ricerca pubblici sono 35: 18 quelli finanziati dalla Comunità europea (in tutto per 164 milioni di euro), 14 i progetti universitari e di altri enti pubblici di ricerca (per quasi 5 milioni di euro) e 3 quelli promossi da network di imprese con i fondi del bando “Industria 2015” del ministero dello Sviluppo economico. In Italia, nonostante non emerga un polo con una forte specializzazione sulle tematiche del fotovoltaico, spiccano diverse iniziative in cui sono coinvolte l’Università di Ferrara, il Cnr o il Cesi Ricerca. Però a differenza di altri paesi, come la Spagna o la Germania, manca il coinvolgimento delle università tecniche, che avrebbero tutte le potenzialità per posizionarsi come leader nella ricerca di questo settore.
Purtroppo ancora più marcato è il ritardo dell’Italia rispetto al solare termodinamico (in questa tecnologia, diversamente dal fotovoltaico, la luce del sole è concentrata da appositi specchi su un ricevitore nel quale scorre un fluido termovettore, che assorbe calore per poi azionare una turbina a vapore). Un ritardo profondo che il nostro Paese deve cercare di colmare al più presto. Praticamente l’unico progetto italiano di rilievo ad oggi nel settore è “Archimede”, un progetto pilota per la costruzione di una centrale vicino a Siracusa di 5 megawatt di potenza.
Mentre in Spagna, ad oggi, sono già installati 11 megawatt della centrale Ps10 (tecnologia a torre solare) in funzione nel sud est del Paese, altri 50 megawatt si aggiungeranno con l’entrata in funzione a metà 2009 del primo impianto Andasol 1 e sono stati annunciati oltre 2 gigawatt, cioè 2mila megawatt, di impianti operativi entro il 2011. In Italia sono invece pochissimi gli operatori del settore, quasi tutti nati attorno al progetto Archimede, sia perchè manca una normativa di incentivi adeguata che faccia da volano allo sviluppo di una filiera (l’ultimo Conto energia approvato limita l’utilizzo di alcune tecnologie diverse da quelle del progetto Archimede), sia perché mancano delle testing facilities di supporto (l’unico esempio esistente è il piccolo impianto dell’Enea di Casaccia).



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