Fortis/ Azionisti bocciano spezzatino, gruppo sull’orlo della bancarotta. Pesa l’eredità dell’Opa su Abn Amro
Nonostante gli appelli del management, doccia fredda da parte degli azionisti di Fortis riuniti oggi in assemblea, che hanno votato contro la vendite del 10% di Fortis Insurance Belgium per 550 milioni di euro alla francese Bnp Paribas, la cessione al governo olandese delle attività di Fortis Banque, nonché il passaggio del 50% più un’azione del capitale di Fortis nelle mani del governo belga, come invece previsto finora dagli accordi siglati nelle settimane scorse dal Cda.
Nel vuoto sono dunque caduti gli appelli lanciati ancora ieri dal Ceo dell’istituto, Jan-Michiel Hessel, che aveva ammonito gli azionisti stessi come un’eventuale bocciatura delle transazioni avrebbe avuto come esito probabile la bancarotta dell’istituto, il cui titolo era sospeso dalle contrattazioni sui listini di Bruxelles e Milano, in attesa degli esiti dell’assemblea, cui hanno preso parte soci in rappresentanza del 20,32% del capitale di Fortis.
La decisione, presa sul filo del testa a testa (la nazionalizzazione delle attività olandesi in particolare è stata respinta nonostante il voto favorevole del 49,74% dei votanti, mentre a favore della cessione al governo belga si sono detti il 42,99% dei soci presenti) sbatte la porta in faccia ai francesi, che puntavano con l’operazione a divenire la maggiore banca di Eurolandia in termini di depositi e che già avevano dovuto rivedere l’accordo iniziale, già bocciato da un tribunale belga su richiesta degli azionisti di minoranza proprio perché non era stato passato al vaglio dell’assemblea.
L’accordo originale prevedeva l’acquisizione da parte del gruppo francese di tutte le attività assicurative di Fortis, sia domestiche sia internazionali, per la cifra di a 5,5 miliardi di euro, mentre nella nuova versione i francesi si accontentavano di prendere parte, assieme agli stati di Belgio e Olanda, allo “spezzatino” del gruppo, offrendosi anche di rilevare il 12% del portafoglio di crediti strutturati garantiti per 5 miliardi di euro dal governo belga.
Adesso per Fortis scatta una corsa contro il tempo per trovare un nuovo accordo, eventualmente con un diverso “cavaliere bianco” in grado di convincere i soci ribelli, pena la bancarotta del gruppo con la conseguente perdita dell’intero investimento per i soci. L’eredità dell’Opa su Abn Amro, dunque, miete un’altra vittima dopo aver già portato alla nazionalizzazione del principale promotore della cordata che nel 2007 aveva acquisito il gruppo olandese, Royal Bank of Scotland, nel cui capitale il Tesoro di Sua Maestà è di recente salito al 57,8% dopo un infruttuoso tentativo di aumento di capitale cui non aveva aderito che lo 0,24% dei soci.
Della cordata di acquirenti resta per ora senza troppi problemi il solo Santander, l’unico peraltro che aveva, saggiamente, preferito procedere rapidamente alla dismissione di una serie degli asset acquisiti, tra cui l’italiana Antonveneta ceduta al Montepaschi per 9 miliardi di euro nel novembre del 2007, con una plusvalenza di 2,36 miliardi. Operazione che aveva consentito, tra l’altro, di evitare un aumento da 4 miliardi messo in preventivo proprio a seguito della conquista di Abn Amro.
Ancora una volta, insomma, a fare la differenza è stato il market timing, inteso come capacità di chiudere rapidamente le operazioni e, nel caso, cambiare idea prima di essere costretti dal mercato. Ottimo quello degli spagnoli, pessimo quello di scozzesi e belgi.
Luca Spoldi



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