Fonsai/ La partita potrebbe riaprirsi: Axa studia la contro-Opa
| "Chiami Pisu (capo ufficio stampa della Consob, ndr)". Ha risposto così il presidente della Consob Giuseppe Vegas ad Affari che gli ha chiesto se venerdì avesse incontrato l'amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel per discutere delle implicazioni per il mercato della complessa operazione FonSai-Unipol |
Fondiaria-Sai rimbalza prepotentemente il giorno dopo la doccia fredda dell’integrazione all’accordo tra Premafin e Unipol che sostituisce la prevista Opa (con ricco premio) per la holding della famiglia Ligresti (e dopo l’emersione di ulteriori svalutazioni su immobili e crediti azzera anche la altrettanto ricca “buonuscita” ad personam legata ad un patto di “non concorrenza” che aveva fatto alzare più di un sopracciglio sin dall’inizio) con un aumento di capitale destinato a porre i Ligresti, per i quali si prospetta anche la rinuncia ad incarichi e posti in Cda, in un angolo in vista dell’uscita di scena definitiva.
Un’uscita di scena che potrebbe coincidere secondo alcuni con l’ingresso in campo di un nuovo protagonista accanto al gruppo bolognese, ovvero la francese Axa, che starebbe studiando le carte non tanto per rilevare partecipazioni azionarie quanto per mettere le mani su eventuali attività che dovessero essere dismesse una volta varata la fusione a quattro Premafin-Unipol-Fondiaria Sai-Milano Assicurazioni. Un’ipotesi che pare anche agli analisti di Intermonte molto più verosimile del lancio di un’Opa su Fondiaria-Sai stessa, salvo che il progetto di integrazione con la compagnia controllata dalle cooperative “rosse” emiliane non dovesse saltare.
Certo anche col corposo rimbalzo di oggi, superiore a fine giornata ai 12 punti percentuali (nonostante Fitch abbia declassato il rating a B+ da BB- con outlook negativo), Fondiaria-Sai non va di molto oltre un 10% di recupero nell’ultimo mese di borsa, ma resta pesantemente in rosso sia rispetto a sei mesi fa (-62% abbondante) sia a dodici mesi or sono (la perdita è superiore all’82%). Come dire che, sia pure tenendo conto del rischio di ulteriori perdite celate nelle pieghe del bilancio (il 2011 è del resto già destinato a chiudersi con una maxi perdita di 1.100 milioni di euro circa), il gruppo assicurativo potrebbe trovare nuovi estimatori pronti ad avanzare qualche offerta destinata ad accrescere il valore del titolo agli occhi dei suoi attuali e futuri azionisti.
O forse no, sono solo manovre e voci che ogni volta accompagnano operazioni che di per sé non hanno un rilevante appeal industriale ma che i venditori si sforzano di far apparire assolutamente “indispensabili” e dagli esiti certamente positivi e “importanti” per rassicurare acquirenti e analisti, evitando che i riflettori restino troppo a lungo sugli aspetti “politici” della vicenda, più rilevanti di quelli industriali allo stato dei fatti. Del resto soprattutto per gli intermediari di Piazza Affari vale sempre la considerazione che l’importante è che di un titolo si parli, non importa se bene o se male, visto che le azioni si comprano (o vendono) sulle voci più che sulle conferme delle medesime.


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