Formazione in tempo di crisi/ Le imprese non riescono a garantire la crescita dei propri dipendenti? Niente paura, ci sono i Fondi Interprofessionali

Sabato, 11 settembre 2010 - 09:00:00


In base alle più recenti rilevazioni ISFOL, le imprese che investono in formazione sono circa il 26% del totale con una forte prevalenza delle grandi imprese (oltre l'80%) e maggiore sensibilità nei servizi piuttosto che nell'industria. Quasi l'80% delle imprese che investono in formazione sono localizzate al Centro-Nord e rappresentano il 78,8% dei lavoratori.

Indagini condotte a livello europeo dimostrano che la media delle imprese che hanno offerto formazione ai propri dipendenti è pari a circa il 60% con Francia, Germania e Regno Unito che rappresentano, di fatto, il benchmark. Certo è che tra i fattori che influenzano maggiormente gli investimenti in formazione, soprattutto in un periodo di crisi, c'è la disponibilità di risorse da parte di ogni impresa. Ciò è dimostrato dal fatto che nell'80%  dei casi gli investimenti in formazione vengono sostenuti dalle imprese facendo ricorso a risorse proprie e che la ridotta disponibilità di cassa, in un periodo di crisi appunto, può essere fortemente penalizzante. Qual è la strada da seguire in questi casi? Esistono strumenti che consentano alle imprese di mantenere i budget da destinare alla formazione?

A partire dal 2000 si è dato il via nel nostro paese alla costituzione dei Fondi Interprofessionali, in base all'art. 118 della legge 388. I Fondi Paritetici Interprofessionali nazionali per la formazione continua sono organismi di natura associativa promossi dalle organizzazioni di rappresentanza dei datori di lavoro e dei sindacati attraverso specifici Accordi Interconfederali. Finanziano piani formativi individuali, aziendali, settoriali e territoriali che le imprese possono realizzare per i propri dipendenti in varie forme attraverso un meccanismo di finanziamento che si fonda sul versamento volontario da parte delle imprese di una quota di contributi all'Inps che vengono destinati alla formazione presso un Fondo indicato dall'impresa stessa.

Tra i maggiori ad oggi operanti in Italia, Fondimpresa (Confindustria), FBA (Abi e Ania) e For.Te. (Confcommercio, Confetra, altri settori). Attraverso i Fondi Interprofessionali, come avviene in altri paesi europei da qualche decennio, si è cercato di mettere a disposizione delle imprese un canale di finanziamento in grado di interpretare meglio le loro esigenze rispetto ai temi dell'apprendimento. E ciò puntando sul concetto di bilateralità volto a realizzare, attraverso il confronto tra datori di lavoro e sindacati sui temi della formazione continua, la competitività delle imprese e l'occupabilità dei lavoratori.

I finanziamenti ci sono e sono ingenti. Secondo l'ISFOL, al termine del 2009, erano oltre 1.85 miliardi le risorse transitate nel sistema dei Fondi Interprofessionali con un livello di coinvolgimento delle imprese crescente che nel 2009 ha segnato un +8,1%.

Benché l'adesione ai Fondi sia facoltativa e revocabile, è ovvio che qualunque impresa ha sempre convenienza ad iscriversi per incrementare le risorse da destinare alla formazione e stabilizzare il proprio budget. La convenienza è maggiore, poi, quando l'impresa, soprattutto se medio-piccola, decide di aderire ad un Fondo che eroga risorse in base ad un meccanismo di tipo mutualistico, ossia prescindendo dalla sua capacità di contribuire. In questo modo può concorrere all'assegnazione di risorse per finanziare interamente anche gli interventi formativi più ambiziosi. Occorre evidenziare, infatti, che molti Fondi mettono a disposizione risorse per finanziare anche attività diverse dalla formazione tout court, come, per esempio, indagini di mercato, analisi di fabbisogno, attività di assessment, coaching ed altri strumenti molto utili i fini formativi ma che il più delle volte non sono alla portata di tutte le imprese. L'esperienza fino ad oggi consolidata ha dimostrato che le maggiori possibilità di accesso ai finanziamenti sono presenti nelle regioni del Nord e stimolate dalla presenza sul territorio di attori preposti a fornire organizzazione, risorse e servizi di supporto (enti di formazione, società di consulenza, etc…).

Ma le imprese sono a conoscenza dell'esistenza dei Fondi Interprofessionali? Sotto questo punto di vista le aree di miglioramento sono ancora ampie. In genere, ciò che emerge, è che le imprese non sono al corrente dell'esistenza dei Fondi come, al contempo, sono numerose quelle a non sapere di avervi già aderito! Il più delle volte, infatti, l'adesione al Fondo viene operata da una funzione diversa da quella deputata alla formazione o da un consulente esterno e finisce per tradursi in un'operazione amministrativa fine a se stessa. Occorre comunque tener presente che il sistema dei Fondi Interprofessionali è ancora relativamente nuovo e le modalità di informazione e supporto che ogni Fondo ha adottato devono ancora in qualche misura essere rodate per meglio raggiungere la grande platea delle grandi, piccole, medie e micro imprese interessate.


sergio.carbone@irsa.it

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