Casi e casini di borsa/ Unipol e i titoli Ligresti in evidenza dopo definizione consorzio di garanzia per aumenti
Fondiaria-Sai e Unipol hanno fatto sapere in una nota di aver ricevuto la disponibilità da parte di Barclays Capital, Credit Suisse, Deutsche Bank, Mediobanca, Morgan Stanley, Nomura, Ubs Investment Bank e UniCredit Corporate & Investment Banking “a partecipare - in qualità di Joint Global Coordinators e Joint Bookrunners, a condizioni in linea con la prassi di mercato, successivamente alla soddisfacente analisi del progetto di integrazione” al consorzio di garanzia per i rispettivi aumenti di capitale.
Un ulteriore passo in avanti verso quel matrimonio Pramafin-FonSai-Milano Assicurazioni-Unipol su cui il mercato sta ragionando da qualche settimana, ma non sembra questo il solo motivo per cui tanto i titoli del gruppo Ligresti quanto Unipol “strappano” al rialzo nel pomeriggio con tutti i titoli coinvolti in rialzo tra il 17% e il 24% teorico (ad esclusione di Milano Assicurazioni che si “accontenta” di un +5% abbondante). Se tra i commenti dei protagonisti delle vicenda si tende a sottolineare ancora una volta il significato industriale dell’operazione e la maggiore equità raggiunta per tutti gli azionisti delle diverse società coinvolte dopo l’integrazione agli accordi iniziali che al posto dell’Opa su Premafin hanno previsto l’ingresso di Unipol nella holding dei Ligresti attraverso un corposo aumento di capitale destinato a porre i Ligresti stessi in posizione di socio di minoranza con un quota residua attorno al 10% e, a cascata, consentire a Premafin di partecipare a una ricapitalizzazione pro-quota di Fondiaria-Sai propedeutica alla fusione a quattro, alcuni operatori suggeriscono di puntare lo sguardo in altre direzioni.
Ad esempio al sempre possibile coinvolgimento di Axa nella partita, nella veste di potenziale acquirente di una parte degli asset che il gruppo potrebbe ritenere non più strategici e cedere sul mercato per cercare di liberare rapidamente valore per gli azionisti. Oppure nell’eventuale discesa in campo di CdP, magari attraverso quel fondo “strategico” creato a suo tempo in previsione di una discesa in campo a difesa della “italianità” di Parmalat e finora rimasto nel cassetto. Fondo che per alcuni potrebbe giocare un ruolo anche nella vicenda Mps, con la Fondazione Montepaschi che deve cercare di ridurre il suo indebitamento e potrebbe dover cedere un 15% di capitale di Rocca Salimbeni non così facilmente collocabile su un mercato che va rapidamente saturandosi di richieste di mezzi freschi vuoi attraverso aumenti di capitale, vuoi per il lancio di nuovi bond o per l’annunciata stagione di dismissioni.
E infatti, non sarà un caso, proprio Mps col Banco Popolare (che ha appena annunciato di voler ristrutturare alcuni bond come misura di “liability management” per cercare a sua volta di evitare di dover nuovamente aumentare il capitale) è oggi tra le blue chip più comprate a Piazza Affari, dove sembra dunque andare in scena nuovamente il tema operativo del “risiko” del settore finanziario, un risiko finora procrastinato ma che ormai appare ai più inevitabile e che potrebbe aprire a scenari totalmente nuovi sia in ambito assicurativo sia in campo bancario.
Luca Spoldi


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