Fonsai, Atahotels avvia la ristrutturazione
La crisi colpisce il gruppo alberghiero del gruppo Fondiaria Sai, Atahotels, che avvia la ristrutturazione. La società, secondo quanto risulta dai documenti consultati da Radiocor, ha dovuto abbattere il capitale sociale da 28 milioni a 5,34 milioni dopo perdite pari a 23,49 milioni (20,27 milioni al 30 giugno più 3,22 milioni rinviate a nuovo dagli esercizi precedenti).
AUMENTO DI CAPITALE DA 12 MILIONI - Atahotels ha quindi avviato un severo piano di ristrutturazione che passa attraverso un aumento di capitale da 12 milioni per il quale si sono impegnati sia Fondiaria Sai, che detiene il 51%, sia la controllata Milano Assicurazioni che possiede il restante 49%.
IN CASSA INTEGRAZIONE 260 LAVORATORI - Il nuovo amministratore delegato nominato a luglio, Ernesto Albanese ha avviato una serie di misure per fronteggiare la situazione. Alcune di queste sono già diventate operative: chiusura dell'Hotel Miramonti di Saint Vincent, disdetta del contratto di affitto dell'Executive Center Contessa Jolanda che chiuderà i battenti il 10 gennaio, messa in liquidazione di Ata Benessere e cassa integrazione per 260 lavoratori dell'area di Milano e Varese. Lo scorso 28 ottobre i soci di Atahotels si sono riuniti per abbattere il capitale sociale ai sensi dell'articolo 2446 del codice civile dopo che le perdite hanno superato un terzo del capitale sociale. I due soci della catena alberghiera, Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni si sono quindi impegnati ad aumentare il capitale di 12 milioni. Si tratta della stessa cifra che era stata già approvata da un consiglio di gestione di Atahotels a metà dicembre 2008. Tuttavia solo pochi giorni dopo le due società della galassia Ligresti, Sinergia Holding e Raggruppamento Finanziario, avevano annunciato la cessione della loro quota del gruppo alberghiero a Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni e l'aumento di capitale era stato messo nel cassetto. Nel frattempo la crisi internazionle si è abbattuta in modo pesante sul gruppo.
GLI EFFETTI DELLA RECESSIONE - "Nel contesto economico di recessione - scrivono gli amministratori nella relazione sull'andamento della società - nessuna divisione ha realizzato il budget di ricavi fissato all'inizio dell'esercizio» in particolare per quel che riguarda gli «hotel business che da soli rilevano l'80% dello scostamento del margine di contribuzione alle spese di sede di tutta la società rispetto al semestre precedente". La conseguenza è stata che nel primo semestre Atahotels ha chiuso con una perdita di 20,27 milioni rispetto a una perdita di 5,64 milioni su tutto il 2008. I ricavi sono scesi del 17,6% a 44,3 milioni nella prima parte del 2009 nonostante siano state avviate due nuove strutture (Expo Fiere e Varese). Sostanzialmente stabile l'indebitamento che è salito di poco meno di un milione a 99,1 milioni. Per far fronte a questa situazione, Atahotels ha avviato un ampio piano di ristrutturazione. Innanzi tutto l'aumento di capitale da 12 milioni di euro, ma non solo. "Al fine di riequilibrare la situazione economico-patrimoniale sono state individuate alcune soluzioni, anche drastiche - proseguono gli amministratori - alcune delle quali sono già state sottoposte al consiglio ed approvate, mentre altre sono allo studio". Con il nuovo amministratore delegato Ernesto Albanese, Atahotels ha chiuso l'Hotel Miramonti di Saint Vincent e si prepara a chiudere il prossimo 10 gennaio l'Executive Center Villa Jolanda. Ata Benessere, poi, è stata messa in liquidazione. Dal 21 settembre è stata anche decisa la cassa integrazione a rotazione per 260 lavoratori nell'area di Milano e Varese per un periodo di 12 mesi.
"NESSUN PROBLEMA CON LE BANCHE" - I risultati si sono iniziati a vedere nel terzo trimestre quando i ricavi sono stati inferiori dell'8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, limitando la flessione dei primi nove mesi dell'anno al 13,2% per complessivi 87,2 milioni. La società tuttavia è ancora al lavoro per riportare ordine nei propri conti. Per il momento la società è esposta "in modo significativo al rischio di liquidità e al rischio di variazione dei tassi di interesse - spiegano gli amministratori - tuttavia le operazioni sul capitale da effettuarsi nell'esercizio dovrebbero ridurre in modo notevole tale rischio". Nessun problema invece con le banche: "I rapporti con gli istituti sono peraltro ottimi anche in questo periodo di tensione e stretta creditizia".



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