Fondo Pmi/ Ok il fondo di Tremonti, ma non vada ai soliti noti
Di Gianni Cicero*
“Bene l’iniziativa del Fondo italiano di investimento Sgr che nasce con l’obiettivo di rafforzare il patrimonio delle piccole e medie imprese italiane, ma ho delle perplessità sulle sue applicazioni. Il timore è che sul tavolo decisionale vengano sacrificate di fatto proprio le beneficiate da questa idea, le Pmi".
La società che sorge dal connubio tra pubblico e privato con una dotazione finanziaria di 1 miliardo di euro vedrebbe tra i suoi soci l’Associazione degli Industriali, l’Abi, la Cassa Depositi e Prestiti, le banche Monte dei Paschi di Siena, Intesa SanPaolo e Unicredit: il ruolo partecipativo di queste associazioni e banche è plausibile, ma le piccole e medie imprese parteciperanno al tavolo decisionale?
Infatti il dubbio che assale il piccolo e medio imprenditore è proprio questo: ci vuole più chiarezza sulle quote di partecipazione al Fondo di investimento Sgr e soprattutto su quanti potranno beneficiare di questi aiuti. Le imprese di Confindustria, organizzazione che rappresenta anche aziende municipalizzate e che ha ricevuto contributi statali erogati in tempo di crisi (mobilità, cassa integrazione…), potrebbero essere le uniche agevolate di tutta questa operazione. Un gioco che ha già dei vincitori insomma.
Perché noi maggioranza di “piccoli” e che non siamo rappresentati da Confindustria non possiamo partecipare ai tavoli per un problema di quote? Il presidente Emma Marcegaglia sciolga questo nodo, altrimenti si rischia l’ennesima “finzione giuridico-politica” a danno delle solite vittime, che sono il vero motore del Pil italiano.
*Presidente Network di Pmi Valoreimpresa



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