Fisco/ Victor Uckmar ad Affari: "La semplificazione delle aliquote consente di evitare l'elevata sperequazione. Colpiti solo i redditi da lavoro"
Silvio Berlusconi torna sul tema fiscale e si dice fiducioso che la riforma delle due aliquote si possa fare entro il 2010. Dall'opposizione arrivano una serie di bocciature. Per Pierluigi Bersani, leader del PD, la "proposta è di 16 anni fa. Pronti a discutere di fisco, ma non corriamo dietro alle palle perse". Duro il leader della Cgil Guglielmo Epifani: "Uno specchietto per le allodole". Il progetto del governo viene promosso, invece, da Victor Uckmar, secondo molti il più famoso fiscalista e tributarista italiano. L'esperto, intervistato da Affari, spiega che "la semplificazione dovrebbe consentire anche di evitare l'elevata sperequazione". Ecco perché. 
Victor Uckmar
L'INTERVISTA
Qual è il suo giudizio sulla proposta d'introdurre solamente due aliquote fiscali, una al 23% e l'altra del 33%, avanzata dal premier Silvio Berlusconi?
"La volontà di semplificare viene da molto lontano e cioè dal 1994, quando il premier propose il progetto durante il suo primo governo. Ora l'esecutivo intende portarlo avanti, in maniera corretta direi. Ciò, oltretutto, dovrebbe consentire di evitare l'elevata sperequazione che caratterizza l'intero sistema".
E cioè?
"Nel carico tributario c'è un'elevata sproporzione tra i vari contribuenti, perché i redditi elevati vengono incapsulati in società che pagano il 33%. Così, sulla base delle dichiarazioni, risulta difficilissimo identificare i ricchi. E' un sistema che non corrisponde alla realtà, perché tutti i redditi da capitale tassati al 12,5% rimangono fuori. Come tutti quelli che finiscono parcheggiati in società di comodo. Questa riforma, dunque, servirebbe anche per rendere più trasparente il sistema. Le aliquote attuali non colpiscono i redditi da capitale mentre penalizzano, con le aliquote progressive, soltanto i redditi da lavoro. Aggiungerei, poi, un'altra cosa".
Quale?
"Prima di procedere con la riforma delle aliquote, bisognerebbe riordinare la legislazione fiscale di base e i principi generali".
Cosa intende?
"In Italia non esiste ancora un codice tributario che codifichi tutti i principi del sistema. Sono almeno settant'anni che i vari governi hanno ricevuto la delega per farlo. Ma non si è mai arrivati a raggrupparli tutti in un codice".
La decisione sulla riforma delle aliquote sarà presa anche in funzione dell'andamento del gettito e dello stato di salute dei nostri conti pubblici...
"Certamente, l'aumento del debito pubblico è il fattore che più di tutti bisogna tenere in considerazione. Una variabile molto preoccupante. Lo stato deve incamerare quattrini, perché l'attuale indebitamento è un massiccio che ci sta addosso in maniera spaventosa".
Quindi, anche secondo lei, è auspacabile fare la riforma entro il 2010, come vuole Berlusconi...
"No, bisognerà farlo secondo i tempi che saranno necessari. Il ministro dell'Economia dovrà prima di tutto verificare l'andamento del Pil e del gettito di quest'anno. Dopo diche deciderà in maniera saggia. Come ha fatto finora, del resto".
Molti sostengono che l'introduzione delle due aliquote favorirebbe solamente i redditi alti...
"Sono sciocchezze, attualmente gli sfavoriti sono solamente i percettori di redditi da lavoro dipendente ed autonomo. E, fra questi, specialmente quelli che ricevono compensi da imprese soggetti alla ritenuta d'acconto. Una tassazione che supera di molto il 50%".



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